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«Riapriamo il dialogo nei movimenti»

Teatro Valle - Roma - «Siamo un'istanza costituente: creiamo nuove istituzioni e diamo vita ad una nuova economia» Quello del 15 è stato un sabato particolare per il teatro Valle. Per la prima volta gli intermittenti dello spettacolo che lo occupano dal 14 giugno sono scesi in piazza insieme a chi lo frequenta da quattro mesi. «Non era scontato che dietro il nostro carro ci fossero 5 mila persone, c'erano lavoratori dello spettacolo e della conoscenza, insieme agli studenti abbiamo riempito via Cavour in 20 mila - afferma Sylvia -, abbiamo raccolto una potenzialità che esiste a Roma e in più abbiamo trasformato il palco del Valle in un'agorà. È stata la dimostrazione che la nostra non è l'estetizzazione di una lotta, come qualcuno ha sostenuto, perché noi a questa lotta diamo l'ebbrezza della festa».

Sugli incidenti di sabato il ragionamento è articolato. Al Valle rifiutano la dicotomia tra violenti e non violenti perché la piazza ha espresso una complessità non riducibile allo schema al quale si ricorre ogni qualvolta in Italia si manifesta un'«opposizione sociale». E tuttavia nessuno vuole nascondere la critica verso «le pratiche di chi ha impedito al corteo di esprimere la sua potenziale radicalità. Non siamo poliziotti nè giudici - continua Ilenia - ma vogliamo distinguere tra pratiche di conflitto minoritarie e pratiche egualmente radicali che però riescono ad includere tutti, come è stato dimostrato il 14 dicembre. È urgente, da subito, riaprire tutti gli spazi pubblici di discussione, di connessione e di complicità all'interno dei movimenti. Invitiamo perciò studenti, precari e la cittadinanza a elaborare forme che permettano di esprimere la radicalità politica in maniera allargata e maggioritaria». L'elemento qualificante dei movimenti «è la loro potenza costituente - aggiunge Fulvio - «Non bisogna dimenticare che in Italia si esprimono da tempo lotte che coniugano partecipazione e radicalità come le occupazioni dei luoghi a rischio di dismissione o di privatizzazione, il Valle oppure nella gestione dell'acqua a Napoli».

Il momento costituente «sta nell'inventare un nuovo diritto e un nuovo modello economico fondato sulla gestione assembleare e l'azionariato popolare - conclude Fulvio - noi lo abbiamo elaborato insieme a Stefano Rodotà e Ugo Mattei nel nuovo statuto della fondazione che presentiamo giovedì prossimo».


Il Manifesto

martedì 18 ottobre 2011


 
News

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