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No Tav, No Tgv, la protesta è bilingue.
«Le garanzie democratiche non sono in dubbio solo al di qua delle Alpi, in Val di Susa. Lo sono anche in Francia, nella tranquilla Lione, blindata all'inverosimile. È stata una giornata dura, estenuante. Hanno cercato in ogni modo di non farci raggiungere la città capoluogo del Rhône-Alpes, di impedircelo con controlli continui» racconta Nicoletta Dosio, mentre torna verso il pullman e il freddo della sera gela i volti dei No Tav. Sono bloccati «come prigionieri», in attesa di ripartire per il Piemonte, la polizia spara un lacrimogeno contro i passeggeri, mentre nella piazza parte una carica contro trecento No Tav francesi.
martedì 4 dicembre 2012
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Padova - Si parte con l'autoriduzione delle bollette dell'acqua.
Contro la fusione AcegasAps - Hera per rispettare il risultato referendario con la campagna d'obbedienza civile.
Presentata questa mattina dal Comitato Due Sì per l'acqua bene comune l'avvio dell'autoriduzione delle bottelle dell'acqua per contrastare la fusione AcegasAps Hera e rispettare il risultato referendario.
martedì 4 dicembre 2012
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Consumatori: boom di pignoramenti nel 2012.
«La crisi sistemica fa crescere i pignoramenti e le esecuzioni immobiliari che mettono in mezzo a una strada oltre 46 mila famiglie. E invece di aiutare famiglie e pmi in crisi, le banche speculano per pagare i dividendi a Fondazioni». E’ quanto sottolineano Adusbef e Federconsumatori in una nota congiunta in cui indicano la stima di un’ulteriore crescita del 22,8% di pignoramenti ed esecuzioni immobiliari. Se tra il 2008 e il 2011 i pignoramenti e le esecuzioni immobiliari sono aumentati di circa il 75%, arrivando a sfiorare quota 38 mila, Adusbef stima che per il 2012 (secondo i dati raccolti nei principali Tribunali alla data del 30 settembre 2012 e proiettati al 31 dicembre 2012) «ci potrebbe essere un boom ulteriore con un più 22,8%, sfiorando così il 100% nel quinquennio 2008-2012, con circa 100 mila case mandate all’asta ed altrettante famiglie gettate nella disperazione».
lunedì 3 dicembre 2012
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Palestina: la ritorsione di Israele non si fa attendere!
Avevamo ragione nel sottolineare l'importanza della decisione presa dall'Assemblea dell'ONU di legittimare la Palestina come stato osservatore della stessa Organizzazione. Il suo significato era ben chiaro anche per lo stesso stato israeliano, che da tempo aveva annunciato il suo secco e inoppugnabile NO. Le certezze di Israele stanno vacillando, e lo dimostra ciò che è emerso dalla riunione del suo governo che ieri (2 dicembre,ndr) si è riunito a Gerusalemme.
lunedì 3 dicembre 2012
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Sessantacinque anni dopo: è Palestina!
Sono passati ormai sessantacinque anni da quel fatidico 29 novembre del 1947, quando il voto sulla spartizione della Palestina storica in due stati, permise il riconoscimento dello Stato di Israele, che un anno dopo entrò poi a far parte dei paesi membri dell'ONU. Oggi, a distanza di tutto questo tempo, la Palestina è stata riconosciuta come stato osservatore dall'Assemblea generale della stessa Organizzazione. Non si tratta del riconoscimento di uno stato autonomo e indipendente, ma sicuramente è un viatico determinante in prospettiva del raggiungimento di quella condizione.
venerdì 30 novembre 2012
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GAZA L'ARMA DEL TRAUMA.
Nell'operazione «Pilastro di difesa» per la prima volta su Twitter, Facebook e Youtube, l'esercito israeliano ha inviato un flusso incessante di messaggi - uniti alle azioni militari - per dimostrare che ad essere traumatizzati sono solo gli israeliani dei villaggi alla frontiera con Gaza. Per giustificare così, sotto l'aura della scientificità, gli omicidi «mirati» e a questo punto «terapeutici» Il primo tweet dell'esercito israeliano recitava: «Missili innoqui? Un numero sbalorditivo di bambini del sud di Israele soffre ti PTSD (Stress post-traumatico)». Pochi minuti dopo: «Foto: bambini e genitori israeliani dormono in un rifugio anti-missile ad Ashkelon, ieri». Chiaramente, l'uso dei social media durante le guerre sta diventando sempre più diffuso. Tuttavia potremmo chiederci: che cosa c'è dietro la strategia comunicativa che ha accompagnato l'operazione «Pilastro di difesa»? E quale politica del trauma è stata messa in gioco?
giovedì 29 novembre 2012
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La città della spazzatura.
Era famosa per i suoi giardini, il clima fresco anche d'estate e le larghe strade bordate di alberi dai fiori scarlatti. Poi è diventata la capitale indiana dell'informatica avanzata, la città hi-tech. Volendo, è anche uno degli hub dell'industria tessile per l'export. Ma Bangalore, circa 7 milioni di abitanti, si sta facendo una fama in India come città della spazzatura. Non che sia la più sporca - nella classifica che può fare un visitatore esterno il primato della spazzatura per strada resta altrove (e, ammettiamolo, certe strade dei quartieri storici di Napoli sono ben più sporche di Bangalore). Ma insomma, i mucchi di spazzatura per strada sono comparsi anche nelle belle strade larghe della città-giardino: cumuli di spazzatura ammonticchiata in ogni spiazzo in abbandono, o slargo tra le case, magari colonizzati da cani randagi e da corvi. La raccolta è ormai discontinua, le zone di mercato sono le più in crisi - anche perché generano più rifiuti. Insomma: Bangalore è in piena crisi dei rifiuti. Ed è un tipo di problema che la città indiana condivide con molte città al mondo - comprese Napoli, presto forse anche Roma...
mercoledì 28 novembre 2012
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Braccianti strozzati. Tra pressione fiscale e malavita rurale, agricoltura all’asta.
Correva l’anno 1982, e la Puglia, per la quantità, e l’apprezzabilità delle sue produzioni agricole, era chiamata la California d’Italia. Trent’anni dopo, centinaia di miglia di ceppi di piante lasciate agonizzare, bocche delle condotte d’acqua arrugginite, e numerosi terreni all’asta, mostrano il volto agricolo della recessione.
Una crisi che investe l’intero comparto, in tutto il territorio pugliese: la Capitanata per la raccolta del pomodoro, il barese per i frutteti, il tarantino per l’uva da tavola. Basta dare un’occhiata all’albo degli avvisi giudiziari, per rendersene conto. Sono all’incanto, infatti, più di mille terreni destinati a coltivazioni o allevamenti, quasi seicento nella sola provincia di Taranto. Ed è la zona occidentale, l’area della Conca d’oro, sull’asse che da Massafra arriva fino all’agro metapontino, quella più in difficoltà. Dove si produce il cento per cento degli agrumi pugliesi e il sessanta per cento dell’uva da tavola, molti contadini ora stanno abbandonando la terra e svendendo i terreni.
Cessioni imposte, in massima parte, dall’impossibilità di onorare gli impegni con Inps e banche, o di assolvere alla corresponsione dei debiti verso Equitalia. Agricoltori strozzati, dunque, dalla pressione fiscale. Ma non solo.
mercoledì 28 novembre 2012
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Gaza: la sanità e la conta dei danni .
Prosegue il racconto di Giuditta Brattini, cooperante sanitaria a Gaza, che in questa terza testimonianza affronta due argomenti cruciali: prima ci spiega come funziona la sanità nella Striscia e quali duri colpi abbia ricevuto negli ultimi giorni; poi inizia a farci rendere conto di quale sia l’entità dei danni – economici, materiali, ma soprattutto in termini di vite umane – che l’attacco israeliano ha provocato.
«Durante questi otto giorni di attacchi ininterrotti la sanità pubblica è stata messa a dura prova. Le spese sanitarie a Gaza per i 12 ospedali pubblici e i 56 centri sanitari pubblici presenti sul territorio richiedono un budget di circa 45 milioni di dollari. Questo importo va solo a copertura del fabbisogno dei farmaci, generici, e dei materiali monouso. I costi riferiti ai materiali di laboratorio e altro sono costi extra. L’Autorità Nazionale Palestinese copre circa il 20% del fabbisogno di cui sopra e la maggior parte del sostegno economico viene dai Paesi Arabi.
La sanità pubblica viene sovvenzionata anche con una tassa pagata dai palestinesi che hanno un’occupazione fissa, ad esempio dipendenti pubblici o di Ong. Questi pagano mensilmente da 70 a 90 NIS (lo sheqel, la moneta israeliana; 1 euro = circa 5 NIS), a seconda del salario, per componente della famiglia; ci sono eccezioni in presenza di bambini e disoccupati . Nel nucleo famigliare nel quale non ci sono persone occupate l’importo da pagare è di 300 NIS a famiglia per tutto l’anno.
mercoledì 28 novembre 2012
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Doina fila e Berta non va in pensione: come il made in Italy gioca di prestigio con gli operai.
La storia è analoga a molte altre e non ha meritato più di due colonne nella cronaca locale. Diversamente da quanto pensano i pigri e talvolta prezzolati giornalisti, però, per noi questa storia consente di gettare uno sguardo profondo sui processi di globalizzazione. Una fabbrica con un marchio storico, una multinazionale che la acquista per quattro denari e che dopo aver tirato il collo a lavoratrici e lavoratori la chiude, mantenendo il marchio. Le cause, ripetute come un mantra, sono i costi della manodopera e della materia prima, ritenuti eccessivi. Peccato che la stessa multinazionale, ventidue giorni prima di chiudere in Italia, abbia inaugurato uno stabilimento in Romania. D’altra parte, per continuare a produrre «made in Italy» non serve molto: due operazioni di qualsiasi tipo svolte in Italia, come ad esempio spazzolare e imbustare il prodotto, e lo sporco lavoro rumeno sparisce lasciando il posto alla bellezza del lavoro ben fatto, italiano.
lunedì 26 novembre 2012
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