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Nucleare, tre domande e tre risposte.
“Non facciamoci prendere dalle emozioni”, hanno detto a caldo i governanti di fronte alla tragedia di Fukushima. Salvo poi farsi prendere dai sondaggi e innestare una rapida e forse falsa marcia indietro. Ma prendiamoli alla lettera: ragioniamo.
venerdì 18 marzo 2011
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L'apocalisse è già qui.
Apocalisse significa rivelazione. Che cosa ci rivela l'apocalisse scatenata dal maremoto che ha
colpito la costa nordorientale del Giappone?
Non o non solo - come sostengono più o meno tutti i media ufficiali - che la sicurezza (totale)
non è mai raggiungibile e che anche la tecnologia, l'infrastruttura e l'organizzazione di un paese
moderno ed efficiente non bastano a contenere i danni provocati dall'infinita potenza di una
natura che si risveglia. Il fatto è, invece, che tecnologia, infrastrutture e organizzazione a volte -
e per lo più - moltiplicano quei danni, com'è successo in Giappone, dove la cattiva gestione di
una, o molte, centrali nucleari si è andata ad aggiungere ai danni dello tsunami.
Non è stato lo tsunami a frustrare anche le migliori intenzioni di governanti, manager,
amministratori e comunicatori: l'apocalisse li ha trovati intenti a mentire spudoratamente su
tutto, di ora in ora; cercando di nascondere a pezzi e bocconi un disastro che di ora in ora la
realtà si incarica di svelare. È un'intera classe dirigente, non solo del nostro paese, ma
dell'Europa, del Giappone, del mondo, che l'apocalisse coglie in flagrante mendacio,
insegnandoci a non fidarci mai di nessuno di loro. Solo per fare un esempio, e il più "leggero":
Angela Merkel corre ai ripari fermando tre, poi sette, poi forse nove centrali nucleari che solo
fino a tre giorni fa aveva imposto di mantenere in funzione per altri vent'anni. Ma non erano
nelle stesse condizioni di oggi anche tre giorni fa? E dunque: c'era da fidarsi allora? E c'è da
fidarsi adesso?
giovedì 17 marzo 2011
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La lobby italiana dell'insicurezza.
Immaginiamo di fermare la memoria per un secondo, cercando di focalizzare il terremoto de L'Aquila del sei aprile 2009.
Proviamo a mettere a fuoco le immagini dell'Ospedale San Salvatore, con le colonne di cemento armato scoppiate, letteralmente divelte da un sisma di gran lunga inferiore a quello del Giappone. Ora, proseguendo nel nostro esercizio, trasportiamo quel cemento annacquato alla base di una centrale nucleare, con un nucleo composto dal micidiale Mox, ovvero una miscela tra uranio e plutonio, capace di contaminare un'area con un raggio di decine - se non centinaia - di chilometri. Ecco, benvenuti nell'incubo nucleare europeo, che si potrebbe nascondere sotto la sigla accattivante Epr. ovvero l'European Pressurized Reactor. Esagerazione? Non proprio rileggendo i rapporti di sicurezza dell'agenzia del nucleare finlandese, dove una delle «nuove» centrali Epr di Areva - la stessa tecnologia e compagine societaria scelta dall'Italia con il «piano Scajola» - nel 2006 era stata bloccata. I cantieri dell'impianto Olkiluoto 3 in Finlandia erano stati aperti il 12 agosto del 2005 e fino ad oggi hanno accumulato un ritardo di almeno due anni, con uno sforamento del budget di alcuni miliardi di euro.
Una disavventura che è costata ad Areva un declassamento a BBB+ del rating di Standard&Poor's, arrivato lo scorso anno. Nel rapporto del Stuk - agenzia della sicurezza nucleare finlandese - del 2006 i tecnici evidenziavano alcune gravi mancanze nella realizzazione dei lavori. Tra queste vi era una partita di cemento con «un contenuto eccessivo di acqua», utilizzato per la base del reattore, un parallelepipedo di 103,1 per 100,8 metri, destinato a sorreggere il nucleo. Una protezione vitale, che fa la differenza in caso di crisi, che deve impedire il vero incubo del nucleare: la fusione e la dispersione del nucleo. Come si suol dire, tutto il mondo è paese.
giovedì 17 marzo 2011
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Rischio Chernobyl. Il peggio non è passato e i tentativi sono vani.
Il peggio non è passato a Fukushima perché la fusione dei noccioli dei reattori 1, 2 e 3 (in differente misura) non si è «stabilizzata». L'ultima esplosione al reattore 3 (gemello del numero 2 e molto simile a quello di Caorso) è avvenuta dentro il contenitore primario in calcestruzzo, e lascia intendere che nel magma costituito da uranio e metalli vari, le barre di controllo hanno perso la loro funzione di impedire la reazione a catena.
È quindi possibile che, localmente, si manifestino nuove criticità con escursioni di potenza incontrollate, sviluppo di gas e conseguente aumento di pressione. Fu questa la dinamica che portò all'esplosione meccanica del reattore di Chernobyl, con la dispersione di enormi quantità di particelle radioattive. È chiaro ormai che i tentativi di abbassare la pressione nel contenitore primario rilasciando in atmosfera i gas contaminati (venting) non sono stati risolutivi: la distruzione della camera di soppressione del reattore numero 2 indica che la miscela esplosiva di gas ha invaso tutte le strutture di contenimento. D'altra parte il tentativo di raffreddare il nocciolo dei tre reattori con acqua di mare non deve essere riuscito anche perché per iniettare acqua nel vessel (l'involucro più interno, che contiene il nocciolo) occorrono pompe ad alta pressione, proprio quelle che erano andate fuori servizio dopo l'incidente.
giovedì 17 marzo 2011
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Chi ha paura dei movimenti per l'acqua?
Quanto più si avvicina la primavera referendaria per la ripubblicizzazione dell'acqua, tanto più i poteri forti entrano nel panico. Chi ha paura dei movimenti per l'acqua, viene da domandarsi. Molti e diversi fra loro, è l'inevitabile risposta. Ne ha paura il governo che, con l'art. 23bis, ha tentato la definitiva consegna della gestione del servizio idrico nelle mani delle multinazionali e del capitale finanziario, ricavandone una ribellione diffusa e reticolare che ha prodotto il record di 1,4 milioni di firme in calce ai quesiti referendari.
venerdì 11 marzo 2011
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Michael Moore: L’America non è alla bancarotta.
Contrariamente a quanto i tizi al potere amerebbero che voi credeste, così da rinunciare alle vostre pensione, tagliare i vostri stipendi, e adeguarvi alla vita dei bis-bisnonni, l’America non è alla bancarotta. Il paese è inondato di ricchezza e contanti. E’ solo che non sono nelle vostre mani. Ne sono lontanissimi. Sono stati trasferiti, nella più grande rapina della storia, dai lavoratori e consumatori alle banche e ai portafogli dei super-ricchi.
Oggi 400 americani da soli hanno la stessa ricchezza di metà di tutti gli americani messi insieme.
Lasciatemelo dire di nuovo. Quattrocento persone oscenamente ricche, la maggior parte di quelli che hanno beneficiato in un modo o nell’altro del “salvataggio” da molti trilioni di dollari dei contribuenti del 2008, hanno gli stessi soldi, le stesse azioni e proprietà di 155 milioni di americani messi insieme. Se non ce la fate ad arrivare a definirlo un colpo di stato finanziario, semplicemente non siete sinceri riguardo a quello che sapete che il vostro cuore vi dice che è vero.
E riesco a capire il perché. Per noi ammettere che abbiamo permesso a un piccolo gruppo di persone di darsi alla latitanza accaparrandosi la massa di ricchezza che alimenta la nostra economia, significherebbe che dovremmo accettare l’umiliante consapevolezza che abbiamo davvero consegnato la nostra preziosa democrazia all’élite danarosa. Questa repubblica la gestiscono ora Wall Street, le banche i 500 [più ricchi elencati nella rivista] Fortune e fino al mese scorso il resto di noi si è sentito totalmente impotente, incapace di trovare un modo per fare qualcosa al riguardo.
giovedì 10 marzo 2011
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PROTESTA PASTORI: MANIFESTAZIONE DAVANTI A BORSA MILANO.
Circa duecento aderenti al 'Movimento Pastori Sardì stanno manifestando davanti alla sede di Borsa Italiana in piazza Affari a Milano. I pastori, tenuti lontani dall'edificio dalle forze dell'ordine, protestano contro la «speculazione degli industriali contro le piccole aziende - spiega Felice Floris, un loro portavoce - perchè ci pagano il latte meno di quello che a noi costa produrlo».
venerdì 25 febbraio 2011
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Nota dell’ASPA sull’utilizzo delle carni bovine nella ristorazione italiana.
L'Associazione per la Scienza e le Produzioni Animali
risponde ad un articolo di stampa in cui si afferma che la ristorazione predilige le carni bovine straniere
Facendo riferimento ad un articolo apparso sull’ultimo numero della rivista «Catering News», dal titolo “Le carni bovine: la ristorazione predilige le straniere”, l’Aspa, Associazione per la Scienza e le Produzioni Animali, con un intervento del suo esperto, il prof. Marcello Mele, ha voluto fornire alcuni elementi utili per approfondire l’argomento.
domenica 20 febbraio 2011
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PER UNA RISTORAZIONE SCOLASTICA SOSTENIBILE!
Letera aperta al sindaco di Padova, Flavio Zanonato, PROMOSSA DAL DISTRETTO DI ECONOMIA SOLIDALE – DES PADOVA.
SOSTEGNO ED ADESIONE DI : AIAB VENETO ONLUS;
ALTRAGRICOLTURA NORD EST; COOPERATIVA ANGOLI DI MONDO; ASSOCIAZIONE BIOREKK; COOPERATIVA AGRICOLA EL TAMISO; GIT – GRUPPO SOCI BANCA ETICA PADOVA; LEGAMBIENTE PADOVA; MANITESE.
--- AL SINDACO DI PADOVA – FLAVIO ZANONATO ---
Gentile Sig. Sindaco,
ricordando in premessa il profondo dibattito cittadino di queste settimane sulle mense scolastiche, causato dalla decisione dell’Assessore competente di modificare sensibilmente il servizio, noi Cittadini Padovani le chiediamo di:
· riconsiderare le decisioni adottate alla fine del 2010, in ordine alle numerose e pressanti richieste degli utenti, per il mantenimento ed il miglioramento degli standard qualitativi precedenti – siamo infatti convinti che diversamente la nostra Città farebbe un passo indietro sul piano culturale ed etico;
· considerare inoltre che l’Amministrazione comunale dovrebbe fare proprie la difesa del valore educativo del cibo, e dello sviluppo ambientale, economico ed occupazionale del territorio, a cui l'agricoltura biologica locale contribuisce, come viene riconosciuto dalla ricerca scientifica e dalla normativa vigente, ma anche da tanti abitanti di questa Città;
venerdì 18 febbraio 2011
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Germania - Vince l'acqua pubblica.
Per la prima volta, un referendum locale a Berlino raggiunge il quorum. E stravolge le previsioni della vigilia: dovranno essere pubblicati tutti gli accordi stipulati con le multinazionali Veolia e Rwe, soci al 49% dell'azienda idrica. A sostenerla solo i Verdi. Si apre la strada alla rescissione dei contratti. Seppure di misura, il comitato berlinese contro la privatizzazione dell'acqua l'ha spuntata. Al referendum di domenica 665.713 berlinesi, pari al 27 per cento degli elettori, hanno approvato la proposta di legge che impone di pubblicare tutti gli accordi relativi alla parziale privatizzazione dell'acqua, accordi che dal 1999 garantiscono alti utili a Veolia e Rwe, titolari del 49 per cento delle Wasserbetriebe. Perché un referendum abbia successo, il regolamento regionale richiede che voti sì almeno un quarto degli elettori. Occorreva convincere 615.571 persone. I sostenitori della proposta sono stati 50.000 in più, e tanto è bastato per confermarla, per la prima volta in un referendum cittadino berlinese. Non ci si era riusciti né nel 2008, quando si chiedeva di lasciare aperto l'aeroporto di Tempelhof e non si raggiunse il quorum, né nel 2009, quando la maggioranza si espresse contro l'inclusione dell'insegnamento della religione nel curriculum scolastico (era e resta meramente facoltativo). Tra quanti hanno votato stavolta, la quota dei contrari alla pubblicazione dei contratti sull'acqua è stata irrisoria. Ben il 98,2% dei partecipanti ha votato sì. Un plebiscito.
mercoledì 16 febbraio 2011
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