Olimpiadi a Venezia
L’assemblea dei comitati e delle associazioni
A fronte della candidatura di Venezia e del Veneto a sede delle Olimpiadi:
a) chiede alle istituzioni pubbliche locali di aprire immediatamente uno spazio di confronto pubblico e libero, diverso e autonomo dal comitato dei promotori, dove chiunque possa esprimere la propria opinione in merito;
b) si fa interprete delle voci di dissenso, di critica e di perplessità che già vi sono tra i cittadini di Venezia e del Veneto e si propone di formulare in breve tempo una serie di domande puntuali e dettagliate sulle conseguenze che tale candidatura comporterebbe sul territorio in termini ambientali, economici e sociali;
c) si impegna a costituire un proprio osservatorio sulla dinamica delle trasformazioni patrimoniali e immobiliari innescate da questa come da altre iniziative di consorzi, gruppi, promotori privati vari;
d) si propone di avviare una iniziativa volta a sollecitare i giovani ad esprimersi sulle loro esigenze di attività sportive, sulla diffusione delle attrezzature necessarie.
Tali richieste derivano:
1. dalla assoluta mancanza di trasparenza che l’iniziativa presenta. Chi sono i promotori? Chi finanzia e per quanti euro il “concept plan”? Quali sono le banche e i fondi di investimento che sorreggono il piano? Come sono stati scelti i progettisti? Quali sono gli oneri a carico delle varie amministrazioni pubbliche, già in questa fase di proposta?
2. dallo sconcertante spettacolo di una concorrenza da pollaio con altre città d’Italia, che dimostra la mancanza di un qualsiasi visione nazionale di regione e Comune e l’assenza di un ruolo di coordinamento e cooperazione delle varie istituzioni nazionali: Coni, Anci, Conferenza delle regioni, Governo…)
3. dalla mancanza di ogni considerazione preliminare sui significati possibili da attribuire ad una Olimpiade oggi;
4. dalla mancanza di ogni considerazione preliminare sul lascito delle più recenti Olimpiadi (in termini di costi, di consumo di suolo, di uso e manutenzione delle infrastrutture, ecc., ecc.) alle comunità locali;
5. dall’acritica adesione di Regione e Comune ad una iniziativa privata che mira esplicitamente a valorizzare alcune (e non altre) aree (vedi Quadrante di Tessera) e infrastrutture (vedi metropolitana sub lagunare) modificando e forzando decisioni urbanistiche che devono far capo esclusivamente ai poteri pubblici secondo una propria e libera visione della città;
6. dalla constatazione che le risorse necessarie per attrezzare il territorio sono di entità tali da prosciugare le disponibilità finanziarie e indebitare ulteriormente i bilanci pubblici, gravando perciò ulteriormente sui giovani e sulle generazioni future;
7. dalla accettazione delle procedure straordinarie (che fanno strame delle norme democraticamente stabilite e condivise) che è diventata la prassi ordinaria di intervento perdendo così di vista e sottomettendo i bisogni e i desideri autentici, quotidiani, degli abitanti. Le grandi opere e i grandi eventi sono diventate così l’unica “occasione”, “opportunità”, “volano”, “leva”, “stimolo”… a disposizione delle comunità locali per vedere soddisfatta qualche loro legittima aspettativa. Le opere di compensazione sono spesso le uniche possibilità concesse;
8. dall’idea che Venezia possa essere una “location” buona per qualsiasi grande evento, e non invece un luogo vissuto, condiviso e comune ai suoi abitanti. Un patrimonio di spazi, risorse e consuetudini che devono essere rispettati. Spazi comuni, di proprietà né dei privati, né dei poteri pubblici, ma la cui titolarità è dei cittadini tutti. Per sua natura, la città come luogo comune, è indisponibile, inalienabile, non privatizzabile e non assoggettabile ad interessi esterni.
(documento definito dai partecipanti al workshop sulle Olimpiadi durante l'incontro Il Veneto che vogliamo di Forte Marghera).
Cantieri Sociali EstNord
martedì 20 ottobre 2009
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