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Costituzionalizziamo i beni comuni.
E ora una costituente per i beni comuni. L’avevano proposta Mattei e Lucarelli prima dell’esito dei referendum, l’ha rilanciata Petrella, l’hanno raccolta Massimo Rossi e Paolo Ferrero e non vedo chi non potrebbe aderirvi. Il luogo giusto per scriverne a più mani il manifesto potrebbe essere proprio Genova a fine luglio, nel decennale di un movimento che, come si è visto il 13 giugno, ha saputo scavare in profondità, sotto la gittata dei radar dei mass media, sotto il palcoscenico del teatrino della politica, non visto nemmeno dai più attenti cultori dei movimenti rivoluzioni.
martedì 21 giugno 2011
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Africa, terra, cibo e borsa. Gli intrecci pericolosi.
Società finanziarie, hedge fund e istituzioni. Sono loro l'anello tra il land grabbing e la speculazione che ha innescato la spirale inflazionistica dei prodotti alimentari
Gli autori della speculazione che hanno portato allo scoppio della bolla immobiliare negli Stati Uniti e allo scandalo dei mutui sub-prime non si sono nascosti, sono sempre all'opera ma hanno spostato il loro obiettivo sull'Africa. Lo dice una nota dell'Oakland Institute, think tank americano molto attento alle questioni socio-ambientali, in procinto di pubblicare una serie di report monografici dedicati alla questione del land grabbing, la vendita a multinazionali di enormi porzioni di territorio, in Etiopia, Mali, Mozambico, Sierra Leone, Sud Sudan e Tanzania, dal titolo Understanding Land Deals in Africa.
lunedì 20 giugno 2011
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Ambientalisti uccisi in Brasile, mentre una legge minaccia l’Amazzonia.
Il 24 maggio, gli attivisti ambientali Cláudio José Ribeiro da Silva e Maria do Espírito Santo, sono stati uccisi vicino alla loro casa nel sud-est dello stato del Pará, nella regione della foresta amazzonica del Brasile. Erano leader del Consiglio Nazionale dei Lavoratori estrattive (CNS), che raccolgono la gomma in foresta e storicamente si battono contro la deforestazione. Tre giorni più tardi è stato ucciso di fronte ai suoi familiari Adelino "Dinho" Ramos, il presidente del Movimento Camponeses Corumbiara, associazione di piccoli agricoltori amazzonici che si batteva contro le compagnie del legno. Ramos era sfuggito nel 1995 a un massacro in cui erano rimaste uccise 13 persone.
Il clima nell'Amazzonia brasiliana si è fatto sempre più teso a causa degli prezzi delle materie prime, e del conseguente alto valore dei terreni. La lobby agricola spinge con forza per un allentamento del Codice forestale che consenta di eliminare ampie fette di foresta pluviale per fare spazio a colture e pascoli. Il Codice forestale prevede che agricoltori e allevatori possano abbattere solo un quinto della foresta nei loro terreni, e ne debbano mantenere l'80 per cento intatta, anche se questa norma è largamente ignorata.
lunedì 20 giugno 2011
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I crimini in Para' sono frutto dell'impunità. Intervista a Dom Pedro Casaldaliga.
Qual è il significato del duplice assassinio in Pará? La morte di José Claudio e di Maria do Espírito Santo non è un fatto isolato. E’ un nuovo episodio della guerra nelle campagne. E’ frutto della impunità e della corruzione significative soprattutto nel Pará, campione della violenza nelle campagne, in disboscamenti e incendi.
Qual è la situazione dei conflitti agrari? Semplificando con uno sgardo panoramico potremmo dividere il nostro Brasile in tre parti. Prima di tutto c’è il Brasile egemonico, a servizio dell’agrobusiness, predatore, sostenitore della monocultura, latifondista, che esclude i popoli indigeni e la popolazione contadina. Fedele al programma del capitalismo neoliberista. Una oligarchia politica tradizionalmente padrona del potere e della terra.
lunedì 20 giugno 2011
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L'acqua di Napoli, il modello è Parigi.
«Napoli sarà il primo comune italiano, dopo il referendum, a procedere verso la ripubblicizzazione dell'acqua». Il neoassessore ai Beni comuni, Alberto Lucarelli (tra gli estensori dei due quesiti sulle risorse idriche) si è presentato ieri in sala Giunta con la delibera approvata ad appena cinque giorni dallo spoglio delle schede.
Nelle premesse si cita il Forum mondiale dell'acqua del 2006 con il richiamo alla «gestione partecipativa», gli utenti coinvolti «nella definizione delle politiche» e poi il Parlamento europeo: «La gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata alle norme di mercato interne». L'orizzonte dell'amministrazione diventa quello del Forum dei movimenti dell'acqua, e così l'Arin spa, ente in house del comune che gestisce il servizio idrico integrato, da società di capitali tornerà a essere soggetto giuridico di diritto pubblico «con le caratteristiche di azienda improntata a criteri di economicità, efficienza, trasparenza e partecipazione».
lunedì 20 giugno 2011
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Persone comuni alla conquista della storia.
(di Ugo Mattei) Un'emozione politica così forte non me la ricordavo più. Erano almeno vent'anni che le nostre idee, la nostra passione e il nostro immaginario venivano sistematicamente sconfitti in modo del tutto bipartisan. In questi sciagurati vent'anni di "fine della storia" le poche belle fiammate politiche venivano dalla ribellione sempre repressa con violenza bruta da uno Stato progressivamente asservito ai poteri forti. Vent'anni di accentuato delirio di onnipotenza da parte dei vincitori della guerra fredda. Vent'anni in cui la guerra calda è stata normalizzata e trasformata in polizia internazionale.
mercoledì 15 giugno 2011
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La grande rapina della privatizzazione dell’acqua. Che cosa insegna all’Italia il caso inglese.
Anticipiamo il testo dell'introduzione all'edizione italiana dello studio di David Hall ed Emanuele Lobina – ricercatori del PSIRU (Public Services International Research Unit) dell'Università di Greenwich – "Da un passato privato ad un futuro pubblico. La privatizzazione del servizio idrico in Inghilterra e nel Galles", edizioni Aracne (di prossima uscita).
- di Tommaso Fattori -
Questo rigoroso studio sugli effetti della “più grande rapina legalizzata” della storia britannica – definizione del quotidiano conservatore Daily Mail – contiene elementi importanti per il dibattito sulla privatizzazione del servizio idrico che sta attraversando il nostro paese, grazie all’iniziativa referendaria "2 sì per l’acqua bene comune" promossa da una vastissima coalizione sociale.
venerdì 10 giugno 2011
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I beni comuni. Le due questioni di fondo.
prefazione di Riccardo Petrella al suo libro RES PUBLICA E BENI COMUNI, pensare le rivoluzioni del XXI secolo.
Al centro del dibattito teorico e politico sui beni comuni nei paesi occidentali vi sono due questioni fondamentali.
La prima riguarda il principio/ruolo dello Stato (più precisamente, di governo e, quindi, di sovranità e di sicurezza). La seconda è relativa al principio di gratuità (della vita). I gruppi sociali dominanti hanno imposto il principio di “governance” ed hanno monetizzato la vita.
La “Governance” al posto del governo
L’uso del concetto di “governance” risale alla seconda metà degli anni ’70 allorché l’economia occidentale si trovava alle prese con la rincollatura dei cocci del sistema finanziario andato in frantumi nel periodo 1971-73 (fine della convertibilità del dollaro in oro e dei tassi di cambio fissi, fine dei controlli sui movimenti di capitale, esplosione del mercato delle divise, liberalizzazione dei mercati, deregolamentazione e privatizzazione del settore…). Per uscire dalle macerie, gli operatori finanziari, in primis gli istituti di credito e le società di notazione (“rating”), avevano bisogno di determinare i nuovi criteri quantificabili sulla base dei quali valutare le opportunità d’investimento, e soprattutto le operazioni di vendita/acquisto di pacchetti azionari (le famose OPA, fusioni d’imprese, prese di partecipazione…) in un contesto di grossi processi di ristrutturazione delle banche e delle assicurazioni a livello locale, nazionale ed internazionale.
giovedì 9 giugno 2011
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Reddito di cittadinanza, Il diritto universale alla vita
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Intervista di Roberto Ciccarelli con il filosofo del diritto Luigi Ferrajoli
Dopo la politiche neoliberiste attuate da governi conservatori e progressisti, la sinistra deve tornare a proporre soluzioni che impediscano la riduzione del lavoro a merce
«La sinistra deve capire che il reddito base universale, anche se è difficile da realizzare, dovrebbe oggi rappresentare il principale obiettivo di una politica riformatrice da realizzare gradualmente in una o due legislature». È come sempre chiaro e netto Luigi Ferrajoli, che ha da poco pubblicato Poteri selvaggi. La crisi della democrazia italiana (Laterza) la più aspra critica del berlusconismo che si ricordi degli ultimi tempi (il manifesto del 25 maggio) e domani interverrà al meeting sull'«utopia concreta del reddito» organizzato dal Basic Income Network a Roma. «La crisi non ci lascia alternative: bisogna arrivare ad un reddito per tutti che garantisca l'uguaglianza e la dignità della persona. Diversamente da altre forme limitate di reddito di cittadinanza, un reddito per tutti escluderebbe qualunque connotazione caritatevole e quindi lo stigma sociale che deriva da un'indennità legata al non lavoro o alla povertà. L'ho già sostenuto in Principia Iuris: il reddito è un diritto fondamentale».
mercoledì 8 giugno 2011
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L'acqua inonda la politica.
Che cosa lega i risultati dei referendum - se riusciranno a scavalcare i cavalli di frisia della Corte Costituzionale e del quorum - al "vento che cambia" delle ultime elezioni amministrative (un vento sempre più simile a quello che riempie le piazze di Atene e della Spagna contro l'azzeramento di ogni aspettativa per le nuove - e le vecchie - generazioni, ma che ha un preciso riscontro nelle rivolte che stanno cambiando il panorama politico del Mediterraneo e del Medio Oriente)? Per rimanere in Italia, con un occhio però ai paesi vicini, e al di là del ripudio di un modo di governare e di uno stile di vita che si è imposto per due decenni e più a tutto il paese, uno dei punti su cui tenere gli occhi puntati sono le opportunità che si aprirebbero con l'abrogazione dell'art. 23 bis della finanziaria 2008 (la norma che impone privatizzazione e svendita dei servizi pubblici locali), restituendo a sindaci e amministrazioni comunali le leve di una politica economica e industriale: quella che governo e opposizione, prigionieri del pensiero unico secondo cui non ci sono alternative al dominio dei mercati e della finanza, hanno da tempo rinunciato anche solo a formulare.
martedì 7 giugno 2011
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