 |
|
|
| |
 |
 |
Scene di lotta di classe nella crisi della «città industriale». Discutendo dell’Ilva con Cataldo Ranieri e il "Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti".
Cataldo Ranieri ci dà appuntamento in un piazzale, alle otto di sera, in uno dei tanti baracchini in cui si mangiano le pucce tarantine. La nostra intervista dovrebbe svolgersi prima della riunione del Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti, ma ben presto si tramuta in una sorta di chiacchierata collettiva con circa trenta persone che, a nostro avviso, mostrano bene le diverse sfaccettature di questo movimento ancora in fasce. L’incontro avviene il 9 agosto, cioè il giorno prima che il giudice per le indagini preliminari di Taranto, Patrizia Todisco, notificasse all’Ilva che il risanamento va fatto a fuoco spento. Colpisce come l’onnipotente governo tecnico sia messo in crisi dalla decisione tecnica di una funzionaria burocratica. Improvvisamente la decisione politica torna a essere occasionale e in deroga alle regole. E’ persino divertente che il provvedimento di ieri esautori Bruno Ferrante, scelto affinché la sua faccia tecnico-burocratica nascondesse quella del padrone interessato solo al profitto. Ma più che sulle sventure tecniche dei vari livelli di governo tecnico della crisi, o sul ruolo della magistratura che, immaginiamo, abbia ancora molto altro da indagare, ci interessava cominciare a ragionare sulla condizione operaia in Italia, a partire da quanti sembrano esprimere nuove forme di soggettività dentro e fuori le fabbriche.
La rottura consumata durante lo sciopero della settimana scorsa sembra aver fatto da detonatore per le diverse esperienze di militanza che fino ad allora si esprimevano nel chiuso dei piccoli gruppi politici tarantini. Ora, invece, si coglie l’esigenza di «fare sintesi», confrontandosi collettivamente. Non che manchino i tentativi di monopolizzazione, ma sembrano resti di un passato che questo Comitato cerca di superare. Lo slancio messo in campo oscilla tra la decisione di rovesciare le contraddizioni esplose all’interno dei rapporti lavorativi, con i sindacati e gli altri operai, e quella di volgersi verso l’esterno, per rafforzare le relazioni costruite in quest’ultimo periodo tra pezzi di società coinvolti direttamente dal disastro ambientale e sanitario dell’Ilva. Un’oscillazione che, tuttavia, lungi dall’essere espressione particolare del «caso» tarantino, emerge come una costante delle prese di parola nella precarietà e ne scandisce tanto i limiti quanto la forza.
venerdì 17 agosto 2012
Leggi
l'articolo...
|
 |
|
 |
Insubordinazione operaia sulla frontiera dello «sviluppo». Scene di lotta di classe alla Maruti Suzuki, Manesar, India.
Il 30 ottobre 2011, accompagnato dalle proteste delle popolazioni locali contro gli espropri effettuati per la costruzione del Buddh International Circuit, il circus della Formula 1 è sbarcato in pompa magna a Greater Noida, nello Stato indiano di Uttar Pradesh. Pur rappresentando una goccia nel mare delle tensioni che attraversano l’India, lo spot voluto dal governo per riparare il parziale fiasco d’immagine dei Giochi del Commonwealth del 2010 ha in parte funzionato. Anche se si è tenuto in una fase di frenata dell’economia indiana, che risente della crisi globale e deve scontare un calo nella crescita del PIL impennatasi nell’ultimo decennio, le autorità indiane lo hanno dimostrato: si può organizzare un Gran Premio di Formula 1 nei dintorni di New Delhi.
Non era in discussione la capacità tecnologica del gigante Sud Asiatico, quanto la possibilità di domare una popolazione irrequieta e spesso ingovernabile, come dimostrano i numerosi conflitti accesi nel paese. La prova di efficienza del governo è stata duplice. In tempi rapidi, esso ha garantito la costruzione del circuito e delle infrastrutture necessarie, attingendo all’arsenale di assemblaggi giuridici sperimentati a partire dagli anni ’90 – rispolverando anche pezzi di legislazione coloniale come il Land Acquisition Act del 1894 – per permettere la svolta liberista nel paese superando le legislazioni esistenti in tema di lavoro e indirizzo dell’attività economica, il cosiddetto Licence Raj. Allo stesso tempo esso ha represso con la forza le proteste che ogni volta accompagnano l’avvio di grandi progetti nel paese. Lo ‘sviluppo’ ha infatti fame di terra, letteralmente di spazio da sottoporre a distruzione creatrice per potervi produrre i propri strumenti e farli funzionare, oltre che di mani, braccia e cervelli da mettere al lavoro. Certo, in tutta la regione a sud di New Delhi, fino a oggi le forme di resistenza alle dinamiche di spossessamento non hanno raggiunto la forza della sollevazione aperta, come accaduto invece in West Bengala. Lo stesso può dirsi per Gurgoan e Manesar, nello Stato dell’Haryana, dove le grandi case automobilistiche hanno avuto vita più facile rispetto alla Tata, che ha dovuto rinunciare a impiantare la produzione della Nano in Singur, abbandonando un impianto già costruito per sfuggire alle proteste popolari e all’atteggiamento ambiguo del governo.
giovedì 16 agosto 2012
Leggi
l'articolo...
|
 |
|
 |
Effetto Domino. Riva finanziava Bersani. Vendola inchiodato all'Ilva. E la Fiom dove va?
E' proprio vero, follow the money, segui la pista del denaro e tutto si chiarirà.
LE FESTIVITA' hanno portato, sulla vicenda Ilva, la notizia, divulgata dal Fatto, del finanziamento diretto dell'industriale Riva a Pierluigi Bersani. Si, proprio l'attuale segretario del Pd, che nel periodo in cui riceveva il finanziamento di 98.000 euro (2006-7) era ministro dello sviluppo economico. Cifre e rendicontazioni ufficiali, niente di oscuro o di non certificabile. Solo che se nel 2007 il finanziamento diretto di Riva a Bersani poteva passare inosservato oggi è qualcosa che si nota come un grattacielo in un giardino.
giovedì 16 agosto 2012
Leggi
l'articolo...
|
 |
|
 |
La «cattedrale di metallo e vetro» dove si lavora come 50 anni fa.
L'Ilva di Taranto ha un'incredibile estensione di 15 milioni di metri quadrati; ogni anno sui suoi moli sbarcano 20 milioni di tonnellate di minerali, fossili e coke, che vengono accumulati nei parchi a cielo aperto per poi essere utilizzati per la produzione della ghisa e dell'acciaio. La capacità produttiva dello stabilimento è di circa 10 milioni di tonnellate annue di acciaio.
Quando iniziò a produrre, agli inizi degli anni sessanta, la «cattedrale immensa di metallo e di vetro» che avrebbe reso moderni gli uomini che «venivano dai campi, dai pascoli e dalla rassegnazione», come la definì Dino Buzzati, disponeva delle migliori tecnologie produttive dell'epoca. Da allora sono passati 50 anni, nei quali l'Ilva ha continuato a sfornare acciaio nello stesso modo: la ghisa, prodotta attraverso il processo cokeria-agglomerato-altoforno passa poi ai convertitori dell'acciaieria e via via alle altre lavorazioni. È vero che sono state adottate soluzioni che hanno permesso un miglioramento nel campo della produzione (ormai fortemente automatizzata e informatizzata) e del controllo delle emissioni nocive (ogni volta tamponando il danno già fatto che man mano è emerso), ma il ciclo produttivo non ha subito modifiche sostanziali.
mercoledì 15 agosto 2012
Leggi
l'articolo...
|
 |
|
 |
Punjab (India), dalla "green revolution" al disastro umanitario.
Quando è stata concepita, la cosiddetta “Rivoluzione Verde” attirava su di sé le speranza di chi l’aveva ideata si poter sfamare il mondo, la maggior parte del quale ancora soffre per la carenza di cibo, molto spesso dovuto all’inadeguatezza delle tecniche agricole e al clima poco adatto alle coltivazioni. È vero che la green revolution ha portato un incremento di produzione agricola in molte parti del mondo, ma quello che i suoi sostenitori stentano ad ammettere è che ha portato anche altri "effetti collaterali" di una gravità estrema, oltre al cibo.
Oggi non sono molti coloro che si occupano di quello che sta succedendo in Punjab, India, una delle zone in cui questa commistione di nuove tecniche agricole e l’uso di nuove specie di piante create in laboratorio è stata applicata il più possibile, come fosse un grande laboratorio a cielo aperto.
martedì 14 agosto 2012
Leggi
l'articolo...
|
 |
|
 |
L’Ilva di Taranto: solo la punta dell’iceberg.
Prove generali di un autunno caldo?
La vicenda dell’Ilva di Taranto è solo la punta di un iceberg che ha portato alla luce, in maniera definitiva e radicale, il grande problema che il mondo del lavoro si porta dietro da qualche decennio: la totale assenza di un punto di vista di parte che metta la produzione al servizio dei bisogni delle popolazioni. Se si entra nel merito della vicenda Ilva, si può capire come gli intrecci tra politica, industriali e sindacati ufficiali sia l'espressione di un orizzonte di valori e di un progetto sociale che è mortale per gli abitanti di Taranto come per tutto il resto del paese. Il fatto che debba essere la magistratura a scoperchiare i malaffari e porre sigilli, andando di fatto a commissariare la politica, è il risultato di una logica che scambia lavoro e salute, qualunque sia il costo sociale che questo rappresenta. Così è avvenuto per alcuni casi più recenti dove a pagare caro il prezzo del rapporto capitale-lavoro sono stati ancora i lavoratori e i territori che “ospitano” grandi siti produttivi: Casal Monferrato con l’Eternit, la Thyssenkrupp con la sua negligenza sulla sicurezza sul lavoro, ma anche la stessa Val Susa dove si accusa un intero territorio di voler bloccare posti di lavoro e sviluppo mentre dall’altra parte, pur consapevoli delle quantità d’amianto che si sprigionerebbe nell'aria, si mette in pericolo la salute di un intera valle; questi esempi solo per citare i casi più grossi, ma non dimentichiamo i numerosi siti produttivi medio-piccoli dove sicurezza e rispetto per l’ambiente sono messi da parte a discapito del profitto.
lunedì 13 agosto 2012
Leggi
l'articolo...
|
 |
|
 |
Il sindaco rosso guida gli espropri nei supermercati.
Tre carrelli di cibo per 37 famiglie povere di Siviglia
In Andalusia requisiti a un duca 1.200 ettari incolti
MADRID
L’ ultima clamorosa protesta è stata un «esproprio alimentare» in un supermercato: martedì scorso Juan Manuel Sanchéz Gordillo, 60 anni, dal 1979 sindaco con maggioranza assoluta della comunistissima Marinaleda, ha diretto l’assalto a un supermercato nella limitrofa Ecija, portando via tre carrelli pieni di pasta, fagioli, lenticchie e latte, che ha donato a 36 famiglie di squatter disoccupati di Siviglia. Unanime la condanna del governo, dei socialisti, di lu. Ovviamente è stato denunciato. Ma lui se la ride: «È stata un’azione simbolica. Il prossimo obbiettivo? Le banche».
domenica 12 agosto 2012
Leggi
l'articolo...
|
 |
|
 |
Perdere una generazione.
A tutti è capitato di perdere gli occhiali da sole, le chiavi di casa, persino il telefono. Ma di perdere una generazione non era fin qui successo a nessuno, e nemmeno di ammetterlo come ha fatto Mario Monti parlando espressamente di «generazione perduta». I trenta-quarantenni (e quindi ben più di una generazione, almeno due) sarebbero perduti forever. Più o meno una decina di milioni di persone, il cui essere «perdute» significa lavorare una vita senza garanzie, saltare da un contrattino all’altro, e raggiungere alla fine una pensione da fame che farà sembrare l’attuale «minima» uno strabiliante privilegio.
domenica 12 agosto 2012
Leggi
l'articolo...
|
 |
|
 |
Trecento black bloc, autonomi, ultras... o tremila cittadini liberi e pensanti?
Il 2 agosto scorso, a Taranto, lo spezzone del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti ha interrotto il comizio sindacale e reclamato il diritto dei tarantini a decidere del destino dell'ILVA, rifiutando la falsa alternativa tra salute e lavoro. I giornali hanno parlato di "black bloc provenienti da Bari", Landini (Fiom) li ha definiti [qui] «esponenti dei Cobas, dei centri sociali, anche ultras del Taranto Calcio. C'erano, naturalmente, anche lavoratori dell'Ilva che non condividono le nostre posizioni. Ma mi sento di dire che si trattasse comunque di una minoranza». Una minoranza «che pensa che sia meglio chiudere la fabbrica e vivere di sussidi dello Stato». Tutti concordi nel dire che erano al massimo 300, neanche fossero stati capeggiati da Leonida redivivo. Lasciamo ai nostri lettori la libertà di giudicare, da questo video,(http://www.youtube.com/watch?v=NoM-Pn_YfPo&feature=player_embedded), se erano 300 o 3000, se erano minoranza o maggioranza. Per la cronaca: a parlare a nome del comitato, sul treruote trasformato in palco, è Aldo, 14 anni all'Ilva, ex tesserato Fiom, una famiglia da mantenere e una moglie part time in un call center. Anche lui un fannullone? [G.D.M.]
venerdì 10 agosto 2012
Leggi
l'articolo...
|
 |
|
 |
Cherán K’eri: dalla difesa dei beni comuni all’autogoverno comunitario.
Situata nello Stato di Michoacán, nel nord-ovest del Messico, la comunità indigena di Cherán K’eri è protagonista da oltre un anno di una formidabile lotta in difesa del territorio e di un interessante esperimento di autogoverno. Durante la Convención Nacional di Atenco del 14-15 luglio scorsi, abbiamo incontrato David Romero e Samuel Ramos, delegati di Cherán all’evento, i quali ci hanno parlato dei nodi del conflitto e del processo di trasformazione che stanno vivendo. La data che segna lo spartiacque nella storia della comunità è il 15 aprile del 2011, giorno in cui gli abitanti di Cherán, attraverso un vero e proprio levantamiento (sollevamento) popolare, decidono di riprendere in mano il territorio e di ribellarsi allo strapotere della mafia locale (la cosidetta Familia Michoacana, un cartello del narcotraffico operativo nel centro del Messico), che stava letteralmente devastando il monte Pacaracua con una deforestazione senza precedenti.
venerdì 10 agosto 2012
Leggi
l'articolo...
|
 |
|
|
|
 |
 |