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Punjab (India), dalla "green revolution" al disastro umanitario.

Quando è stata concepita, la cosiddetta “Rivoluzione Verde” attirava su di sé le speranza di chi l’aveva ideata si poter sfamare il mondo, la maggior parte del quale ancora soffre per la carenza di cibo, molto spesso dovuto all’inadeguatezza delle tecniche agricole e al clima poco adatto alle coltivazioni. È vero che la green revolution ha portato un incremento di produzione agricola in molte parti del mondo, ma quello che i suoi sostenitori stentano ad ammettere è che ha portato anche altri "effetti collaterali" di una gravità estrema, oltre al cibo. Oggi non sono molti coloro che si occupano di quello che sta succedendo in Punjab, India, una delle zone in cui questa commistione di nuove tecniche agricole e l’uso di nuove specie di piante create in laboratorio è stata applicata il più possibile, come fosse un grande laboratorio a cielo aperto.

Ad oggi la situazione delle colture del Punjab, che decenni fa si sono visti importare questa grandiosa scoperta dal Messico, è catastrofica, con carenza d’acqua in una regione il cui nome significa “zona dei cinque fiumi”, e laddove l’acqua ancora c’è, è per lo più inquinata dalle sostanze tossiche usate per i pesticidi e per la produzione agricola. Se pensate che il Punjab produce da solo il 2% del frumento del mondo e che da sempre è considerato una delle zone più fertili del mondo, potete capire quanto al situazione si avvicini alla catastrofe, non solo per l’India che in gran parte dipende dalle coltivazione delle regioni, ma per l’impatto che un tracollo dell’agricoltura in quella zona può avere sul resto del mondo. Gli abitanti di queste zone sono stati incentivati grandemente dal governo e dai produttori di queste nuove specie di piante a intraprendere la green revolution in questa regione, con i prezzi minimi garantiti e le necessarie quantità d’acqua pompate a costo zero. Oggi il Punjab ha una sospetta quanto elevata quantità di casi di tumori, di nascite con difetti congeniti, disordini del neuro-sviluppo, soprattutto nella zona del Malwa, causate soprattutto dall’inquinamento delle falde acquifere che recentemente il ministro dello Sviluppo Agricolo Jairam Ramesh ha confermato essere contaminate da uranio e da altri metalli pesanti. A questo si aggiunge uno dei problemi maggiori dell’India, la sovrappopolazione che richiede quantità di cibo sempre maggiori e quindi un incremento sia delle colture che una sicurezza in un paese dove un monsone prematuro può ridurre alla fame migliaia di persone, certezze che solo l’applicazione della “buona”scienza può garantire, senza che ci siano ripercussioni cataclismatiche.

S.S. Johl, professore di economia che ha speso anni a tentare di migliorare l’agricoltura del Punjab, prevede un'unica soluzione: “Noi abbiamo bisogno di porre maggiore enfasi sulla pianificazione delle famiglie e il controllo delle nascite. Se questa corsa continuerà, non è lontano il giorno in cui la popolazione sorpasserà la produzione”. Di questo aspetto preoccupante si occupa anche la Kheti Virasat Mission, un’organizzazione no-profit che tenta di riparare i danni provocati dalla green revolution, e che proprio in questi giorni stanno preparando un seminario sullo “Sviluppo della Tossicità” causato da questa, a causa dell’agricoltura chimica e ibrida che sostiene, sulla cronica mancanza d’acqua in una terra che era ricca di fiumi.

Se in Punjab è stato usato come dimostrazione della validità della rivoluzione verde, questa dovrebbe essere giunta al capolinea se nonché già ci si prepara per installarla in un mercato apertosi da poco, quello dell’Africa sub-sahariana, che sta conoscendo numerosi sconvolgimenti e che potrebbe presto presentarsi abbastanza stabile da poter ricevere questa possibilità. Con la falsa promessa di sfamare l’Africa, da sempre afflitta dal bisogno di mezzi di sostentamento, si potrebbe arrivare a distruggere anche questa zona dalle infinite possibilità, e nel giro di pochi decenni, la popolazione tornerebbe ad affrontare i problemi di sempre con in più il disgregamento del proprio ecosistema, così come è successo in Punjab. (Autore: anastasia latini)
www.controlacrisi.org

martedì 14 agosto 2012


 
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