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Un decreto mette in crisi il grano duro bio siciliano

Monta la polemica dei coltivatori di grano duro bio siciliano, un settore in forte espansione negli ultimi anni, per un decreto firmato dal ministro delle Politiche agricole Gian Marco Centinaio. Al centro della diatriba un testo che aggiorna l’obbligo di rotazione delle culture a tre anni, già imposto da un decreto del governo Berlusconi nel 2009, e sostituisce le parole ‘cicli colturali’ a ‘colture principali'. Un dettaglio, ma solo in apparenza: perché con la precedente dicitura i coltivatori di grano bio siciliani riuscivano ad aggirare la tempistica, eseguendo due cicli di sulla (una leguminacea) in un anno, e perdendone così solo uno alla produzione del grano.
venerdì 2 novembre 2018
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Il pollo da carne intensivo è una minaccia per la salute pubblica.

Il Parlamento europeo a Strasburgo boccia l’allevamento intensivo del pollo da carne Il Parlamento europeo, a Strasburgo, con una propria risoluzione ha chiesto alla competente Commissione europea di migliorare la salute e il benessere dei polli da carne. Nell’Unione europea si macellano, annualmente a fini alimentari circa sette miliardi di polli da carne. L'Unione europea è uno dei principali produttori di polli da carne a livello mondiale con 23.000 grandi allevamenti di polli da carne e impiega più di 250.000 persone.
lunedì 29 ottobre 2018
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Decreto Genova: con l’articolo 41 si può inquinare per legge?

Con il decreto Genova (n.109 del 28 settembre 2018) è stato inserito il controverso articolo 41 che innalza, di venti volte, i limiti degli idrocarburi che possono essere smaltiti nei terreni. In sostanza il governo ha innalzato i limiti per la presenza di idrocarburi ammessi nei fanghi dei depuratori che poi vengono utilizzati come concime per l’agricoltura, limite elevato ad un valore 20 volte superiore passando da 50 milligrammi/chilogrammo a ben 1000 milligrammi/chilogrammo.
lunedì 29 ottobre 2018
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Da Bruxelles i riders lanciano la sfida al capitalismo delle piattaforme: «Uniamoci»

Forza lavoro. Un'assemblea con i ciclo-fattorini di dodici paesi ha deciso la costituzione della prima federazione trasnazionale contro Uber, Foodora e Deliveroo. Il controattacco è basato sui diritti, salari e solidarietà collettiva e europea. Dal cuore dell’Europa è stata lanciata una sfida a Deliveroo, Ubereats, Glovo e Foodora: sessanta lavoratori delle piattaforme di delivery, organizzati localmente in collettivi o in sindacati e provenienti da dodici paesi (Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Norvegia, Olanda, Spagna, Svizzera e Regno Unito) si sono trovati a Bruxelles per un’assemblea che ha dato vita alla prima federazione transnazionale dei riders (Transnational Federation of Couriers).
sabato 27 ottobre 2018
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Il grande business del debito italiano – (di Andrea Fumagalli)

Fa scandalo la richiesta del governo italiano di portare il rapporto deficit/pil al 2,4% e così si alimenta una campagna mediatica – a destra come a sinistra – che ha in realtà il vero obiettivo di spianare la strada alla speculazione finanziaria. In base ai nudi dati economici, l’Italia non è affatto a rischio di insolvenza. All’elevato debito pubblico, infatti, fa da contraltare uno dei più bassi valori del debito delle famiglie e delle imprese. Se poi aggiungiamo il surplus commerciale (che è superiore allo stesso deficit pubblico del 2,4%), l’allarme lanciato è solo giustificabile sul piano politico e ideologico e non economico. Dovrebbe invece fare scandalo che negli ultimi 25 anni sono state promosse politiche fiscali che hanno ridotto le imposte per le società di capitale e le aliquote sui redditi più alti, aumentato le aliquote sui redditi più bassi, ridotto fortemente la progressività, a vantaggio della rendita finanziarie e dei più ricchi, Tali misure hanno sottratto ingenti risorse al bilancio dello stato favorendo, insieme alla spese per interessi, l’aumento del debito pubblico. Dovrebbe fare ancor più scandalo che a fronte di questa situazione, uno dei cavalli di battaglia di questo governo, sia la “flat tax”.
martedì 23 ottobre 2018
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NOI SAPPIAMO DA CHE PARTE STARE... ...CON MASSIMO & con RIMAFLOW!!!

APPELLO La Direzione distrettuale antimafia di Milano sta conducendo un'importante inchiesta contro il traffico illecito di rifiuti in Lombardia. La Cooperativa RiMaflow di Trezzano sul Naviglio, nata per iniziativa di un gruppo di lavoratrici e lavoratori licenziati sei anni fa con la chiusura della multinazionale Maflow, tra le varie attività - avviate senza nessun sostegno esterno - ha iniziato anche una sperimentazione per il recupero di materie prime, in particolare di carta e plastica da carta da parati. Non disponendo di titolarità dell’area di produzione, RiMaflow ha dato tuttavia informazione di questa sperimentazione a Città Metropolitana e alle società del settore, AMSA e A2A, per ottenere pareri di fattibilità e sostenibilità economica.
sabato 20 ottobre 2018
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Monsanto e la finta rete di agricoltori.

Un’ indagine di Greenpeace ha rivelato che nel 2017 la Monsanto ha pagato un’azienda di consulenza per creare una finta rete di agricoltori a livello europeo per promuovere il glifosato, l’ingrediente chiave del famoso erbicida della Monsanto, il Roundup. Questo mentre migliaia di persone, si mobilitavano per chiedere all’unione Europea il bando permanente di questo pericoloso erbicida. La campagna pro-glifosato è stata guidata dalla Red Flag Consulting, una società con base a Dublino, attraverso attività di pubbliche relazioni e una massiccia presenza negli stand delle fiere agricole in diversi paesi dell’UE, inclusa l’Italia. Sono stati ricollegati a questa operazione 33 eventi dall’inizio del 2017.
venerdì 19 ottobre 2018
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Ri-maflow fabbrica occupata: chi è Massimo Lettieri.

(Di Gigi Malabarba) Ho conosciuto Massimo poco più di dieci anni fa nel magentino. Era un operaio della Maflow di Trezzano sul Naviglio impegnato sindacalmente nella Cub e in molte attività politiche e sociali del territorio. Istintivamente reagendo contro ogni ingiustizia, cercando sempre una soluzione a una condizione di sofferenza incontrata, mettendo al primo posto la persona e all’ultimo il proprio tornaconto personale.
venerdì 19 ottobre 2018
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Quel codicillo nel decreto Genova che mina la salute dei campi.

La denuncia del leader dei Verdi, Angelo Bonelli: “Aumentato di 20 volte il tetto per gli idrocarburi C10-C40 nei fanghi di depurazione da spandere sui terreni agricoli”. Pochi si erano accorti di un nesso logico tra il crollo del ponte Morandi e la quantità di idrocarburi ammissibili nei fanghi di depurazione. Ma il decreto Genova, in versione omnibus, crea a sorpresa questo collegamento. Parte dagli “interventi urgenti per il sostegno e la ripresa economica del territorio del Comune di Genova” per arrivare a occuparsi, all’articolo 41, della “gestione dei fanghi di depurazione” che nulla hanno a che vedere con la mobilità in Liguria. Un’occasione buona per aumentare di 20 volte, rispetto alle indicazioni che vengono dalla Corte di Cassazione e dal Tar della Lombardia, i valori ammissibili di un gruppo di idrocarburi chiamati C10-C40. Prima i limiti erano 50 milligrammi per chilo (quelli validi per il terreno che la magistratura, in assenza di una norma specifica, aveva preso come punto di riferimento per i fanghi), ora diventa 1.000 milligrammi per chilo.
giovedì 18 ottobre 2018
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Riscaldamento globale, indifferenza totale: i dati sono catastrofici, ma in Italia non interessa a nessuno

Il catastrofico report dell’Ipcc tiene banco in tutto il mondo, ma in Italia è stato pressoché ignorato. Eppure, passare da un aumento della temperatura di un grado e mezzo a uno di due sarebbe un disastro per tutto: dalla siccità all’emigrazione, ai diritti umani. Ce ne importa? “12 Anni per evitare la catastrofe”, il Guardian. “Un avvertimento terribile dagli scienziati ONU”, Washington Post. "Mantenere il riscaldamento a 1,5 ° C implica un cambiamento radicale nel modello di crescita", Le Monde. “L'ONU esorta a prendere misure drastiche contro il cambiamento climatico”, El País. Queste le prime pagine di oggi sull’ultimo, urgentissimo, report dell’Ipcc, il Panel Intergovernamentale sui Cambiamenti Climatici. In Italia? Nulla, ad eccezione de La Stampa, redatto dall’autore di questo articolo. Nessuna prima pagina riportava la notizia? Un buco clamoroso? Verrebbe da pensare così, inorgogliendosi inutilmente. No, la verità sembrerebbe piuttosto che le redazioni delle principali testate italiane non abbiano capito nemmeno di cosa si tratti questo report Ipcc. E lo abbiano distrattamente ignorato.
martedì 9 ottobre 2018
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