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Video shock da Fukushima: le paure degli abitanti e il silenzio delle autorità.
“Abbiamo il diritto di evitare l'esposizione alle radiazioni e vivere una vita in salute, non pensate?”. Questa una delle domande che un abitante della prefettura di Fukushima ha rivolto ai rappresentanti del governo nipponico in un incontro tenutosi il 19 luglio scorso e ripreso da un videoamatore. Sconvolgenti i silenzi e le mezze risposte delle autorità ai cittadini che rivendicano il sacrosanto diritto ad una vita in salute.
“Il governo ha cercato di ridurre l'esposizione alle radiazioni per quanto possibile”, risponde agli abitanti Akira Satoh, direttore del comando locale. “Non ha risposto alla domanda”, replica un cittadino, “quindi lei crede che loro non abbiano quel diritto?”. “Non so se avete quel diritto”: questa l'assurda risposta di Akira.
domenica 31 luglio 2011
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Naomi Klein: No logo dieci anni dopo.
La cultura delle multinazionali non governa solo i centri commerciali. Detta legge a Washington e alla Casa Bianca. E ha creato un presidente-marchio che produce gadget e false speranze. Il cambiamento deve venire dal basso.
Nel maggio del 2009 la vodka Absolut ha lanciato una nuova serie limitata: no label, senza etichetta. Kristina Hagbard, la responsabile delle pubbliche relazioni dell’azienda, ha spiegato: “Per la prima volta abbiamo il coraggio di affrontare il mondo completamente nudi. Presentiamo una bottiglia senza etichetta e senza logo per veicolare l’idea che l’aspetto esteriore non conta, l’importante è il contenuto”.
Qualche mese dopo anche la catena di caffetterie Starbucks ha inaugurato il suo primo negozio senza marchio a Seattle, chiamandolo 15th Avenue E Coffee and Tea.
martedì 26 luglio 2011
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Etiopia: terre fertili agli stranieri (tra cui l’Italia) mentre in migliaia muoiono di fame.
Un’indagine condotta da Survival International ha portato alla luce prove allarmanti del fatto che alcune tra le terre agricole più produttive dell’Etiopia sono state sottratte alle tribù locali per essere affittate ad aziende straniere. Le società che si sono accaparrate la terra, l’utilizzeranno sia per la produzione di biocarburanti sia per coltivare ed esportare prodotti alimentari mentre, contemporaneamente, migliaia di Etiopi stanno morendo di fame a causa della terribile siccità in corso.
Ad essersi accaparrate ampi tratti di terra fertile situata nell’area del fiume Omo, nel sud-ovest dell’Etiopia, sono imprese malesi, coreane e anche italiane, tra cui la Fri-El Green Power. Nonostante i 90.000 indigeni che vi abitano dipendano dalla terra per la loro sopravvivenza, i terreni saranno sgombrati per fare spazio alle coltivazioni estensive destinate all’esportazione.
lunedì 25 luglio 2011
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NO-TAV, ACCERCHIAMENTO NOTTURNO…
Apriamo la cronaca con questa precisazione visto il massiccio utilizzo di candelotti lacrimogeni sparati in val Clarea in mezzo alla vegetazione secca. Un utilizzo criminale sia dal punto di vista della quantità di gas che dal pericolo di incendi che si è verificato. Tutti i roghi sono stati spenti dai no tav che la terra in cui viono la difendono. Gli idranti della polizia che si vedranno nelle immagini sono stati unicamente usati contro i manifestanti e mai per spegnere un incendio. Dalla mezzanotte alle tre circa di questa mattina circa tremila no tav hanno accerchiato il fortino della Maddalena.
sabato 23 luglio 2011
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La foresta degli Indiani incontattati “spruzzata con prodotti chimici” .
Un largo tratto di foresta amazzonica, situata in una regione dove si ritiene vivano Indiani incontattati, potrebbe essere stata distrutta illegalmente con un defogliante chimico spruzzato da un aereo.
Durante un recente sorvolo di un’area dell’Amazzionia brasiliana occidentale, l’IBAMA, l’agenzia brasiliana per l’ambiente, ha scoperto una zona di 178 ettari di alberi morti.
L’IBAMA non ha confermato la causa di questa distruzione.
giovedì 21 luglio 2011
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L'inevitabile impoverimento.
L'austerità finanziaria votata dal Parlamento venerdì 15 luglio sancisce l'impoverimento assoluto, non relativo, cui viene soggetta la grande maggioranza della popolazione italiana almeno da quando il passaggio all'euro ha comportato una massiccia redistribuzione del reddito a favore degli strati più ricchi. L'Italia si situa ormai in una dimensione che va oltre la crisi in corso. Solo un utopistico boom europeo, da anni Sessanta per intenderci, può arrestare l'immiserimento in corso.
Infatti la deindicizzazione totale e parziale delle pensioni non verrà certamente abolita, anche in caso di ripresa; così come non saranno annullati i ticket, né gli slittamenti salariali. Né verrà sospesa la moltiplicazione dei tagli a livello regionale e comunale, aggravati dal famigerato federalismo fiscale. L'ipotesi più concreta è che, come in Grecia, i tagli contribuiranno a perpetrare l'indebitamento rendendolo ancor più pesante.
A partire dalla manovra di Giuliano Amato nel 1992, la politica economica dei vari governi in carica si è caratterizzata per l'austerità di bilancio. Stando ai dati armonizzati prodotti dall'Ocse, dal 1993 al 2007 il deficit pubblico italiano proveniva interamente dal pagamento degli interessi sul debito. Il bilancio primario, cioè senza il computo degli interessi, è stato sempre attivo. Ciò ha comportato, fino al 2007, una marcata riduzione del deficit in rapporto al prodotto interno lordo. Il processo fu facilitato dal calo del tasso di interesse e dalla notevole performance dell'export italiano, grazie alla fase della lira debole, al boom consumistico delle tecnologicie negli Usa, in Brasile o nell'Argentina.
mercoledì 20 luglio 2011
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La manovra succhia il sangue ai ceti sociali più deboli, ma ai mercati finanziari non basta.
Nello stesso giorno in cui veniva definitivamente varata la peggior manovra che la repubblica italiana abbia mai conosciuto e che tutti gli analisti valutano in 78/80 miliardi a regime, l’ISTAT pubblicava il rapporto 2010 sulla povertà in Italia.
La fotografia che ne scaturisce parla di un paese socialmente impoverito, con 8.272.000 persone, quasi mezzo milione in più del 2009, in condizione di povertà relativa che vivono, cioè, con meno di 496 euro a testa e con 1.156.000 famiglie in condizione di povertà assoluta, non in grado cioè di godere dei beni e dei servizi considerati il minimo indispensabile per una vita al limite della decenza. E non pensiamo che questo livello di povertà colpisca i settori più emarginati, tra questi poveri il 6% è costituito da lavoratori, quelli che ora vengono definiti working poor, un termine che nasconde una drammatica realtà!
Su queste famiglie, sui lavoratori sia pubblici che privati, sui precari, sui pensionati, sui cittadini a basso reddito è calata, come una mannaia, la scure dei tagli contenuti nella nuova manovra finanziaria, dopo che questo governo fino a qualche settimana fa si sbracciava a dire che i conti pubblici erano a posto, che non c’era alcuna necessità di manovre correttive e che il Governo semmai si sarebbe dedicato a mettere in campo una riforma fiscale per abbassare le tasse (sic!).
Le buffonate hanno avuto vita breve, la realtà ha provveduto a smascherarle immediatamente.
mercoledì 20 luglio 2011
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Una manovra al giorno?
La speculazione non si ferma. A piazza Affari la peggiore chiusura d'Europa. Napolitano convoca il premier e chiede compattezza. Il Pd: «Si torni alle urne». I mercati snobbano la manovra più mostruosa mai approvata. Milano perde il 3% e i titoli pubblici superano il 6% di interesse effettivo. Ma è tutto il mondo a ballare al ritmo imposto da una crisi mai finita
Facile fare previsioni quando tutti gli elementi sono già squadernati sul tavolo. La manovra sanguinosa che il governo ha fatto passare in soli cinque giorni, grazie al pressing di Giorgio Napolitano e alla condiscendenza «temporale» del Pd, a tutto poteva servire tranne che a «tranquillizzare i mercati». Che infatti ieri si sono scatenati come se nulla fosse stato.
Piazza Affari ha perso un altro 3%, con tutto il settore bancario stracciato via (oltre il 6% in un solo giorno), nonostante tutti i giornali internazionali titolassero che «gli istituti italiani e spagnoli si sono rivelati i migliori alla prova degli stress test» (un discutibile esercizio contabile per stabilire la loro capacità teorica di resistere a una nuova crisi stile 2008-2009). Soprattutto i titoli di stato - italiani e iberici, ma persino quelli francesi e tedeschi - hanno ballato come non si vedeva da mesi la danza del deprezzamento. Il differenziale di rendimento tra i Btp caserecci e i mitici Bund germanici è di nuovo salito a 337 punti (il 3,37%); vuol dire che per rifinanziare il debito sul mercato è necessario offrire titoli con rendimenti più alti (o, che è lo stesso, prezzi più bassi).
martedì 19 luglio 2011
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Decreto legge 89/2011 ovvero la fine della gratuità del processo del lavoro.
Non è necessario abrogare l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori per rendere sempre meno attuale ed esigibile il diritto al lavoro su cui si dovrebbe fondare la nostra Repubblica. Basta renderne sempre più difficile l’esercizio.
Dopo l’introduzione del cosiddetto Collegato Lavoro, che ha creato un vero e proprio percorso ad ostacoli per i lavoratori che intendono impugnare licenziamenti, trasferimenti, contratti a termine, il decreto legge n. 89/2011 ha stabilito che il lavoratore che sia costretto ad adire il Tribunale del Lavoro per tutelare i propri diritti deve pagare lo Stato come in qualunque altra causa civile (anche se il contributo è dimezzato rispetto all’ordinario).
La gratuità del processo del lavoro era prevista sin dalla legge 319/58, successivamente confermata dalla legge 533/73, ed ha rappresentato un caposaldo del nostro stato di diritto, fotografando la situazione di “parte debole” del lavoratore al quale deve essere garantita la possibilità di tutelare i propri diritti, in applicazione degli art. 3, c. 2, art. 4, c. 1, art. 24 e art. 35 della Costituzione.
martedì 12 luglio 2011
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Angelo Tartaglia: Perchè la Torino-Lione non ci serve.
un articolo di Angelo Tartaglia, Docente al Politecnico di Torino.
Il vastissimo e trasversale fronte Sì-Tav è tornato ad esporre con grande «forza» i propri argomenti:manganelli, ruspe, gipponi.
Il tutto condito dalle solite litanie di slogan e luoghi comuni gridati incessantemente da mille altoparlanti.
In tutta la vicenda del Tav sulla Torino-Lione la costante più macroscopica, anno dopo anno, è sempre stata la totale assenza di argomenti di merito a favore e la più stretta censura sugli argomenti di merito a sfavore.
Eppure la realtà sta lì grande come una montagna, irriducibile e non manganellabile: la nuova linea ferroviaria Torino- Lione non è «discutibile», è platealmente insensata.
giovedì 7 luglio 2011
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