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Ugo Mattei: Acqua o nucleare, la logica è la stessa

Sovente ripetiamo che per poter essere difesi i beni comuni devono essere riconosciuti come tali e che per riconoscerli occorre praticare il pensiero critico. Per esempio, tutti diamo per scontato che la terra sia ferma perché è proprio la terraferma ad averci garantito la possibilità di sviluppare il nostro modello di vita stanziale. La sismicità è rimossa dalla collettività, ma chi ha responsabilità di governo del bene comune «territorio» deve necessariamente tenerne conto. Male gestisce i beni comuni chi miri al profitto o alla concentrazione del potere, ed è per questo che essi devono essere governati in modo partecipato e diffuso da quanti ne assorbono i benefici e ne subiscono i costi. In questo modo, i beni comuni non rispondono alla logica della produzione ma, guardando alla sostenibilità di lungo periodo (ossia anche all' interesse delle generazioni future) devono rispondere alla logica della riproduzione: la logica eco-logica che è qualitativa e non quantitativa. Chi mira al profitto e alla concentrazione del potere investe in modo sostanziale nell'occultamento dei beni comuni, proprio perché profitto privato e potere politico si soddisfano entrambi nel loro saccheggio. È interesse convergente tanto del potere economico quanto di quello politico, che ne è sempre più servo, indebolirne le difese democratiche (come per esempio il referendum). I beni comuni divengono molto più facilmente riconoscibili quando posti a rischio letale e la loro emersione pubblica ne facilita enormemente la difesa. In questi momenti , il potere mette in campo, disordinatamente, ogni possibile tattica per occultare la verità.
venerdì 18 marzo 2011
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COSA COSTA MENO, E PERCHÉ.

La forte richiesta di alimenti che costano poco (e visti i tempi che corrono presumo che la cosa peggiorerà ancora) ha spinto i produttori a cercare nuovi sistemi per ridurre i costi. Generalmente si tratta di risparmiare sulle materie prime. Tenete presente che la qualità ha un costo, se un prodotto costa troppo poco non può essere di qualità. Le materie prime incidono per non più del 40% del costo complessivo, questa è la regola di tutti i produttori di alimenti. Quando acquistate un prodotto che costa molto poco non potete pretendere che sia di qualità. Ma cos‟è questa QUALITA‟? Il concetto di qualità ha molti aspetti: le materie prime, il luogo di produzione, le modalità di produzione, i controlli fatti prima della commercializzazione. Un alimento che costa poco è necessariamente privo di gran parte di questi aspetti. Per chiarirvi meglio le idee facciamo qualche esempio: se al pubblico in un supermercato una mozzarella costa 40 centesimi dobbiamo dare per scontato che almeno 15 centesimi siano il ricarico di chi vende. Restano 25 centesimi. Il 40% di questa cifra ci dice quanto è stato speso per le materie prime. E vi stupite che le mozzarelle diventino blu? Se potessero diventerebbero rosse. Per la vergogna. A causa delle quote latte siamo costretti a importare latte di qualità molto bassa da paesi in cui le norme igieniche non sono come le nostre, e nei quali gli animali sono allevati in condizioni scandalose.
venerdì 18 marzo 2011
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Nucleare, tre domande e tre risposte.

“Non facciamoci prendere dalle emozioni”, hanno detto a caldo i governanti di fronte alla tragedia di Fukushima. Salvo poi farsi prendere dai sondaggi e innestare una rapida e forse falsa marcia indietro. Ma prendiamoli alla lettera: ragioniamo.
venerdì 18 marzo 2011
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L'apocalisse è già qui.

Apocalisse significa rivelazione. Che cosa ci rivela l'apocalisse scatenata dal maremoto che ha colpito la costa nordorientale del Giappone? Non o non solo - come sostengono più o meno tutti i media ufficiali - che la sicurezza (totale) non è mai raggiungibile e che anche la tecnologia, l'infrastruttura e l'organizzazione di un paese moderno ed efficiente non bastano a contenere i danni provocati dall'infinita potenza di una natura che si risveglia. Il fatto è, invece, che tecnologia, infrastrutture e organizzazione a volte - e per lo più - moltiplicano quei danni, com'è successo in Giappone, dove la cattiva gestione di una, o molte, centrali nucleari si è andata ad aggiungere ai danni dello tsunami. Non è stato lo tsunami a frustrare anche le migliori intenzioni di governanti, manager, amministratori e comunicatori: l'apocalisse li ha trovati intenti a mentire spudoratamente su tutto, di ora in ora; cercando di nascondere a pezzi e bocconi un disastro che di ora in ora la realtà si incarica di svelare. È un'intera classe dirigente, non solo del nostro paese, ma dell'Europa, del Giappone, del mondo, che l'apocalisse coglie in flagrante mendacio, insegnandoci a non fidarci mai di nessuno di loro. Solo per fare un esempio, e il più "leggero": Angela Merkel corre ai ripari fermando tre, poi sette, poi forse nove centrali nucleari che solo fino a tre giorni fa aveva imposto di mantenere in funzione per altri vent'anni. Ma non erano nelle stesse condizioni di oggi anche tre giorni fa? E dunque: c'era da fidarsi allora? E c'è da fidarsi adesso?
giovedì 17 marzo 2011
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La lobby italiana dell'insicurezza.

Immaginiamo di fermare la memoria per un secondo, cercando di focalizzare il terremoto de L'Aquila del sei aprile 2009. Proviamo a mettere a fuoco le immagini dell'Ospedale San Salvatore, con le colonne di cemento armato scoppiate, letteralmente divelte da un sisma di gran lunga inferiore a quello del Giappone. Ora, proseguendo nel nostro esercizio, trasportiamo quel cemento annacquato alla base di una centrale nucleare, con un nucleo composto dal micidiale Mox, ovvero una miscela tra uranio e plutonio, capace di contaminare un'area con un raggio di decine - se non centinaia - di chilometri. Ecco, benvenuti nell'incubo nucleare europeo, che si potrebbe nascondere sotto la sigla accattivante Epr. ovvero l'European Pressurized Reactor. Esagerazione? Non proprio rileggendo i rapporti di sicurezza dell'agenzia del nucleare finlandese, dove una delle «nuove» centrali Epr di Areva - la stessa tecnologia e compagine societaria scelta dall'Italia con il «piano Scajola» - nel 2006 era stata bloccata. I cantieri dell'impianto Olkiluoto 3 in Finlandia erano stati aperti il 12 agosto del 2005 e fino ad oggi hanno accumulato un ritardo di almeno due anni, con uno sforamento del budget di alcuni miliardi di euro. Una disavventura che è costata ad Areva un declassamento a BBB+ del rating di Standard&Poor's, arrivato lo scorso anno. Nel rapporto del Stuk - agenzia della sicurezza nucleare finlandese - del 2006 i tecnici evidenziavano alcune gravi mancanze nella realizzazione dei lavori. Tra queste vi era una partita di cemento con «un contenuto eccessivo di acqua», utilizzato per la base del reattore, un parallelepipedo di 103,1 per 100,8 metri, destinato a sorreggere il nucleo. Una protezione vitale, che fa la differenza in caso di crisi, che deve impedire il vero incubo del nucleare: la fusione e la dispersione del nucleo. Come si suol dire, tutto il mondo è paese.
giovedì 17 marzo 2011
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Rischio Chernobyl. Il peggio non è passato e i tentativi sono vani.

Il peggio non è passato a Fukushima perché la fusione dei noccioli dei reattori 1, 2 e 3 (in differente misura) non si è «stabilizzata». L'ultima esplosione al reattore 3 (gemello del numero 2 e molto simile a quello di Caorso) è avvenuta dentro il contenitore primario in calcestruzzo, e lascia intendere che nel magma costituito da uranio e metalli vari, le barre di controllo hanno perso la loro funzione di impedire la reazione a catena. È quindi possibile che, localmente, si manifestino nuove criticità con escursioni di potenza incontrollate, sviluppo di gas e conseguente aumento di pressione. Fu questa la dinamica che portò all'esplosione meccanica del reattore di Chernobyl, con la dispersione di enormi quantità di particelle radioattive. È chiaro ormai che i tentativi di abbassare la pressione nel contenitore primario rilasciando in atmosfera i gas contaminati (venting) non sono stati risolutivi: la distruzione della camera di soppressione del reattore numero 2 indica che la miscela esplosiva di gas ha invaso tutte le strutture di contenimento. D'altra parte il tentativo di raffreddare il nocciolo dei tre reattori con acqua di mare non deve essere riuscito anche perché per iniettare acqua nel vessel (l'involucro più interno, che contiene il nocciolo) occorrono pompe ad alta pressione, proprio quelle che erano andate fuori servizio dopo l'incidente.
giovedì 17 marzo 2011
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Chi ha paura dei movimenti per l'acqua?

Quanto più si avvicina la primavera referendaria per la ripubblicizzazione dell'acqua, tanto più i poteri forti entrano nel panico. Chi ha paura dei movimenti per l'acqua, viene da domandarsi. Molti e diversi fra loro, è l'inevitabile risposta. Ne ha paura il governo che, con l'art. 23bis, ha tentato la definitiva consegna della gestione del servizio idrico nelle mani delle multinazionali e del capitale finanziario, ricavandone una ribellione diffusa e reticolare che ha prodotto il record di 1,4 milioni di firme in calce ai quesiti referendari.
venerdì 11 marzo 2011
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Michael Moore: L’America non è alla bancarotta.

Contrariamente a quanto i tizi al potere amerebbero che voi credeste, così da rinunciare alle vostre pensione, tagliare i vostri stipendi, e adeguarvi alla vita dei bis-bisnonni, l’America non è alla bancarotta. Il paese è inondato di ricchezza e contanti. E’ solo che non sono nelle vostre mani. Ne sono lontanissimi. Sono stati trasferiti, nella più grande rapina della storia, dai lavoratori e consumatori alle banche e ai portafogli dei super-ricchi. Oggi 400 americani da soli hanno la stessa ricchezza di metà di tutti gli americani messi insieme. Lasciatemelo dire di nuovo. Quattrocento persone oscenamente ricche, la maggior parte di quelli che hanno beneficiato in un modo o nell’altro del “salvataggio” da molti trilioni di dollari dei contribuenti del 2008, hanno gli stessi soldi, le stesse azioni e proprietà di 155 milioni di americani messi insieme. Se non ce la fate ad arrivare a definirlo un colpo di stato finanziario, semplicemente non siete sinceri riguardo a quello che sapete che il vostro cuore vi dice che è vero. E riesco a capire il perché. Per noi ammettere che abbiamo permesso a un piccolo gruppo di persone di darsi alla latitanza accaparrandosi la massa di ricchezza che alimenta la nostra economia, significherebbe che dovremmo accettare l’umiliante consapevolezza che abbiamo davvero consegnato la nostra preziosa democrazia all’élite danarosa. Questa repubblica la gestiscono ora Wall Street, le banche i 500 [più ricchi elencati nella rivista] Fortune e fino al mese scorso il resto di noi si è sentito totalmente impotente, incapace di trovare un modo per fare qualcosa al riguardo.
giovedì 10 marzo 2011
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PROTESTA PASTORI: MANIFESTAZIONE DAVANTI A BORSA MILANO.

Circa duecento aderenti al 'Movimento Pastori Sardì stanno manifestando davanti alla sede di Borsa Italiana in piazza Affari a Milano. I pastori, tenuti lontani dall'edificio dalle forze dell'ordine, protestano contro la «speculazione degli industriali contro le piccole aziende - spiega Felice Floris, un loro portavoce - perchè ci pagano il latte meno di quello che a noi costa produrlo».
venerdì 25 febbraio 2011
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Nota dell’ASPA sull’utilizzo delle carni bovine nella ristorazione italiana.

L'Associazione per la Scienza e le Produzioni Animali risponde ad un articolo di stampa in cui si afferma che la ristorazione predilige le carni bovine straniere Facendo riferimento ad un articolo apparso sull’ultimo numero della rivista «Catering News», dal titolo “Le carni bovine: la ristorazione predilige le straniere”, l’Aspa, Associazione per la Scienza e le Produzioni Animali, con un intervento del suo esperto, il prof. Marcello Mele, ha voluto fornire alcuni elementi utili per approfondire l’argomento.
domenica 20 febbraio 2011
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