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L'ACQUA RUBATA .

Una strana privatizzazione e gli affari della malavita: in Calabria migliaia di persone costrette a combattere per un servizio fondamentale Attenti. I tamburi delle acque libere rullano a Sud, nella penultima nocca del ditone calabro, sui monti chiamati "Le Serre". È la lotta di migliaia di abitanti stanchi di una privatizzazione zoppa che, in una terra benedetta dalle migliori sorgenti della Penisola, li obbliga a bere un liquido alla candeggina.
lunedì 16 maggio 2011
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Potenzialità agricole urbane e peri-urbane a Padova.

Padova è un comune relativamente piccolo per superficie (93,418 KMq), con alta densità abitativa (oltre 2.300 abitanti/KMq); la SAU (Superficie Agricola Utilizzata) ha avuto un decremento vertiginoso tra gli anni ’70 ed il 2.000 (del 44% e questo processo è tuttora in corso) e non supera ormai i 27,868 KMq. Le aziende agricole attive, almeno sul piano fiscale, del Comune di Padova risultano essere 752. A questo si aggiunga che i molti Comuni della Cintura Urbana, alcuni tra i più popolosi della Provincia, hanno seguito il medesimo percorso nel consumo di territorio agricolo a fini diversi. Ed è evidente che un ragionamento sull’agricoltura urbana dovrebbe avere una dimensione da città metropolitana, non per dimensioni, ma per i tanti campanili.
giovedì 12 maggio 2011
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Fukushima, la Tepco non ha soldi per risarcire e chiede aiuto allo stato.

Il gestore della centrale nucleare non ha abbastanza capitali per affrontare i risarcimenti. Si stimano almeno 60 miliardi di euro di indennizzi. Gli sfollati sono 80mila. Mossa disperata: i vertici Tepco e il premier Kan rinunciano allo stipendio I danni causati ai cittadini e al territorio giapponese dall'incidente nucleare di Fukushima dello scorso 11 marzo saranno pagati dai… cittadini giapponesi. L'impresa elettrica Tepco, il gestore della centrale nucleare, ha infatti chiesto ufficialmente il sostegno economico dello Stato nipponico per fare fronte agli ingenti indennizzi finanziari causati dall'incidente.
martedì 10 maggio 2011
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Una soluzione per il referendum sul nucleare.

Entro pochi giorni il Parlamento dovrebbe approvare in via definitiva la legge che mira a sterilizzare il referendum sul nucleare. A quel punto l’Ufficio centrale della Cassazione dovrà valutare se la nuova normativa che ha modificato la precedente situazione abbia assunto i “principi ispiratori” e i “contenuti normativi essenziali” che si pongono a fondamento della richiesta del referendum abrogativo. Nel caso in cui la Cassazione non dovesse ritenere idonea la modifica legislativa e – dando credito alle parole del Presidente del Consiglio – giudicarla solo strumentale a impedire la deliberazione del corpo elettorale, l’esito del giudizio sarebbe quello di far svolgere comunque la consultazione, sebbene sulle nuove norme.
domenica 1 maggio 2011
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Mayday 2011: Cavalchiamo la tigre della precarietà.

Per dieci anni la Mayday Parade è stata il primo maggio dei precari e delle precarie: l’espressione della nostra creatività, il luogo dove ci siamo riconosciuti, dove abbiamo coltivato le nostre relazioni e i nostri desideri e dove abbiamo reso visibili la nostra gioia e la nostra rabbia. Decine di migliaia di precari l’hanno animata, colorata, gridata e partecipata. Dopo undici anni sappiamo che la Mayday come spazio di espressione e visibilità, come momento di inclusione e ricomposizione della precarietà, ha vinto: oggi persino il papa e il sindacato confederale parlano di precarietà, mentre nelle piazze la generazione precaria esplode di rabbia. È tempo di esigere che i nostri desideri diventino realtà. Stiamo cavalcando la tigre della precarietà, perché viviamo ogni giorno nell’incertezza ma anche perché sappiamo qual è la nostra forza. Il governo e l’Europa ci impongono privatizzazioni, licenziamenti, austerità, tagli, sacrifici. Non temporaneamente, per effetto della crisi, ma come politica necessaria e senza alternative per gli anni a venire. Di contro, la condizione precaria è diventata un soggetto politico autonomo, che crea azione politica: pone domande, individua soluzioni e sviluppa conflitto.
sabato 30 aprile 2011
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Restiamo umani, e continuiamo a lottare. Per la pace.

«Abbiamo iniziato a impilare cadaveri come ciocchi in una legnaia - racconta un anonimo ufficiale dei Marines al Washington Post - fino a quando loro (gli Alikozai, ndr) hanno detto "Cavolo, qui stiamo rimanendo in pochi"». A quel punto i capi tribù hanno accettato un nuovo accordo con il governo, ufficialmente in cambio di promesse di aiuti per la ricostruzione. «Questi non li convinci con i progetti e la buona volontà - dice un altro ufficiale al Post - devi arrivare davanti alla loro porta di casa con due compagnie di marines e iniziare ad ammazzare gente: è così che inizi a convincerli». Questi brani, ripresi da un articolo di Peacereporter, sono le testimonianze di ufficiali americani in Afghanistan su come si conquistano "cuori e menti" con le guerre umanitarie o le missioni cosiddette di pace. Vale la pena riportarle, proprio mentre il circo mediatico mondiale, compreso naturalmente quello italiano, bombarda letteralmente ognuno di noi, indipendentemente dalla propria volontà di saperne o meno, con le notizie riguardanti il matrimonio della casa reale inglese, a cui giustamente l'unica reazione possibile è quella del rigetto, oltre che di una sana e vigorosa ripresa del sentimento antimonarchico.
sabato 30 aprile 2011
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Il sindacato si dimentica dell'ambiente.

Il caso della ristrutturazione (giornalisticamente chiamata revamping) dell’Italcementi rischia di trasformarsi in una cartina di tornasole (..) del modo in cui il sindacato interpreta il suo rapporto con la società. Quando infatti la segretaria della CGIL Susanna Camusso, al termine di un incontro con gli operai dell’Italcementi, dichiara alla stampa il “pieno sostegno” al progetto e l’intenzione addirittura di ricorrere contro un’eventuale sentenza negativa del Tar, senza neppure sentire le ragioni di quanti si oppongono, (..) fa un’affermazione che secondo noi riporta il sindacato indietro nel tempo (..).
giovedì 28 aprile 2011
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Berlusconi atomico.

A tutti gli effetti, infatti il Referendum, è ancora convocato La mobilitazione referendaria va avanti. Infatti, a tutti gli effetti, il Referendum, è ancora convocato. Anche se il Senato la scorsa settimana ha abrogato tutti i punti previsti dal quesito referendario antinucleare, devono ancora esprimersi la Camera dei deputati e poi la corte di Cassazione. L’emendamento L’emendamento approvato alla Senato, in sintesi dice che “in attesa di acquisire ulteriori evidenze scientifiche” sulla sicurezza nucleare, tenendo anche conto delle decisioni assunte dall’Unione Europea, “non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio” di impianti nucleari. C’è poi una conclusione in cui si lascia aperta la porta al rientro nel nucleare, in previsione dell’adozione di una “strategia energetica nazionale” da attuare entro dodici mesi. Il nucleare comunque è rinviato sine die, ma il Referendum rischia di saltare.
giovedì 28 aprile 2011
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Per Il “Fatto Quotidiano”

Emilio Molinari rende pubblica la copia integrale del suo articolo inviato a il Fatto Quotidiano in risposta alle argomentazioni del Prof. Marco Ponti nell'articolo dal titolo l'acqua sporca dei referendari. Non mi sarei mai aspettato che proprio il Fatto Quotidiano, il più letto dai movimenti per i beni comuni, ospitasse un articolo come quello a firma di Marco Ponti proprio il giorno dopo la minaccia del governo di “neutralizzare” il referendum sull'acqua pubblica. Un articolo offensivo, che nel titolo chiama l'acqua pubblica “acqua sporca”, dove si plaude la gestione privata di questo bene comune, le gare, il mercato, le tariffe invece della fiscalità generale e si relega la funzione del pubblico all'assistenza dei meno abbienti. Ma sopratutto dove vi traspare un ideologico furore contro la politica e tutto ciò che è pubblico.
giovedì 28 aprile 2011
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SICUREZZA ALIMENTARE, UNA PERICOLOSA GEOPOLITICA DEL CIBO.

Siamo cresciuti, nel dopo-Seconda guerra mondiale, dando per scontato che sul pianeta ci sia cibo in abbondanza. Che le carestie siano cosa del passato, e se al mondo c'è la fame sia piuttosto una faccenda di redistribuzione, di accesso al cibo o al potere d'acquisto per procurarselo, di accaparramenti, speculazioni. Tutto questo non è più tanto vero. O meglio: squilibri di reddito, accaparramenti, speculazioni continuano a contare, e molto. Ma la fiammata dei prezzi nel 2007-2008, insieme a quella che comincia a vedersi in questo 2011, dicono che le equazioni della produzione alimentare mondiale stanno cambiando: tanto che «il cibo è diventato un motore nascosto della politica mondiale», leggiamo nell'ultimo numero di Foreign Policy (maggio-giugno 2011). È significativo che un'importante rivista statunitense di politica internazionale dedichi un'apertura alla «geopolitica del cibo» nel 21esimo secolo (e che affidi l'articolo portante a un economista-ambientalista quale Lester Brown, direttore dell'Earth Institute di Washington).
giovedì 28 aprile 2011
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