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Ugo Mattei: Un linguaggio comune.
È necessario un processo costituente per immaginare la società dei beni comuni e sovvertire l'ordine costituito fondato sulla crescita capitalistica. E per scalzare sia la proprietà privata che la sovranità statuale
Un linguaggio nuovo è ciò che riduce ad unità le battaglie politiche di dimensione globale per i beni comuni che oggi si ritrovano in piazza. In Italia di queste battaglie e della produzione di questo linguaggio il manifesto è stato in questi anni protagonista, fino ad essere riconosciuto esso stesso come un bene comune. Queste battaglie, dall'acqua all'Università, dal Valle di Roma al no Tav della Val Susa, dall'opposizione ai Cie ai Gruppi azione risveglio di Catania, sono declinate in modo diverso nei diversi contesti, ma fanno parte di uno stesso decisivo processo costituente. Muta la tattica ed il suo rapporto con la legalità costituita. Resta costante la strategia costituente che immagina la società dei beni comuni.
mercoledì 19 ottobre 2011
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Voci del 15 ottobre. Carlo Formenti: Idiozia politica.
Piluccando nella marea di banalità, luoghi comuni e iperboli retoriche che gli incidenti romani del 15 ottobre hanno prevedibilmente (succede in occasione di tutti gli scontri di piazza) innescato sui media, mi è capitato di leggere pochissimi articoli che avessero un minimo di interesse. Qui ne vorrei commentare tre, due dei quali apparsi sul Corriere della Sera, il terzo sul Manifesto.
mercoledì 19 ottobre 2011
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MANTRA DEL SOLLEVARSI.
Il 15 febbraio del 2003 centomilioni di persone sfilarono nelle strade
del mondo per chiedere la pace, per chiedere che la guerra contro
l’Iraq non devastasse definitivamente la faccia del mondo. Il giorno
dopo il presidente Bush disse che nulla gli importava di tutta quella
gente (I don’t need a focus group) e la guerra cominciò. Con quali
esiti sappiamo.
Dopo quella data il movimento si dissolse, perché era un movimento
etico, il movimento delle persone per bene che nel mondo rifiutavano
la violenza della globalizzazione capitalistica e la violenza della
guerra.
martedì 18 ottobre 2011
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Immanuel Wallerstein: Il movimento che fa la differenza.
OCCUPY WALL STREET
Il movimento Occupy Wall Street - per ora è un movimento - è il fatto politico più importante negli Usa dopo le rivolte del 1968, delle quali è erede diretto e continuatore. Non sapremo mai con certezza perché tutto sia cominciato proprio negli Stati Uniti - e non tre giorni o tre mesi o tre anni prima o dopo. Le condizioni erano tutte presenti: disagio economico crescente e non solo per le fasce colpite dalla povertà vera e propria ma per un segmento sempre in aumento di lavoratori impoveriti (noti anche come «classe media»); esagerazioni incredibili (sfruttamento e avidità) da parte dell'1% piú ricco della popolazione americana («Wall Street»).
martedì 18 ottobre 2011
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I GIOVANI ARRABBIATI.
Dopo quelle dei caroselli in piazza San Giovanni, una delle immagini più impressionanti dell'esito rivoltoso del 15 ottobre a Roma è la statua infranta della Madonna che "siede" sullo sfondo di fuochi che ardono lontano. È l'emblema perfetto della "guerriglia" (il termine mediatico è abusato, improprio, in fondo nobilitante) che ha devastato non solo la città, ma soprattutto l'imponente manifestazione popolare e le sue sacrosante ragioni, di fatto conculcando il diritto di manifestare a centinaia di migliaia di persone. Per chi è credente è un atto sacrilego. Per chi non lo è, come chi scrive, quel gesto iconoclasta, in senso letterale, è intollerabile perché inconsapevolmente ripropone la semantica profanatoria - e razzista - del nazismo e del neonazismo, oggi replicata dal leghismo: quella che prende di mira i simboli religiosi degli "altri", che siano ebrei o musulmani, in tal caso cattolici.
È un gesto che racconta molte cose di quel fenomeno multiforme che i media si ostinano a chiamare black bloc e altri liquidano col termine di infiltrati. Racconta anzitutto di un certo analfabetismo, politico e non solo, tale da impedire perfino di scegliere bersagli simbolicamente adeguati a quel che si vuol esprimere col proprio gesto violento. Il 15 ottobre, infatti, sono stati assaltati non solo sportelli bancari o agenzie interinali, ma anche qualche utilitaria pagata a rate, una bottega di prodotti per pets, con gli animali dentro, un negozio che, non avendo meritoriamente aderito alla serrata, aveva dentro dei commessi, oltre tutto lavoratori precari.
martedì 18 ottobre 2011
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«Riapriamo il dialogo nei movimenti»
Teatro Valle - Roma - «Siamo un'istanza costituente: creiamo nuove istituzioni e diamo vita ad una nuova economia»
Quello del 15 è stato un sabato particolare per il teatro Valle. Per la prima volta gli intermittenti dello spettacolo che lo occupano dal 14 giugno sono scesi in piazza insieme a chi lo frequenta da quattro mesi. «Non era scontato che dietro il nostro carro ci fossero 5 mila persone, c'erano lavoratori dello spettacolo e della conoscenza, insieme agli studenti abbiamo riempito via Cavour in 20 mila - afferma Sylvia -, abbiamo raccolto una potenzialità che esiste a Roma e in più abbiamo trasformato il palco del Valle in un'agorà. È stata la dimostrazione che la nostra non è l'estetizzazione di una lotta, come qualcuno ha sostenuto, perché noi a questa lotta diamo l'ebbrezza della festa».
martedì 18 ottobre 2011
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Abbiamo un problema, discutiamone apertamente.
Sabato 15 ottobre a Roma c'è stata una grandissima manifestazione, mezzo milione di persone hanno attraversato la capitale con la pretesa testarda di far pagare il debito a chi l'ha prodotto, le corporation, le banche, gli hedge fund, i protagonisti di quel processo di trasformazione del mondo segnato dalla precarizzazione del lavoro e dalla finanziarizzazione dell'economia.
A Roma, e solo a Roma, la manifestazione è stata divisa e frammentata dagli incidenti con le forze dell'ordine e non solo. Non condanniamo, non siamo un tribunale. Ma nella nostra parzialità esprimiamo un giudizio politico, come tutti dovrebbero avere il coraggio di fare. L'unico modo per far fuori le semplificazioni giornalistiche che separano i buoni dai cattivi, la violenza e la non violenza, è dire con forza che le pratiche di conflitto, anche radicali, possono unire, connettere e costruire, ma possono anche dividere e distruggere.
martedì 18 ottobre 2011
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Accaparramento «responsabile».
La Banca mondiale favorisce il fenomeno definito land grabbing, accaparramento di terre? Pare proprio di sì. La Banca Mondiale è la banca per i poveri - o così pretende, con evidente ossimoro. Allora viene da chiedersi chi sono, oggi, i sempre più poveri a cui la crisi globale dal 2007 sta dando il colpo di grazia e che la Banca Mondiale avrebbe il compito di accompagnare in questa fase di crisi acuta.
La crisi finanziaria degli ultimi anni, sommata a quella climatica, energetica e alimentare ha travolto definitivamente i già fragili equilibri globali, e ha mandato in tilt anche gli assets tradizionali di investimento finanziario. Infatti ha spinto tutti, dalle vecchie istituzioni finanziarie internazionali ai nuovi attori, a diversificare il più possibile i propri investimenti per garantirsi guadagni.
E nulla oggi appare più redditizio della terra. La formula è presto detta: di cibo ci sarà sempre bisogno, i prezzi resteranno elevati, la terra a buon mercato nel mondo è tanta e disponibile, il profitto è garantito. Il risultato? Grandi appezzamenti di terra nel Sud del mondo diventano l'investimento privilegiato per i molti attori sulla piazza, dagli interessi assai diversificati.
martedì 18 ottobre 2011
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Un disastro di natura umana
La Thailandia affronta la più disastrosa alluvione degli ultimi 50 anni, che ha già ucciso 283 persone: e mentre la capitale Bangkok si prepara al peggio, molte voci hanno cominciato a discutere le cause «umane» che hanno trasformato piogge monsoniche abbondanti in un vero disastro. Discussione riassunta in un titolo del giornale The Nation, quotidiano di Bangkok (in lingua inglese): «Raccogliamo ciò che abbiamo seminato distruggendo la natura».
Il monsone quest'anno ha portato piogge davvero eccezionali su tutto il sud-est asiatico - Vietnam, Cambogia, le Filippine investite da due tifoni in pochi giorni. In Thailandia l'impatto è particolarmente pesante. Intere città sono state inondate, oltre a zone rurali intensamente coltivate: già si prevede che la produzione di riso sarà ridotta di 5 milioni di tonnellate, dalla media annuale di 20 milioni di tonnellate.
sabato 15 ottobre 2011
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A tutto il popolo dell'acqua
A tutto il popolo dell'acqua,
condividiamo con tutti/e la scelta di partecipare alla giornata di mobilitazione internazionale del 15 ottobre.
In quella giornata in molte parti del globo si manifesterà contro l'austerity e le scelte economiche in questo periodo di crisi; una crisi che, sosteniamo da tempo, è anche politica e della democrazia.
mercoledì 12 ottobre 2011
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