Per qualche goccia in più: l’eterna lotta tra pubblico e privato.
Pochi giorni fa il governo italiano ha approvato un articolo inserito nel decreto per l’adempimento degli obblighi comunitari che porterà necessariamente alla privatizzazione dell’acqua. Soprattutto in un momento in cui si comincia a prendere coscienza della scarsità delle risorse idriche, cosa comporta il passaggio dal pubblico a privato?
(di Andrea Boretti)
Una volta era la Terra, coltivata da tutti, comunitariamente. La gente apparteneva alla terra, ma la terra non apparteneva alla gente. Poi, nell’Inghilterra dei Tudor, si cominciarono a recintare i terreni e nacque così la proprietà privata.
Nei secoli seguenti ci siamo spartiti tutto: prima è stata la volta dei mari, oggi di proprietà di questa o quella nazione, poi è stata la volta dei cieli e dell’aria, divisa in corridoi aerei. Ora, tocca ai beni comuni.
È il caso dell’acqua, è il caso dell’Italia. Come denuncia in questi giorni padre Alex Zanottelli, infatti, il governo italiano ha approvato il 9 settembre un articolo inserito nel decreto per l’adempimento degli obblighi comunitari che porterà necessariamente alla privatizzazione dell’acqua.
L’Italia non è il primo e non sarà probabilmente neanche l’ultimo tentativo da parte di enti privati, dietro ai quali solitamente si nascondono grandi multinazionali, di conquista della proprietà di beni comuni ed indispensabili come l’acqua.
Questo, tra l’altro, avviene in un periodo in cui si comincia a prendere coscienza della scarsità di questa risorsa fondamentale e quindi, in termini di mercato, di aumento del suo valore economico, se di soldi si può parlare quando si parla, come dice Padre Zanottelli, della vita stessa.
Privatizzare, come ormai sempre più spesso e sempre troppo tardi si sta capendo (vedi Telecom o le FS), non vuol dire dare qualcosa in mano ad una brava persona. Al contrario, privatizzare è mettere qualcosa (e nel caso dell’acqua parliamo di qualcosa di vitale) in mano a qualcuno il cui unico scopo è il profitto costi quel che costi.
Un esempio per tutti. Nel 2000, in Bolivia, scoppia la cosiddetta “guerra dell’acqua di Cochabamba”.
Cochabamba è la terza città per dimensioni della Bolivia e nel 1999 il governo Boliviano chiede alla Banca Mondiale un prestito per la ristrutturazione dei servizi idrici della città. La Banca Mondiale acconsente, a patto che la gestione del sistema idrico venga privatizzato. Così avviene e un consorzio che fa capo alla Bechtel di San Francisco e all’italiana Edison assume, per 30 anni, il controllo di tutta l’acqua di Cochabamba.
Nel giro di pochi mesi il prezzo dell’acqua aumenta del 300%, mentre la condizioni delle reti idriche non subiscono alcun lavoro di mantenimento o miglioramento. La percentuale della popolazione che non ha accesso a questo bene fondamentale sale, rapidamente, fino al 55%.
Non è tutto, la legge firmata dal governo boliviano promette ancora di più ai beneficiari stranieri: l’acqua piovana non può essere raccolta se non con una licenza, ovviamente a pagamento, del consorzio Bechtel-Edison e le bollette non pagate danno loro il diritto di confiscare le case dei debitori e metterle all’asta.
Famiglie che vivono con meno di 2$ al giorno non possono certo spendere un quarto del loro reddito per l’acqua, ed è così che nella primavera del 2000, i cittadini di Cochabamba scendono in piazza. Lo scontro è forte e prosegue per giorni, il governo manda polizia ed esercito a fermare i “rivoltosi”, ma le manifestazioni continuano e il 10 aprile 2000 il governo è costretto a ritirare la legge che aveva dato il via alla privatizzazione. Il popolo unito vince. L’acqua di Cochabamba oggi è pubblica e la costituzione boliviana possiede ora anche un articolo che impedisce la privatizzazione dell’acqua.
La storia di Cochabamba è una storia a lieto fine, ma sarebbe potuta andare diversamente e prima di scendere in piazza il popolo boliviano ha comunque subito sulla propria pelle la privatizzazione di gran parte delle risorse e dei servizi fondamentali del paese: dal petrolio, all’elettricità ai servizi telefonici.
Tutto ciò negli anni scorsi è avvenuto, come sappiamo bene, anche in Italia. Il motivo per cui è successo, oltre che per il profitto di pochi, è dovuto alla logica – oggi riproposta brutalmente dal Ministro Brunetta - secondo la quale il pubblico è inefficiente e il privato, al contrario, efficiente. Ciò è in parte vero, ma non sempre, e comunque non ci si sofferma mai abbastanza a valutare i vantaggi che un’azienda pubblica possiede e che dovrebbero spingere ad evitare pericolose privatizzazioni, soprattutto quando si parla di risorse preziose come l’acqua.
Uno di questi vantaggi è la possibilità di un’azienda pubblica di lavorare in perdita per i vantaggi che ne possono venire alla collettività. Un’azienda pubblica, ad esempio, può decidere di tenere basso il costo dell’acqua per renderla accessibile a tutti, perché l’acqua non è un semplice servizio ma ha un valore intrinseco che non può piegarsi alle regole del mercato.
Una società e uno stato che si piegassero a sminuire in tal senso il valore dell’acqua, rischierebbero di vedere una nuova Cochabamba con risultati non del tutto prevedibili.
L’Italia sotto molti aspetti non è certo la Bolivia, o almeno…non ancora…
Guerra dell’acqua di Cochabamba - Bechtel Edison
Tipo di Conflitto
Nell’aprile del 2000 migliaia di persone scendono in piazza e marciano a Cochabamba contro il governo costretto a revocare la legislazione sulla privatizzazione dell’acqua e il contratto con la multinazionale Bechtel.
Descrizione del Conflitto
Sintesi
Nel 1999 la compagnia statunitense Bechtel assume la gestione del servizio idrico a Cochabamba, la terza città della Bolivia. Il prezzo dell’acqua viene triplicato, vengono imposti l’obbligo di acquisto di permessi per accedere alla risorsa e addirittura un sistema di licenze per la raccolta dell’acqua piovana. Dopo un anno di gestione il 55% degli abitanti continua a non avere accesso all’acqua. Nell’aprile del 2000 centinaia di migliaia di persone scendono in piazza e marciano a Cochabamba contro il governo, costretto a fare marcia indietro e a revocare la legislazione sulla privatizzazione dell’acqua. Il contratto con la multinazionale Bechtel viene interrotto e il servizio idrico ripubblicizzato. La vicenda, conosciuta come “Guerra dell’Acqua di Cochabamba”, ha assunto un alto valore simbolico nell’ambito delle lotte per la difesa dei beni comuni, dimostrando che la partecipazione popolare può portare ad esercitare una reale influenza sulle decisioni riguardanti la gestione della cosa pubblica.
Cause del Conflitto
Nel settembre 1999 il comune di Cochabamba firma un contratto con l’unico concorrente in gara per l’appalto del servizio idrico : il consorzio Aguas de Tunari, controllato per il 50% dalla IWL -International Water Ltd- e per il 25% dalla spagnola ABENGOA S.A.. A sua volta l’impresa IWL è controllata dalla multinazionale statunitense Bechtel e dall’impresa italiana Edison. Quest’ultima risulterà poi essere in realtà controllata dalla AEM di Milano, azienda municipale del capoluogo lombardo.
In base al contratto, il consorzio riceveva per trenta anni la concessione della captazione, trattamento e distribuzione dell’acqua nel territorio comunale. La concessione dava ad Aguas del Tunari il monopolio assoluto su ogni fonte d’acqua nella municipalità, inclusi i pozzi privati.
Impatti
Nel giro di pochi mesi gli abitanti di Cochabamba vedono aumentare le tariffe del 300%, mentre le condizioni precarie delle reti idriche e fognarie non subiscono alcuna operazione di mantenimento o miglioramento. La spesa media dell’acqua arriva a toccare circa 12 dollari mensili, su un salario medio di 60 dollari ;
le tariffe vengono adeguate al dollaro statunitense, costituendo una grave perdita del potere d’acquisto per una popolazione già in condizioni di estrema povertà ;
gli alti costi richiesti per le connessioni domiciliari sono a carico degli utenti e l’accordo con Aguas del Tunari proibisce l’uso di fonti alternative naturali, non riconoscendo il sistema di auto-organizzazione dei cittadini e non rispettando i costumi tradizionali delle comunità e dei loro sistemi tradizionali di approvvigionamento.
BREVE CRONOLOGIA DEL CONFLITTO
Settembre 1999 : la multinazionale statunitense Becthel e l’italiana Edison danno vita assieme ad altre imprese private - tra cui la ABENGOA S.A - ad un consorzio chiamato “Aguas del Tunari”, che firma con il governo municipale di Cochabamba un contratto di concessione della durata di 30 anni. Il consorzio viene registrato in Olanda.
Novembre 1999 : il governo boliviano, dopo aver privatizzato l’educazione, la sanità e le telecomunicazioni, privatizza l’acqua attraverso la legge 2029.
4 novembre 1999 : la Fedecor - Federazione Dipartimentale degli Irrigatori di Cochabamba - convoca un blocco stradale di 24 ore per protestare contro la legge 2029. Nonostante gli interventi della polizia la gente non abbandona le strade. Per mettere fine al blocco il Ministro dell’acqua è costretto a dichiarare che il contratto con Aguas del Tunari non colpirà le risorse idriche dei “regantes”, i contadini che gestiscono autonomamente e secondo le millenarie tradizioni andine, le fonti di acqua dei loro territori.
Novembre 1999 : l’accordo governo-regantes non viene ufficialmente riconosciuto. Di conseguenza la Fedecor convoca una riunione con altri movimenti di Cochabamba. Dal coordinamento delle azioni di opposizione nasce la “Coordinadora de defensa del agua y la vida” -Coordinamento per la difesa dell’acqua e della vita, costituita da sindacati, contadini, ecologisti, operai, studenti e gente comune, che assume come impegno centrale quello di impedire la privatizzazione dell’acqua nella città di Cochabamba.
10 gennaio 2000 : la Coordinadora presenta un “Manifesto” che individua e spiega i principi e le linee della lotta per l’acqua.
Gennaio 2000 : viene organizzato un primo blocco stradale a Cochabamba. Di fronte alle manifestazioni, diversi ministri del governo si recano a Cochabamba, cercando una mediazione e giungendo ad un debole accordo per la valutazione del contratto con Aguas del Tunari che non porta ad alcuna soluzione del conflitto.
Febbraio 2000 : la Coordinadora convoca una grande manifestazione pacifica a Cochabamaba per chiedere nuovamente la revisione del contratto con Aguas del Tunari. Il governo risponde con violente misure repressive contro la popolazione.
Marzo 2000 : la Coordinadora convoca una consulta popolare, alla quale partecipeno oltre 50 mila persone. Il 98% degli intervenuti chiede l’espulsione di Aguas del Tunari di Cochabamba. La consulta non viene riconosciuta valida e i risultati non vengono tenuti in considerazione dal governo.
4-10 aprile 2000 : di fronte all’indifferenza del governo oltre 600 mila persone scendono nuovamente per le strade.Le manifestazioni durano giorni e vengono fortemente represse dal governo, dando il via ad una dura battaglia, nota come la “guerra dell’acqua”, che termina col triste bilancio di decine di feriti e cinque morti. Il primo a essere ucciso il 9 aprile dai cecchini dell’esercito è il giovane Victor Hugo Daza, di 17 anni. È la prima vittima della guerra dell’acqua. Alla fine saranno cinque i morti e diverse centinaia i feriti. I dirigenti della Coordinadora vengono arrestati durante le trattative con il governo, rinchiusi in una prigione al confine con il Brasile e accusati dal ministro dell’interno di finanziarsi con il narcotraffico.
10 aprile 2000 : la forza della sollevazione popolare è tale da costringere il governo ad abolire la legge 2029 sull’acqua potabile e sulle reti fognarie che aveva dato il via libera alle privatizzazioni, e a pubblicizzare nuovamente il servizio idrico, interrompendo il contratto con la multinazionale Bechtel. Viene accettata la proposta popolare di restituire la gestione delle risorse idriche alla SEMAPA - Servizio municipale di acqua potabile di Cochabamba - con una struttura amministrativa composta da rappresentanti del comune, dei sindacati e delle associazioni di quartiere. Per due anni, fino al 2002, la Coordinadora assume la presidenza dell’impresa.
2002 : in seguito all’espulsione di Aguas del Tunari, le multinazionali Bechtel, Edison e Abengoa, attraverso il CIADI - il centro internazionale interno alla Banca Mondiale per la risoluzione delle controversie relative agli investimenti - chiedono al governo un risarcimento per il mancato lucro di oltre 25 milioni di dollari.
Marzo 2003 : l’associazione A Sud organizza in Bolivia, insieme ad altre associazioni, parlamentari organizzazioni non governative e movimenti sociali italiani, la “carovana andina per la pace”. La carovana riunisce associazioni e movimenti della società civile italiana, organizzazioni non governative e parlamentari italiani con l’obiettivo di raccogliere le testimonianze dei protagonisti della guerra dell’acqua nella città di Cochabamba e portare la solidarietà alle lotte sociali boliviane, in particolare ai cocaleros guidati da Evo Morales della regione militarizzata del Chapare.
Ottobre 2005 : parte la campagna internazionale per chiedere l’abolizione del CIADI e per il non pagamento dell’indennizzo richiesto dalle multinazionali per il mancato lucro di 25 milioni di dollari.
Novembre 2005 : in seguito ad azioni dimostrative congiunte da parte dei movimenti sociali boliviani, italiani e spagnoli, le multinazionali del consorzio Aguas del Tunari iniziano le trattative con il nuovo governo boliviano per ritirare la richiesta di risarcimento avanzata presso il CIADI per il mancato guadagno.
Aprile 2006 : parte a Cochabamba un progetto di cooperazione promosso dall’associazione di A Sud e finanziato dall’AATO della Provincia di Venezia attraverso la tassazione di un centesimo per ogni metro cubo d’acqua consumato dai cittadini della provincia di Venezia. Il progetto, completamente innovativo nelle sue forme e per le sue modalità, vede protagoniste le forze sociali della Guerra dell’acqua ed è volto a rafforzare la gestione pubblica e partecipata del bene acqua attraverso la costruzione e l’autogestione da parte delle comunità del sistema igienico-sanitario.
ATTORI COINVOLTI
Movimenti, Organizzazioni Sociali
FEDECOR
Associazioni di contadini, studenti e operai di Cochabamba
Movimento cocalero
Osservatorio sul debito e la globalizzazione
Coordinamento in difesa dell’Acqua e della Vita - Cochabamba
Multinazionali/Imprese
International Water Ltd
Bechtel
Edison
ABENGOA S.A.
Enti Statali/Governi Locali
SEMAPA
Organizzazioni Internazionali ed Istituzioni Finanziarie
Banca Mondiale
CIADI
Altri
Cattedra UNESCO per la Tecnologia, lo Sviluppo Sostenibile, e il Cambiamento Globale
Università Politecnica della Catalogna
Ministro dell’Interno - Bolivia
Esercito e Forze dell’Ordine boliviane
Prefettura di Cochabamba
Associazione A Sud
www.terranauta.it
lunedì 21 settembre 2009
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