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INFLUENZA SUINA: SECONDO L'ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITA' IL TERMINE NON E' ADEGUATO.

L'espressione "influenza suina" per definire l'epidemia originaria del Messico non é adeguata, perché il virus che la causa non e' stato isolato in animali. Lo ha dichiarato l'Organizzazione Mondiale della Sanità Animale (OIE), per voce del direttore generale Bernard Vallat. "Non c'e' nessuna prova di trasmissione del virus mediante l'alimentazione - ha detto -; solo risultati che stabilissero una circolazione di questo virus tra suini in zone che contano casi umani, giustificherebbero il nome attribuito all'influenza e misure commerciali appropriate". "Non si tratta di un problema veterinario, ma medico - interviene il Prof Paolo Cordioli dell'Istituto Zooprofilattico di Brescia - e non si può nemmeno paragonare quest'influenza all'aviaria: in quel caso, gli uccelli si ammalavano, non andavano toccati, potevano infettare chi vi entrava in contatto. In questo caso no, i suini sono sani. Il fatto che il virus si possa trasmettere tra uomo e uomo rende la cosa anche peggiore, ma i suini non c'entrano nulla, la loro carne meno ancora.

Secondo l'ANAS (Associazione Nazionale Allevatori Suini) non si tratta di pure finezze semantiche: "la materia andrebbe suddivisa in due parti - afferma il presidente Giandomenico Gusmaroli -; lecita, anzi doverosa, la preoccupazione per la sanità pubblica, che riguarda ognuno di noi, quale che sia la sua occupazione professionale. Proprio l'Italia, però, è forse la nazione più interessata al mondo nel fare chiarezza su vicende che possono interferire con l'agroalimentare, settore vitale per la nostra economia. Per questo motivo, non gli allevatori, ma l'intero Paese chiede una mano all'informazione". In che forma? "Quanto l'OMS sta affermando ha dell'incredibile. La si è chiamata "influenza suina" quasi per convenzione linguistica. In realtà non ci sono capi infetti: questo cambia sostanzialmente le carte in tavola. Con un paradosso, sarebbe come mettere in isolamento tutti gli australiani quando d'inverno arriva l'influenza che porta il loro nome.


www.biozootec.it

mercoledì 13 maggio 2009


 
News

Raccolta delle olive in Cisgiordania: i coloni bruciano gli ulivi, picchiano la stampa americana, e a portare i ministri israeliani davanti a un giudice è ancora la società civile.
(Di Romano Dellamore / 17 Ottobre 2026) La raccolta delle olive in Cisgiordania è diventata la stagione della caccia. Ogni ottobre le famiglie palestinesi tornano sui propri terreni, e ogni ottobre i coloni le aspettano con pistole, bastoni, fionde e taniche di benzina. Quest’anno lo hanno fatto con una ferocia che supera tutti i numeri degli anni passati, e il 16 ottobre hanno aggiunto un dettaglio che dice molto su quanto si sentano intoccabili: hanno massacrato di calci una fotoreporter del Washington Post. Su Kratologos abbiamo già raccontato con molti articoli cosa succede in Cisgiordania, ne dobbiamo parlare per l’ennesima volta. Questa volta però conviene guardare l’oggetto stesso dell’attacco, l’ulivo, perché è lì che si capisce che cosa sta succedendo. >>



Nuova protesta degli agricoltori a Bruxelles, 250 trattori intorno alle sedi Ue. Roghi davanti all’Eurocamera: polizia usa idranti e lacrimogeni.
Circa 250 trattori hanno bloccano le strade principali del quartiere delle istituzioni Ue a Bruxelles chiamati a manifestare da Fugea, dalla Federazione dei Giovani Agricoltori (FJA), dalla Federazione Vallone dell’Agricoltura ( Fwa), dalla Rete di sostegno all’agricoltura contadina (RéSAP) e dal Coordinamento europeo. >>



Gates e Zuckerberg puntano sull'agricoltura: "Cibo vero solo per ricchi"
Altro che carne sintetica e dieta vegetale. I grandi imprenditori dei Big Data sembrano andare proprio nella direzione opposta. Mentre, infatti, la sostenibilità planetaria spinge le economie a orientarsi verso la produzione di cibo sintetico, loro investono su terreni agricoli e sulla produzione di carne tradizionale di altissima qualità. E naturalmente altissimi costi e ricavi. >>