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Uscire dall’economia [Serge Latouche]

L’affermazione della decrescita non serve e non si propone di acquisire un potere, un po’ come l’esperienza zapatista. Anzi, costituisce un contropotere sociale. Prima di ogni altra cosa, la decrescita è una provocazione, un grido che contesta l’invenzione stessa dell’economia. L’economia, infatti, come la sua controfigura «green» o il lavoro salariato, esiste solo in un orizzonte di senso, quello del capitalismo. È una ragione di speranza in questi tempi? Sì, in alcune città della Grecia e della Spagna, a differenza di quanto accaduto in Argentina dieci anni fa, pezzi di società che subiscono l’austerità hanno cominciato a incontrare gruppi che sperimentano forme di decrescita. Per questo il potere, che teme il cambiamento profondo dice: «Siate seri, non è il momento di parlare di queste cose».
giovedì 27 dicembre 2012
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Dov’è finito il No Dal Molin?

Sono passati quasi sei anni dalla sera del 16 gennaio 2007, quando il movimento No Dal Molin occupava i binari della stazione di Vicenza e dava poi vita al presidio permanente, da allora centro di discussione e organizzazione del movimento. L'iniziativa era nata per rispondere immediatamente all'editto con cui l'allora presidente del consiglio Romano Prodi confermava gli impegni presi dal suo predecessore Silvio Berlusconi per costruire una nuova base militare americana. Per due anni il No Dal Molin è stato uno dei punti di riferimento delle «lotte territoriali», attraverso manifestazioni locali e nazionali (la più grossa è quella del 17 febbraio 2007, con 150.000 partecipanti), occupazioni e azioni dirette; con altre esperienze di lotta comuni, a partire dal No Tav, ha creato un «patto di mutuo soccorso». È stato uno straordinario processo collettivo di «soggettivazione», che ha coinvolto centinaia e centinaia di persone che hanno finalmente preso in mano le decisioni sul proprio presente.
giovedì 27 dicembre 2012
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Una pallottola contro #Occupy. Il maccartismo al tempo delle corporation.

Migliaia di persone accampate davanti alla sede di Wall Street un anno fa non sapevano di essere considerate dall’intelligence americana alla stregua di una minaccia terroristica interna. Lo apprendono oggi da un documento dell’Fbi appena reso pubblico grazie al Freedom of Information Act, una legge del 1966 per l’accesso totale o parziale a documenti anche classificati da parte di cittadini o associazioni.
giovedì 27 dicembre 2012
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Lontano dai pesticidi una vita è possibile.

Agroecologia. Giornalista e filmmaker, Marie-Monique Robin con «I raccolti del futuro» mostra i fallimenti del modello dominante e le esperienze esemplari di un'agricoltura su scala umana. La popolazione mondiale si può nutrire senza più avvelenarsi. Con l'alleanza fra saperi contadini e consumatori «La mancanza di stima nei confronti di chi lavora la terra è diffusa ovunque, è una forma di disprezzo organizzato» PARIGI. Per l'impegno, il coraggio, e l'ostinazione a considerare il giornalismo al servizio del bene comune, e per i suoi esiti in questo campo, Marie-Monique Robin è una figura più unica che rara nel paesaggio audiovisivo francese. Seguendo le orme di Albert Londres, il padre del giornalismo investigativo (che affermava: «il nostro mestiere non è di far piacere o di far torto, ma di mettere la penna nella piaga»), molte sono le piaghe della società contemporanea, dalle violazioni dei diritti umani ai soprusi ambientali su cui Robin ha puntato le telecamere in più di vent'anni di lavoro pluripremiato e di grande impatto nel mondo intero (memorabili Voleurs d'organes, 1993, sul traffico illegale di organi che, tra gli altri, a portato alla creazione di una commission inchiesta internazionale, e Escadrons de la mort, l'école française, 2003, che rivela l'influenza della scuola antisovversiva francese sui metodi della dittatura che insanguinò l'Argentina dal '76 all'83, e ha contribuito, fra le altre, alla condanna dell'ultimo capo della giunta militare). Tra i suoi 42 documentari (e otto libri complementari di altrettante inchieste), una decina riguardano i disastri generati dal modello agroindustriale dominante.
martedì 25 dicembre 2012
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Natale di fiamme e sassate.

ARGENTINA · Assalto ai supermercati per commemorare le rivolte seguite al defaul del 2001 BUENOS AIRES. Vetrine infrante e saccheggi in tutto il paese: 2 morti, 200 feriti, 400 arresti. Mercenari inviati a creare il caos o poveri affamati? Il governo accusa il sindacalismo di destra Per un popolo diviso tra Chiesa, peronismo e rivoluzione, l'unica possibilità di salvezza sta in un Natale di fiamme, tradizioni e sassate: sono cominciate ieri in Argentina le cerimonie impreviste per commemorare la rivolta popolare di fine dicembre 2001, quando la crisi portò in piazza la nazione e la spinse contro al capitale: migliaia di anonimi hanno sfondato e ancora continuano a sfondare vetrine di supermercati in tutto il paese, poi, quando la polizia sostituisce i vetri rotti coi propri scudi, sfondano anche questi, lasciando un unico grande dubbio: sono poveri affamati o mercenari mandati a creare il caos?
domenica 23 dicembre 2012
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Un'onda che torna, occupare case per «riprenderci la città».

Emergenza abitativa/ L'ASSEMBLEA DEI MOVIMENTI Fabiano: «I Municipi di Roma sono la panchina della politica, terreno per i poteri forti» ROMA. «Ma all'improvviso è poi successo un fatto nuovo: non siam scappati più»... sembra di sentire l'eco di "Valle Giulia", entrando nel palazzo dell'Inpdai di Viale delle Province, occupato dal 6 dicembre insieme ad altri sette: a Ponte di Nona, sulla Prenestina, sull'Anagnina, a Viale Trastevere, nell'ex clinica di Valle Fiorita e a Ostiense. L'assemblea di venerdì pomeriggio lo ha ribadito in coro: il 6 dicembre qualcosa è cambiato. Non solo perché 2000 famiglie hanno finalmente un tetto sulla testa ancorché provvisorio, ma perché è cominciata «la riappropriazione della città». Strano, è praticamente il titolo di un'altra canzone di allora. Un altro segnale di un'onda che torna, e torna a denunciare una speculazione edilizia insostenibile, siglata dalle 64 delibere (di cui questo giornale ha dato ampio conto martedì scorso) che il sindaco uscente Alemanno intende lasciare in dono a questa città martoriata dalle colate di cemento, mentre l'edilizia economica e popolare che fa della casa un diritto sociale e non un bene di mercato, resta un lontano ricordo.
domenica 23 dicembre 2012
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Reggio Emilia verso la ripubblicizzazione dell'acqua.

Il 17 Dicembre, il Consiglio comunale di Reggio Emilia ha votato una mozione che avvicina la cittadina emiliana alla ripubblicizzazione del Servizio Idrico e rappresenta un ulteriore indirizzo per il resto d'Italia. Infatti, la mozione di iniziativa popolare presentata dal Comitato Acqua Bene Comune Reggio Emilia, votata addirittura dalla maggioranza del Consiglio Comunale (PD e SEL) e da una parte della minoranza (M5S e ex-Leghisti), con nessun voto contrario, indica la necessità di fuoriuscire dalla multiutility IREN e individua la forma di gestione in una azienda speciale di diritto pubblico. Un risultato molto importante verso il rispetto dell'esito referendario e la volontà popolare che vuole l'acqua in mano pubblica. Un primo passo che premia il lavoro del Comitato Acqua Bene Comune reggiano e di tutto il movimento per l'acqua nel perseguire l'obiettivo della piena ripubblicizzazione dell'acqua.
martedì 18 dicembre 2012
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Notizie da Lampedusa.

Sono il nuovo Sindaco delle isole di Lampedusa e di Linosa. Eletta a maggio, al 3 di novembre mi sono stati consegnati già 21 cadaveri di persone annegate mentre tentavano di raggiungere Lampedusa e questa per me è una cosa insopportabile. Per Lampedusa è un enorme fardello di dolore. Abbiamo dovuto chiedere aiuto attraverso la Prefettura ai Sindaci della provincia per poter dare una dignitosa sepoltura alle ultime 11 salme, perché il Comune non aveva più loculi disponibili. Ne faremo altri, ma rivolgo a tutti una domanda: quanto deve essere grande il cimitero della mia isola?
sabato 15 dicembre 2012
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Subito indagine epidemiologica anche a Monselice.

I cementifici emettono dosi massicce d’inquinanti, anche di dieci volte superiori a quelle degli inceneritori, e nell’area di Monselice, dove insistono non uno bensì tre cementifici, il primo cittadino nonché responsabile della tutela della salute, non muove un dito nemmeno di fronte all’intenzione di chiudere definitivamente l’unica centralina ARPAV funzionante nella sua città. Ad accrescere la nostra preoccupazione non sono solo le notizie che giungono da Taranto, ma altresì i risultati dell’indagine epidemiologica sulla salute respiratoria della popolazione residente a Fumane (VR), altro polo cementifero del Veneto (I risultati di questa prima parte d’indagine disponibile sul sito biometria.univr.it/fumanestudy/reports.html)
venerdì 14 dicembre 2012
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Quella potenza ferma ai blocchi di partenza.

Due libri di Toni Negri e Michael Hardt sui movimenti sociali Dall'«indebitato al «rappresentato». Le parole chiave per capire i limiti della politica «radicale» Due libri che invitano a riflettere sui motivi che rendono «minoritaria» la politica radicale della trasformazione, quella che, per evitare equivoci, tende a costruire una società di liberi e eguali. Il primo ha uno stile sobrio, «semplice, quasi pedagogico. Il secondo, invece, ha una scrittura densa e si misura con la filosofia, meglio con il rinnovato interesse per l'opera di Baruch Spinoza, usata come grimaldello per accedere al «Politico» in una prospettiva di superamento della democrazia rappresentativa. Il primo è stato scritto da Toni Negri e Michael Hardt ed è stato pubblicato da Feltrinelli e ha come titolo Questo non è un manifesto (pp. 112, euro 10); l'altro, Spinoza e noi, è firmato solo da Negri e raccoglie scritti apparsi negli ultimi anni in Francia e tradotti dalla casa editrice milanese Mimesis (pp. 77, euro 10). Due libri scritti all'insegna di un ottimismo della ragione che relega però sullo sfondo il perdurare di un paralizzante e penalizzante pessimismo della volontà, derivante appunto alla natura minoritaria della politica della trasformazione
venerdì 14 dicembre 2012
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