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Michael Kimmelman: Indignati e Spazio Pubblico.
Dal critico di architettura del New York Times, 16 ottobre 2011, accostamento fra le odierne manifestazioni negli spazi urbani collettivi e una nuova polis nascente (f.b.)
Titolo originale: In Protest, the Power of Place – Scelto e tradotto da Fabrizio Bottini
Il movimento Occupy Wall Street in costante crescita, coi suoi campi di tende a Manhattan, e oggi anche a Washington, Londra e altre città, dimostra fra le altre cose quanto nonostante i nuovi mezzi di comunicazione siano diventati indispensabili per diffondere la protesta, nulla possa sostituire la presenza fisica nelle strade.
giovedì 20 ottobre 2011
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15 ottobre, le voci negate. Ecco gli interventi che non avete potuto ascoltare: Yvan Sagnet bracciante di Nardo’.
Di seguito l'intervento che Yvan Sagnet, bracciante Nardò, avrebbe dovuto tenere sul palco a San Giovanni alla fine della manifestazione.
Vivendo a Torino, quest’estate per potermi pagare le tasse universitarie sono sceso in Puglia a Nardò per lavorare nella raccolta dei pomodori e delle l’angurie. Lì a Nardò ho scoperto un sistema di lavoro molto diverso da quello che ho l’abitudine di svolgere. Ho scoperto il caporalato. Queste persone chiamate caporali ci obbligano a pagare 5 euro di trasporto per portarci a lavorare e ci costringono a pagare 3,5 euro per un panino. Un caporale guadagna in media 5 mila euro al giorno mentre un lavoratore guadagna 25euro al giorno in cui bisogna scaricare i 5 euro di trasporto e i 3,5 euro di panino. Insomma siamo pagati 15 euro per 14 ore di lavoro consecutivo, questo va al di là dello sfruttamento, qui si tratta di schiavitù.
giovedì 20 ottobre 2011
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Voci del 15 ottobre. Carlo Formenti: Idiozia politica.
Piluccando nella marea di banalità, luoghi comuni e iperboli retoriche che gli incidenti romani del 15 ottobre hanno prevedibilmente (succede in occasione di tutti gli scontri di piazza) innescato sui media, mi è capitato di leggere pochissimi articoli che avessero un minimo di interesse. Qui ne vorrei commentare tre, due dei quali apparsi sul Corriere della Sera, il terzo sul Manifesto.
mercoledì 19 ottobre 2011
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Crisi, Bifo: "Deve saltare sistema globale della finanza. Il debito non esiste, non l'abbiamo contratto noi e non dobbiamo pagarlo" .
«Oggi la rivoluzione non ha più una connotazione armata e violenta, ma tecnologica. Quello che ci vorrebbe per uscire dalla crisi globale è far saltare i codici sorgente dei programmi finanziari, perchè questo sistema non può essere corretto». È quanto sostiene Franco 'Bifo' Berardi, docente di Sociologia della Comunicazione alla Scepsi, l'European scool of Immagination, nata lo scorso maggio a San Marino e che ha già sedi a Oslo, Helsinky, Barcellona e Londra. Bifo, fondatore della storica Radio Alice, radio libera faro delle contestazioni studentesche del 1977, è oggi al fianco del movimento degli 'indignati' di tutto il mondo, ma spinge l'acceleratore sul tema della 'rivoluzione' e immagina un crack globale del sistema dei mercati, a favore di quello che lui chiama «un ritorno alla civiltà». «In cui- spiega all'ADNKRONOS - ciascuno guadagna in funzione di ciò che sa fare e di ciò di cui ha bisogno, facendo scomparire la funzione parassitaria della finanza».
mercoledì 19 ottobre 2011
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Ugo Mattei: Un linguaggio comune.
È necessario un processo costituente per immaginare la società dei beni comuni e sovvertire l'ordine costituito fondato sulla crescita capitalistica. E per scalzare sia la proprietà privata che la sovranità statuale
Un linguaggio nuovo è ciò che riduce ad unità le battaglie politiche di dimensione globale per i beni comuni che oggi si ritrovano in piazza. In Italia di queste battaglie e della produzione di questo linguaggio il manifesto è stato in questi anni protagonista, fino ad essere riconosciuto esso stesso come un bene comune. Queste battaglie, dall'acqua all'Università, dal Valle di Roma al no Tav della Val Susa, dall'opposizione ai Cie ai Gruppi azione risveglio di Catania, sono declinate in modo diverso nei diversi contesti, ma fanno parte di uno stesso decisivo processo costituente. Muta la tattica ed il suo rapporto con la legalità costituita. Resta costante la strategia costituente che immagina la società dei beni comuni.
mercoledì 19 ottobre 2011
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MANTRA DEL SOLLEVARSI.
Il 15 febbraio del 2003 centomilioni di persone sfilarono nelle strade
del mondo per chiedere la pace, per chiedere che la guerra contro
l’Iraq non devastasse definitivamente la faccia del mondo. Il giorno
dopo il presidente Bush disse che nulla gli importava di tutta quella
gente (I don’t need a focus group) e la guerra cominciò. Con quali
esiti sappiamo.
Dopo quella data il movimento si dissolse, perché era un movimento
etico, il movimento delle persone per bene che nel mondo rifiutavano
la violenza della globalizzazione capitalistica e la violenza della
guerra.
martedì 18 ottobre 2011
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Accaparramento «responsabile».
La Banca mondiale favorisce il fenomeno definito land grabbing, accaparramento di terre? Pare proprio di sì. La Banca Mondiale è la banca per i poveri - o così pretende, con evidente ossimoro. Allora viene da chiedersi chi sono, oggi, i sempre più poveri a cui la crisi globale dal 2007 sta dando il colpo di grazia e che la Banca Mondiale avrebbe il compito di accompagnare in questa fase di crisi acuta.
La crisi finanziaria degli ultimi anni, sommata a quella climatica, energetica e alimentare ha travolto definitivamente i già fragili equilibri globali, e ha mandato in tilt anche gli assets tradizionali di investimento finanziario. Infatti ha spinto tutti, dalle vecchie istituzioni finanziarie internazionali ai nuovi attori, a diversificare il più possibile i propri investimenti per garantirsi guadagni.
E nulla oggi appare più redditizio della terra. La formula è presto detta: di cibo ci sarà sempre bisogno, i prezzi resteranno elevati, la terra a buon mercato nel mondo è tanta e disponibile, il profitto è garantito. Il risultato? Grandi appezzamenti di terra nel Sud del mondo diventano l'investimento privilegiato per i molti attori sulla piazza, dagli interessi assai diversificati.
martedì 18 ottobre 2011
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Immanuel Wallerstein: Il movimento che fa la differenza.
OCCUPY WALL STREET
Il movimento Occupy Wall Street - per ora è un movimento - è il fatto politico più importante negli Usa dopo le rivolte del 1968, delle quali è erede diretto e continuatore. Non sapremo mai con certezza perché tutto sia cominciato proprio negli Stati Uniti - e non tre giorni o tre mesi o tre anni prima o dopo. Le condizioni erano tutte presenti: disagio economico crescente e non solo per le fasce colpite dalla povertà vera e propria ma per un segmento sempre in aumento di lavoratori impoveriti (noti anche come «classe media»); esagerazioni incredibili (sfruttamento e avidità) da parte dell'1% piú ricco della popolazione americana («Wall Street»).
martedì 18 ottobre 2011
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«Riapriamo il dialogo nei movimenti»
Teatro Valle - Roma - «Siamo un'istanza costituente: creiamo nuove istituzioni e diamo vita ad una nuova economia»
Quello del 15 è stato un sabato particolare per il teatro Valle. Per la prima volta gli intermittenti dello spettacolo che lo occupano dal 14 giugno sono scesi in piazza insieme a chi lo frequenta da quattro mesi. «Non era scontato che dietro il nostro carro ci fossero 5 mila persone, c'erano lavoratori dello spettacolo e della conoscenza, insieme agli studenti abbiamo riempito via Cavour in 20 mila - afferma Sylvia -, abbiamo raccolto una potenzialità che esiste a Roma e in più abbiamo trasformato il palco del Valle in un'agorà. È stata la dimostrazione che la nostra non è l'estetizzazione di una lotta, come qualcuno ha sostenuto, perché noi a questa lotta diamo l'ebbrezza della festa».
martedì 18 ottobre 2011
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Abbiamo un problema, discutiamone apertamente.
Sabato 15 ottobre a Roma c'è stata una grandissima manifestazione, mezzo milione di persone hanno attraversato la capitale con la pretesa testarda di far pagare il debito a chi l'ha prodotto, le corporation, le banche, gli hedge fund, i protagonisti di quel processo di trasformazione del mondo segnato dalla precarizzazione del lavoro e dalla finanziarizzazione dell'economia.
A Roma, e solo a Roma, la manifestazione è stata divisa e frammentata dagli incidenti con le forze dell'ordine e non solo. Non condanniamo, non siamo un tribunale. Ma nella nostra parzialità esprimiamo un giudizio politico, come tutti dovrebbero avere il coraggio di fare. L'unico modo per far fuori le semplificazioni giornalistiche che separano i buoni dai cattivi, la violenza e la non violenza, è dire con forza che le pratiche di conflitto, anche radicali, possono unire, connettere e costruire, ma possono anche dividere e distruggere.
martedì 18 ottobre 2011
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