Campagna pubblicitaria di Wal-Mart contro i critici.
Wal-Mart , la più grande catena distributiva del mondo, continua la sua
incessante azione di conquista dei mercati. Una delle gambe su cui poggia la
sua forza economica è lo spregio dei diritti dei suoi lavoratori e questa
politica industriale la espone a continui scontri con il mondo del lavoro
indebolendo ciò che più vale nel suo business: l'immagine, il marchio!
Allo scopo di tamponare gli effetti negativi che vengono poi colti dai
"consumatori" che conseguentemente si disaffezionano al marchio Wal - Mart
lancia una campagna pubblicitaria per rifarsi un'immagine positiva! Riuscirà
ancora una volta ad ingannare gli "affezionati" clienti? Per promemoria vi
proponiamo alcuni articoli sull'operato di Wal - Mart (p.s.: ricordiamoci
che questo colosso della distribuzione non è poi così lontano dalla nostra
realtà essendo in trattattiva per l'acquisto di ESSELUNGA)e sull'analoga
politica che altre catene distributive emulano con effetti disastrosi per
lavoratori e fornitori.
a cura di AltrAgricoltura Nord est
Campagna pubblicitaria di Wal-Mart contro i critici
Inserzioni su più di cento quotidiani Usa e nuovo sito web.
Il gigante della grande distribuzione statunitense Wal-Mart, sotto accusa
per le sue politiche anti-sindacali e di violazione dei diritti dei
lavoratori, ha deciso di passare al contrattacco in difesa della propria
reputazione, con “un’iniziativa di comunicazione senza precedenti”, nel
tentativo di recuperare credibilità tra l’opinione pubblica.
Il 13 gennaio, Wal-Mart ha iniziato una campagna pubblicitaria, sotto forma
di una lettera aperta del presidente e amministratore delegato Lee Scott,
con inserzioni di una pagina in più di cento giornali, in cui si afferma:
“Wal-Mart sta lavorando per ognuno di voi. Alcuni dei nostri critici
lavorano solo per se stessi”.
In un comunicato, Lee Scott afferma che “in questi giorni circolano molte
leggende metropolitane su Wal-Mart, ma i fatti sono fatti. Wal-Mart è buona
per i consumatori, buona per le comunità e buona per l’economia Usa”.
La pubblicità afferma che quest’anno Wal-Mart ha programmato la creazione di
oltre 100.000 nuovi posti di lavoro negli Stati Uniti, che la paga media dei
dipendenti è quasi il doppio del minimo stabilito a livello federale e tutti
godono di un’assicurazione sanitaria, che costa 40 dollari per i singoli e
meno di 155 per le famiglie, indipendentemente dal numero dei componenti.
Inoltre, afferma Wal-Mart, il 74% dei dipendenti assunti ad orario, lavorano
a tempo pieno, contro il 20-40 per cento del settore della vendita al
dettaglio.
Contemporaneamente alle inserzioni pubblicitarie, la compagnia ha inaugurato
un nuovo sito Internet, in cui risponde a tutte le critiche e alle denunce,
dando la propria immagine della compagnia, Stato per Stato.
La principale causa legale che attende Wal-Mart è la class action per
discriminazione sessuale, autorizzata il 22 giugno scorso da un giudice di
San Francisco, che riguarda un milione e seicentomila donne, che lavorano o
hanno lavorato per la compagnia dal 26 dicembre 1998.
Vi sono poi oltre quaranta denunce per violazioni dei diritti dei
lavoratori. Lo scorso ottobre, un giudice dello Stato di Washington ha
autorizzato una class action contro Wal-Mart, che coinvolge circa 40.000
dipendenti ed ex-dipendenti nello Stato di Washington, dal 10 settembre 1995
ad oggi. La compagnia è accusata di aver adottato uno schema di abusi
sistematici, tra cui straordinari non pagati, pause pranzo e di riposo
negate, falsificazione dei dati sugli straordinari effettuati.
Lo scorso maggio, Wal-Mart è stata condannata a pagare 3,1 milioni di
dollari di multe, per aver violato la normative sulla protezione delle
acque, il Clean Water Act, i 24 siti di nove Stati Usa.
Si tratta della multa più elevata sinora comminata per questo tipo di
violazioni ad una singola compagnia ed è la seconda, in tre anni, che
Wal-Mart si è trovata a dover pagare. La precedente fu di un milione di
dollari, nel 2001, per violazioni in 17 siti, in diversi Stati.
Il 6 aprile scorso, Wal-Mart ha subito una dura sconfitta nel referendum
sull’insediamento di un centro commerciale di 60 acri a Inglewood, 113.000
abitanti, nei pressi di Los Angeles, il cui fulcro avrebbe dovuto essere un
grande punto vendita della compagnia. Il progetto è stato bocciato con il 66
per cento di “no” e il 34 per cento di “sì”. Contro il progetto erano scesi
in campo anche il leader dei consumatori statunitensi, Ralph Nader, e il
reverendo Jesse Jackson.
La California sta ponendo restrizioni agli insediamenti di grandi centri
commerciali, sia per il loro impatto ambientale ed urbanistico, sia per le
conseguenze sociali che hanno sul commercio locale. Wal-Mart vorrebbe
aprirne 40 in questo Stato ma il voto di aprile rischia di comprometterne i
progetti. (tratto da RSINEWS.IT - 17/01/05)
Wal-Mart, class action per 40.000
La compagnia accusata di illegalità sugli straordinari.
Un giudice della King County Superior Court, Terry Lukens, ha autorizzato
una class action contro Wal-Mart, che coinvolge circa 40.000 dipendenti ed
ex-dipendenti del colosso americano della distribuzione al dettaglio nello
Stato di Washington, dal 10 settembre 1995 ad oggi.
Lo ha annunciato l’8 ottobre lo studio legale Tousley Brain Stephens LLC,
che ha avviato questa causa nel 2001. Wal-Mart è accusata di aver adottato
uno schema di abusi sistematici, tra cui straordinari non pagati, pause
pranzo e di riposo negate, falsificazione dei dati sugli straordinari
effettuati.
I legali osservano che Wal-Mart ha una politica molto restrittiva sugli
straordinari ma che il carico di lavoro per i dipendenti è eccessivo, per
essere completato entro le 40 ore ordinarie. I lavoratori si trovano quindi
a dover scegliere tra la perdita del posto o l’effettuazione di ore
straordinarie non retribuite e il salto delle pause previste per il pranzo e
il riposo.
Secondo gli avvocati, questi comportamenti illegali fanno parte della
cultura di Wal-Mart, che incentiva i propri manager dei punti vendita a
contenere i costi a tal punto che a farne le spese sono i dipendenti di
livello più basso.
Wal-Mart ha dichiarato che “respinge con fermezza queste accuse” ma che non
ha ancora deciso se presentare appello con la decisione del giudice Lukens.
“La politica di Wal-Mart è quella di pagare i propri dipendenti per ogni
minuto che lavorano. I manager che richiedono o tollerano il lavoro fuori
orario violano la politica della compagnia”.
Wal-Mart è da anni al centro di molte vertenze legali per la sua politica
sindacale e la violazione dei diritti dei lavoratori. La causa maggiore che
la attende è la class action per discriminazione sessuale, autorizzata il 22
giugno da un giudice di San Francisco, e che riguarda un milione e
seicentomila donne, che lavorano o hanno lavorato per la compagnia dal 26
dicembre 1998. (tratto da rsinews.it - 11/10/2004)
3,1 milioni di dollari di multa a Wal-Mart per inquinamento. Ha violato il
Clean Water Act in nove Stati Usa.
Wal-Mart - il gigante Usa dei supermercati e centri commerciali, oggetto di
polemiche per le sue politiche antisindacali e di sfruttamento - è stato
condannato a pagare 3,1 milioni di dollari di multe, per aver violato la
normative sulla protezione delle acque, il Clean Water Act, i 24 siti di
nove Stati Usa. Lo ha annunciato il 12 maggio il dipartimento della
Giustizia statunitense.
Le violazioni riguardano la gestione delle acque di scarico nei nuovi centri
in costruzione. Secondo quanto riferisce il dipartimento della Giustizia,
Wal-Mart ha accettato di istituire maggiori controlli.
E’ la multa più elevata sinora comminata per questo tipo di violazioni ad
una singola compagnia ed è la seconda, in tre anni, che Wal-Mart si trova a
dover pagare. La precedente fu di un milione di dollari, nel 2001, per
violazioni in 17 siti, in diversi Stati.
Nella negoziazione con il dipartimento della Giustizia, Wal-Mart ha
accettato di investire 250.000 dollari per un progetto ambientale di
protezione delle acque in uno dei nove Stati dove ha commesso le violazioni. (tratto da rsinews.it - 14/05/2004)
rsinews.it
lunedì 17 gennaio 2005
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