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Dossier. Malori allo stabilimento Amadori di Cesena. 2007-2008. Cronostoria - Documenti .

Dossier. Malori all’Amadori di Cesena - 2007/2008 Sommario: 1) Introduzione. Alcuni dati sulla sicurezza sul lavoro in Provincia di Forlì Cesena 2) La ditta Amadori 3) Cronistoria dei malori. Anno 2007 4) Conclusioni e riflessioni sulla crisi del 2007 5) Cronistoria 2008 e conclusioni generali 6) Documenti 1) Introduzione. Alcuni dati sulla sicurezza sul lavoro in Provincia di Forlì Cesena “Sicurezza sul lavoro” è un trinomio ormai nella bocca di tutte le aziende, grandi o piccole. Anche gli amministratori comunali se ne servono largamente, vantando successi nell’opera di sensibilizzazione e organizzando premi e serate sul tema. Nella pratica ci scontriamo con una realtà molto diversa da quella pubblicizzata. Per fare un esempio basta leggere le polemiche sul premio per la sicurezza istituito a Cesena e consegnato a una ditta, la Paresa, che vede il proprio titolare sotto processo per omicidio colposo di un dipendente morto fulminato in cantiere 7 anni fa. Grande è l’orgoglio per il calo del 26% negli incedenti sul lavoro (denunciati e indennizzati) in provincia, tra il 2002 e il 2007. Gli amministratori di Cesena non mancano di farsene vanto, sottolineando la forte spinta in materia di sicurezza che ha caratterizzato l’operato della giunta cesenate. Se però si vanno a leggere i dati della Conferenza provinciale permanente sul lavoro (http://emiliaromagna.indymedia.org/node/4293), coordinata dal prefetto Angelo Trovato, si evince che la metà delle aziende controllate non sono in regola con le norme per la sicurezza dei dipendenti. Forse la questione non è così rosea come viene pubblicizzata.

2)La ditta Amadori In questo dossier vogliamo analizzare e raccontare i problemi legati alla salute dei dipendenti di una grossa azienda cesenate, il Gruppo Amadori, con base a San Vittore di Cesena e ramificazioni anche in altre zone d’Italia (Teramo, Brescia, Siena, Bergamo). Numerose sono le ditte associate o controllate grazie alle quali cura tutta la filiera avicola, dall’allevamento alla lavorazione e distribuzione dei prodotti. La potenza del gruppo è quantificata, sul sito di Amadori, in 20 stabilimenti industriali, 15 filiali, 10 agenzie (http://anonymouse.org/cgi-bin/anon-www.cgi/http://www.amadori.it/_vti_g1_numeri.asp?rpstry=1_). Amadori figura come consorzio di cooperative agricole mentre, come abbiamo appena visto, ha i numeri di un vero e proprio comprato industriale. Ciò gli consente, a norma di legge , di godere degli sgravi fiscali e dei benefici previdenziali previsti per le coop del settore agricolo. Primo fra tutti la possibilità di stipulare contratti avventizi ai lavoratori, anziché il contratto alimentarista, con l’obbligo di farli lavorare solo 6 mesi all’anno: le famose 151 giornate. Queste giornate non sono però calendarizzate in maniera consecutiva ma a chiamata, o settimana per settimana lungo tutto il corso dell’anno. In tal modo ai dipendenti è preclusa la possibilità di organizzarsi per svolgere una seconda attività e integrare i bassi guadagni. Gli assunti con tale modalità guadagnano intorno ai 600/700 euro mensili e percepiscono la disoccupazione per i periodi in cui non sono chiamati al lavoro. Tutto ciò si può quantificare, con approssimazione al ribasso, in almeno 4.000 euro a persona di disoccupazione l’anno. Il tutto a carico dello stato e del contribuente. Non solo. Il dipendente stagionale si trova estremamente precarizzato, senza ammortizzatori sociali né prospettive certe di riassunzione l’anno seguente: facilmente ricattabile. Si parla di circa 1750 lavoratori, su oltre 2000, assunti con questa tipologia contrattuale, in un settore che di stagionale non ha nulla e non è legato a picchi di produzione circoscritti in periodi particolari, visto che polli e tacchini vengono allevati e mangiati tutto l’anno. Questi contratti garantiscono però ad Amadori un forte controllo sui dipendenti, una facilità di mobilitazione dei medesimi in funzione della produzione, e un bel risparmio. Stiamo parlando di una ditta che per il 2008 punta a totalizzare il miliardo di euro in fatturato. Da ignoranti in materia ci sembrerebbe logico domandarsi e domandare alla magistratura se ciò non si configuri come uso strumentale della normativa sulle cooperative agricole. E ancora se quella normativa non sia formulata in maniera tale da consentire legalmente una pratica ingiusta e troppo penalizzante per il lavoratore, e perciò vada immediatamente riformata. Lavorazione e trasformazione delle carni rientrano chiaramente in una lavorazione di tipo industriale. Le uniche aziende agricole nel “sistema” Amadori sono gli allevamenti (e la Romagna in tal senso vanta il primato italiano per concentrazione di allevamenti di polli-tacchini-suini, siti soprattutto nelle provincia di FC). Passiamo a una breve analisi sulle dinamiche produttive degli ultimi anni. La crisi collegata al fenomeno della febbre aviaria porta, verso il 2005, un grosso scompiglio nel mercato avicolo italiano. Molte ditte falliscono per il crollo verticale delle vendite e le maggiori rimaste sulla piazza possono facilmente colmarne i vuoti. Amadori non sembra risentire particolarmente della crisi. I suoi fatturati sono perennemente in crescita: 640 milioni di euro nel 2003 per il comparto avicolo, 643 l’anno seguente, 776 nel 2005, 748 nel 2006 con una piccola flessione rispetto all’anno precedente e in fine 936 milioni di euro nel 2007, con l’aviaria ormai dietro le spalle Dai dati ISTAT (riportati sul sito di Amadori) si evince che il consumo annuo di carne avicola in Italia si attesta intorno alle 613.000 tonnellate di polli, 278.500 di tacchini, 85.900 di galline e 74.100 tonnellate di altri volatili. Ciò significa che Amadori, con le sue 272.000 tonnellate nell’anno 2007, ha una capacità di produzione pari a circa il 26% del consumo italiano di carne avicola. Senza contare gli altri tipi di animali che alleva ma che non sono oggetto di questo lavoro. Il gruppo cesenate acquista nel 2005 la “Pollo del Campo” (http://www.cavalieridellavoro.it/cavaliere.php?numero_brevetto=2453), una grossa ditta del settore avicolo sita a Santa Sofia (FC) con diverse aziende collegata (http://www.flaiemiliaromagna.com/Avicolo%20-%20Pollo%20del%20campo%20chiude%2028-10-05.htm), come la Centrale Avicola di Forlì e la Del Campo di Faenza. In proporzione diretta all’acquisizione di fasce di mercato aumenta la mole di lavoro che gli stabilimenti devono sobbarcarsi per poter far fronte agli ordini che fioccano.Questo incremento della mole di lavoro è una croce per i lavoratori che faticano sempre di più a starci dietro. Lo stress fisico e psicologico è notevole. Poche sono le lamentele a causa dell’incertezza contrattuale che rende timorosi gli operai. Il malessere che aleggia tra i lavoratori esplode quando iniziano a succedersi numerosi casi di malori apparentemente senza spiegazione.

3) Cronistoria dei malori Anno 2007 Nel marzo del 2007 si verificano strani casi di malori tra i dipendenti dello stabilimento a San Vittore. Intorno all’8 del mese, in soli 3 giorni, finiscono all’ospedale 5 persone mentre altre accusano malesseri di minore entità. Tutto ciò avviene nel reparto del taglio tacchini. I controlli subito effettuati, in primo luogo dai laboratori analisi della ditta, danno dopo alcuni giorni un responso negativo: non sono state rilevate tracce di sostanze inquinanti nei locali. Anche le analisi “a risultato immediato”, condotte sempre dalla ditta assieme ai vigili del fuoco, non riscontrano criticità. Sul posto indagano anche i tecnici di Medicina del Lavoro e Servizio Veterinario dell’AUSL. I giorni seguenti viene ridotto di intensità il lavoro nel reparto incriminato durante la fascia mattutina, il periodo della giornata in cui si erano verificati i malori. Da una conversazione con un’operaia apprendiamo che il “taglio tacchini” è un reparto da poco rinnovato, ampliato e ristrutturato tra il 2005 e il 2006 circa. Vi è stata installata una catena automatizzata per il taglio coscia-anca e ala. In precedenza il medesimo lavoro era condotto con mazzette e coltelli mentre ora manualmente si effettuano solo scarti e impacchettamenti. Interpellata sull’aumento del carico di lavoro con il passaggio dalla catena manuale all’automatismo, la signora (da ora in poi Anna) riflette un attimo e racconta come i ritmi siano aumentati di botto con l’implementazione tecnologica, per rimanere in seguito sempre a quel livello di accelerazione in postazioni di lavoro che, aggiunge, sono anche poco comode. Riguardo all’aumento della produzione di tacchino, lo stesso Amadori stima intorno al 2007 un incremento del 30%. Anche l’uccisione dell’animale ha subito uno scatto di automatismo. Dallo stordimento con scossa elettrica si è passati gia da tempo a una sorta di camera a gas in cui il pollo viene stordito (http://209.85.129.132/search?q=cache:3ts7rPYaHOIJ:www.avitalia.it/documenti/Rassegnastampa4luglio2007.doc+avitalia+amadori+gas+tacchino&hl=it&ct=clnk&cd=2&gl=it), per essere poi terminato da una sorta di lama elettrica. Come ogni apparecchiatura queste macchine sono vendute dalla casa madre con specifici limiti e ottimizzate in funzione di essi. A San Vittore, secondo i timori espressi dai dipendenti nell’assemblea di giugno 2008, queste macchine sono state modificate. Inizialmente il gas saliva gradualmente dal basso verso l’alto, stordendo l’animale un po’ per volta. In seguito ai cambiamenti le macchine dovrebbero spararlo direttamente ad altezza della testa del tacchino. Tornando ai malori, le prime indagini vengono condotte sulla struttura del reparto. Si cerca la presenza di tracce chimiche nocive. Dopo l’esito negativo partono immediatamente i controlli sulla salubrità dell’aria. Intanto la sintomatologia presentata dai dipendenti ricorsi alla cure mediche viene definita “aspecifica” e nel loro sangue non si rinvengono presenze di agenti inquinanti. I sintomi in generale sono forti nausee e bruciori agli occhi. Non si capisce cosa stia succedendo. Anna racconta di colleghe a cui manca l’aria, di perdite di equilibrio e irritazioni alle vie respiratorie. Ci dice anche che gli odori nauseanti si erano sentiti più forti in certe zone del reparto, prevalentemente al centro del medesimo. La stampa si interroga sul caso misterioso e qualcuno parla anche di suggestione. Ma col passare dei giorni i dipendenti continuano a star male. Una delle ipotesi affrontate riguarda la possibilità di sostanze irritanti contenute nei detersivi. L’uso di alcuni di essi (quelli più forti), viene immediatamente sospeso senza che la situazione migliori. Il caso sbarca in consiglio comunale con un odg del consigliere dei Verdi, Davide Fabbri. Passano tre mesi senza che i casi cessino. I dipendenti e i sindacati indicono una giornata di sciopero il 16 giugno per protestare contro la situazione e gli RSU denunciano il mancato cambio dei filtri nei condizionatori, che risultano intasati, e la scarsa pulizia delle fognature dove stazionano liquami e scarti della macellazione in putrescenza. L’ambiente di lavoro, per legge, deve essere a tenuta stagna. L’aria è condizionata per evitare la contaminazione dei prodotti con agenti esterni. Le richieste di chiusura del reparto taglio tacchini per permettere i lavori di pulizia del sistema fognario, dopo i malori del 5 giugno, sono respinte dall’azienda che sceglie di far eseguire i lavori la notte, a stabilimento fermo. Ciò significa che di giorno gli operai continuano a lavorare in quel reparto. I sindacati bollano la decisione come un grosso esempio di leggerezza in tema di tutela della salute dei lavoratori. Vomito, svenimenti, nausee, bruciori agli occhi e alla pelle sono ormai molto frequenti. Vengono a galla tutte le problematiche interne all’azienda. In primo luogo questa, dovuta a un impianto fognario inadeguato, vecchio, e l’aumento dei ritmi di lavoro come gia accennato. Oltre a comportare un maggiore stress fisico per i dipendenti, l’aumento dei carichi significa più animali macellati, più scarti, più lavorazioni con detersivi e disinfettanti in una struttura progettata per una minore mole produttiva. Altro problema che scaturisce è il difficile rapporto dei dipendenti con i capi reparto. Si denuncia una situazione al limite del mobbing, con l’aumento delle contestazioni ai dipendenti per motivi risibili e pressioni psicologiche. Alcuni di loro, intanto, dopo i malori si sottopongono alle analisi del sangue. Ad una donna vengono riscontrate tracce di bromo e alcol isopropilico. Quest’ultima sostanza, considerata non cancerogena, è spesso usata per sgrassare gli ambienti (Corriere Romagna, 17/06/07). A seguito dello sciopero il direttore generale dello stabilimento, Flavio Amadori, attacca i sindacati tacciandoli di inadeguatezza. Questi replicano accusando come negli ultimi anni gli interlocutori della ditta ai tavoli di discussione siano stati cambiati unilateralmente più volte, rendendo impossibile imbastire un dialogo continuativo e proficuo con l’azienda. Uguale rilievo avanza la Medicina del Lavoro, che lamenta la difficoltà a discutere e lavorare sulla sicurezza in queste condizioni (Corriere Romagna 19/06/07). Mentre i quotidiani assicurano che per i prodotti non c’è alcun rischio di contaminazione, i casi di malori (tra cui uno da pronto soccorso) si sgranano lungo giugno, costringendo suo malgrado la ditta a una chiusura temporanea del reparto tacchini. Si tratta di una misura che investe circa 80-100 dipendenti per turno. Amadori assume l’Istituto Scientifico Maugeri di Pavia, uno dei più all’avanguardia in Italia, per ulteriori indagini sulla qualità dell’aria. La produzione del tacchino viene temporaneamente spostata a Siena, dove Amadori possiede un altro macello. Alcune decine di lavoratrici e lavoratori vengono anch’esse/i volontariamente trasferite/i in Toscana. Subito dopo quel periodo ci fu una polemica riguardo la trasferta, ai lavoratori vennero forniti vitto e alloggio senza alcun aumento salariale per la trasferta durata anche 15gg. A riguardo sarebbe interessante sapere dai sindacati se sia stata effettuata una contrattazione e se i dipendenti abbiano ottenuto in seguito una maggiorazione dello stipendio. I macchinari dello stabilimento Cesenate sono smontati e installati nel reparto polli e prodotti speciali per far continuare la produzione, in piccola parte, anche a Cesena. I sindacati chiedono la cassa integrazione per i lavoratori rimasti a casa, ma non viene concessa. L’INPS impone di utilizzare prima le ferie residue e di spostare i dipendenti fissi in altri reparti. La ditta parla ancora di suggestioni, ma vomito, tosse e irritazioni ben difficilmente sono assimilabili a forme di malessere autoindotto. I lavoratori si sentono presi in giro dal datore di lavoro. Intanto, dopo lo spostamento della linea tacchino nel reparto polli (altra zona dello stabile), si verificano ugualmente nuovi malori (ai primissimi di luglio). Questa volta pare sia la carenza di ossigeno nell’aria, dovuto al ricircolo troppo spinto dell’impianto di condizionamento. Intorno al 10 luglio ben 38 lavoratori si sentono male nel giro di poche ore, con sintomi da sostanze irritative. Questa volta la carenza di ossigeno non ha attinenza. Si tratta di un picco d’intensità mai raggiunto da Marzo, e per di più nel reparto del taglio polli, dove viene temporaneamente bloccata l’attività per i controlli. Non vengono rilevate nell’aria particolari sostanze e il giorno dopo si riapre (mentre il reparto tacchini è ancora chiuso). Se l’azienda, a fronte dell’emergenza sanitaria, non chiude è soprattutto grazie alla forte volontà dei lavoratori di non restare a casa, per paura di rimanere senza lavoro. Ciò fa comoda ad Amadori che così non rischia di perdere clienti per l’impossibilità di garantire rifornimenti. Il dirigente dell’Ausl di Cesena, il dott. Salizzato, avverte però che in caso si ripetesse l’ondata di malori l’azienda andrà chiusa immediatamente per approfondite indagini sanitarie. Viene confermata l’idoneità dello stabilimento ad ospitare le lavorazioni con alcune eccezioni gia in essere: “sospensione dell’attività nel reparto taglio tacchini [si intende che il reparto deve continuare a restare chiuso. NDR]; non utilizzo dell’anidride carbonica nella sala impasto; sospensione del rendering” (Corriere Romagna 12 e 13 luglio 2007). Finalmente il 17 luglio con i dati dell’Istituto Maugeri alla mano, si viene a conoscenza con certezza che il problema è causato da un’alta concentrazione di dimetildisolfuro nell’impianto fognario. Il dimetildisolfuro è una sostanza maleodorante che si trova di frequente dove sono presenti discariche o accumuli di rifiuti. E’ impellente necessità ristrutturare le fognature per adeguarle ai carichi di reflui prodotti dallo stabilimento. Rispetto alle sostanze irritanti sono invece scoperte piccole concentrazioni di acido solfidrico. «Queste sostanze – spiegano gli esperti che si stanno occupando dei malori da Amadori – limitatamente alla breve esposizione, provocano un effetto irritante temporaneo, ma non provocano danni all’organismo. Infatti gli accertamenti medici hanno dato esiti negativi. I fenomeni presentati sono stati definiti “passeggeri” e scompaiono con il trascorrere del tempo, essendosi già risolti nella gran prevalenza dei lavoratori» (Corriere Romagna 17/07/07). In fine viene appurato che la rottura di una conduttura aveva causato la dispersione di liquami nel sottosuolo, dove si erano innescati processi di fermentazione, portando all’uscita intermittente di gas dai pozzetti posti sul pavimento, per ragioni di pressione. Nell’immediato si progetta di costruire appositi sfiatatoi temporanei, soluzione subito approvata dall’AUSL con riserva: questo palliativo va bene ma dovrà essere velocemente integrato da un intervento strutturale definitivo. Presentazione del progetto prevista per metà agosto 2007. Amadori si dice disponibile (e ci mancherebbe!) a sostenere quegli investimenti ritenuti necessari per superare il problema. Intanto, scoperta la causa (ma non ancora eliminata) riapre il taglio tacchini, con un unico turno pomeridiano. Si ricomincia a usare la CO2 nella lavorazione degli impasti e riparte anche il rendering, con controlli al sistema fognario per evitare intossicazioni. E’ inoltre gia attiva una misura sul riciclo dell’aria troppo spinto, che provocava la carenza di ossigeno. A questo si è rimediato velocemente immettendo una dose maggiore di aria dall’esterno. Sembra finita ma il 18 luglio altri dipendenti si sentono male e devono ricorrere al pronto soccorso. Nel pomeriggio Salizzato, tenendo fede alla sua parola, sospende l’attività nei reparti incriminati. « Braccia incrociate, dunque, al taglio polli, taglio tacchini, macello polli, prodotti speciali e tutti i reparti della produzione che rappresentano 1.500 lavoratori, di cui circa 1.100 stagionali. Su un totale di 2.000 in via Del Rio. Sono escluse dalla chiusura la produzione di wurstel, il comparto spedizioni, i meccanici, il settore pulizie e sanificazioni, e gli impiegati del’ufficio amministrativo-commerciale» (Corriere di Cesena 19/07/07). Salizzato chiede la presentazione di un piano per la gestione dell’emergenza alla ditta, che dovrà illustrare cosa intende fare per la soluzione temporanea delle fuoriuscite di gas, indi applicarlo e presentare un secondo piano per la soluzione definitiva e strutturale del problema. Riguardo i rimedi immediati si opta per dei sifoni migliori, onde prevenire lo sbocco dei gas. Poi si provvederà al rifacimento totale dell’impianto fognario in quei reparti dove si è presentato il problema. L’Ausl da il via libera dopo aver approvato con qualche modifica il piano di emergenza presentato da Amadori. E lunedì 23 finalmente ripartono gradualmente le lavorazioni: sia il taglio polli che il taglio tacchini.

4) Conclusioni e riflessioni sulla crisi del 2007 Riparte quindi gradualmente il lavoro, con qualche caso residuo di malori, seppure in misura molto limitata e che viene attribuito ai rimedi temporanei. nello specifico un sifone chiuso male. Sul Corriere Romagna del 23 luglio 2007, il responsabile del dipartimento di Sanità Pubblica, dott. Luigi Salizzato, commentando l’intera vicenda critica l’operato della ditta sostenendo che sia mancata una continua informazione e un pieno coinvolgimento, da parte di Amadori, dei dipendenti nel sistema di sicurezza. Si rileva questo come punto debole dell’azienda. « Perciò si sono decise un paio di misure, che vanno anche al di là della specifica emergenza malori. Periodicamente dovranno essere affissi nelle bacheche aziendali fogli informativi, rivolti al personale, con un obiettivo: comunicare, passo dopo passo, cosa sta emergendo dai vari accertamenti e cosa si sta facendo per superare i problemi. Non dovranno però essere - segnala Salizzato - comunicazioni generiche né troppo complicate da essere difficilmente comprensibili per tutti. Il compito di fornire queste informazioni in un modo e con un linguaggio fruibili anche ai profani spetterà al servizio di protezione aziendale interno alla ditta.» Riguardo questa prescrizione, secondo il parere di un lavoratore, in un primo momento un tentativo di informare i dipendenti è stato fatto. Chi mi parla si ricorda di un foglio distribuito con le informazioni precedenti, ma in seguito non c’è stato più niente di concreto sull’informazione, tranne i proclami del Sindaco sui detersivi sia alla riunione di Giugno sia alla commissione consigliare. E nemmeno dall’azienda è più venuto gran ché. Sempre sul Corriere, di qualche giorno prima (19 Luglio) lo stesso Salizzato parlando dell’inadeguatezza fognaria (che l’USL aveva segnalato all’azienda nell’estate 2005), afferma che l’impianto è relativamente più vecchio rispetto agli stabilimenti costruiti in superficie. Ciò significa che negl’anni Amadori ha espanso/modificato i propri spazi senza un conseguente sviluppo delle fognature. Il consigliere Davide Fabbri accusa pubblicamente USL e amministrazione pubblica, di leggerezza nel concedere i permessi ad Amadori. Come è possibile che siano stati rilasciati i nulla osta per i lavori senza pretendere una corretta implementazione degli scarichi vecchi di 30 anni (Corriere 20 luglio 2007)? Dall’USL reagiscono seccati. Salizzato difende l’operato dei tecnici e illustra i limiti di intervento dell’azienda sanitaria, che si esauriscono nel controllare la conformità dei progetti presentati alle norme di legge: nel caso specifico la presenza di idonei sistemi di smaltimento delle acque nere. In seconda battuta il compito del Dipartimento di sanità pubblica, assieme all’Arpa, è la verifica della progettazione dell’impianto fognario e il suo collegamento al depuratore. «Non rientra invece nella valutazione, perché non di competenza, l’esame degli impianti dal punto di vista delle buone regole di costruzione, tra cui le pendenze, gli sfiati, i pozzetti di ispezione, che sono tra le problematiche strutturali da approfondire negli stabilimenti Amadori. Le buone regole di costruzione sono di competenza di chi progetta ed esegue i lavori, mentre sono di competenza del datore di lavoro la valutazione dei rischi e la predisposizione di un piano per la sicurezza, di cui i nostri operatori valutano l’adeguatezza » (Corriere Romagna 21/07/07) In sostanza Salizzato sembra lavarsi le mani, dicendo che il suo compito non è verificare sul campo e poi dare l’idoneità, ma limitarsi ad un buon progetto e a constatare che sia stato eseguito. Se bene o male, non gli compete. Questa affermazione è ambigua e svia la direzione del discorso. Ciò che Fabbri rimprovera non riguarda la bontà dei progetti e della realizzazione degli impianti dei nuovi reparti. E’ la mancata prescrizione di rinnovamento totale della piattaforma fognaria su cui quegli interventi andavano a inserirsi. Per intenderci: la condotta finale in cui gli scarichi di tutto lo stabilimento si vanno ad inserire è sempre la medesima ma il carico che deve sopportare è aumentato a dismisura, saturandola. Se la responsabilità va attribuita al progettista e del collaudatore, che non hanno calcolato questa incidenza, ciò non esime l’Azienda Sanitaria da una dose di colpa o di leggerezza. Nell’approvare i progetti avrebbe dovuto calcolare l’apporto di liquami derivanti dalle nuove strutture sulla vecchia conduttura, e rendersi conto che c’era un potenziale problema igienico – sanitario esplosivo. Sarebbe anche interessante sapere, documenti alla mano, cosa abbiano comportato i lavori attuati da Amadori nei sei mesi che vanno da agosto a dicembre 2007, costati intorno ai 100.000 euro. Dire che è stato rifatto/sistemato l’impianto fognario è molto generico. Si è operato un intervento su tutto il sito, vecchio e nuovo? L’impianto fognario è stato rifatto completamente in 6 mesi, mantenendo il sito produttivo durante i lavori di sbancamento? Se si, complimenti. Purtroppo i quotidiani non danno in merito le risposte esaustive che servirebbero a fugare dubbi e perplessità. A latere di questa vicenda Amadori si rifiuta anche di accogliere le richieste che pubblicamente i sindacati avanzano, perché si faccia carico delle spese per gli accertamenti medici di tutti i dipendenti coinvolti dai malori, visto che la responsabilità delle cause investe la ditta. Se la cava dicendo di non aver ricevuto alcuna richiesta ufficiale e di non poter prendere in considerazione dichiarazioni rilasciate ai giornali dai sindacalisti o pronunciate a margine di conferenze stampa. Anche la richiesta di anticipare l’indennizzo che spetta in caso di infortunio sul lavoro, ma che arriva di solito qualche mese dopo il riconoscimento, è respinta. La vicenda sembra, nel bene e nel male, definitivamente conclusa. Il bilancio è di 170 lavoratori che hanno accusato malori da marzo a luglio 2007. Alcuni in maniera così seria da dover ricorrere al pronto soccorso. 1500 su 2000 le operaie e gli operai rimasti a casa nel periodo di chiusura, la gran parte avventizi e quindi senza cassa integrazione e senza stipendio per il periodo di ferma. Per bocca di Flavio Amadori si apprende invece che il blocco non ha causato ripercussioni sulla produttività, perché l’azienda ha spostato altrove le lavorazioni, in stabilimenti di proprietà, stimando un rallentamento non superiore al 10 %. Continua auspicando una ripresa della piena produzione quanto prima poiché il mercato tira e le vendite vanno bene. Affermazioni vergognose se si pensa ai dipendenti verso cui la ditta non dimostra altrettanto entusiasmo nell’assunzione di responsabilità. Nel 2007 risulterà che diverse donne non sono riuscite a completare le 151 giornate, per cause connesse ai malori. I sindacati conteggiano la perdita individuale per queste lavoratrici in termini di mancato lavoro, mancato ottenimento della disoccupazione, spese mediche sostenute, presentando il conto ad Amadori. In media la cifra si aggira sui 5000 euro a persona, secondo il parere di Anna. Amadori trattando con i sindacati rifiuta di assumersi la responsabilità di queste perdite e offre un 30% dell’importo calcolato, come compensazione. Alcune accettano. Molte la considerano invece una presa in giro e rifiutano, determinate ad ottenere il pieno rispetto dei propri diritti. Chi accetta si vede presentare un foglio da firmare in cui sottoscrivere un accordo con la ditta dove si garantisce che non si avanzeranno rivalse per i restanti soldi non ottenuti né per eventuali danni alla salute derivanti dalla vicenda. Tra chi non firma è forte la paura che questo accordo si stabilizzi, e divenga un grosso ostacolo all’ottenimento di una piena soddisfazione, restando l’unica opzione al non ottenimento del rimborso. Per finire una nota umoristica: Amadori concorda con i sindacati un tetto minimo di contratti a tempo indeterminato. Non dovranno scendere sotto il numero di dipendenti fissi registrato in quel momento in azienda: 390 persone su oltre 2000 dipendenti. I sindacati sbandierano la concessione come un grande successo. 5) Cronistoria 2008 e conclusioni generali Verso Maggio 2008 Amadori ha un ottimo profilo sul mercato e ha occupato lo spazio lasciato libero dall’altra grande azienda avicola presente sul territorio, l’Arena. Questa vive da tempo una grave crisi che ha portato alla chiusura dello stabilimento di Gatteo (dove anni prima c’erano state occupazioni dei dipendenti e storie di speculazione [1- http://italy.indymedia.org/news/2006/03/1031629.php] - [2- http://www.flaiemiliaromagna.com/arena%20-%20dossier.htm] - [3- http://italy.indymedia.org/news/2006/03/1030869.php] - [4- http://italy.indymedia.org/news/2006/03/1030161.php] - [5- http://italy.indymedia.org/news/2006/03/1031641.php] - [6- http://italy.indymedia.org/news/2006/03/1032505.php] - [7- http://www.inviatospeciale.com/2008/11/un-precario-in-piu%E2%80%A6-arena-ti-da/] ) con 350 operai in cassa integrazione ormai terminata. Molte delle aziende agricole e gli allevamenti locali che prima rifornivano l’Arena ora sono passati ad accordi commerciali con Amadori. La produzione tira di brutto e tutto sembra tornato come prima. Scoppia però nuovamente l’emergenza malori. A freddo e sorprendendo un po’ tutti coloro che ritenevano chiusa la vicenda. Intorno al 6 di giungo una mezza dozzina di lavoratrici si sentono male, con casi di ricorso al pronto soccorso (Corriere Romagna 07/06/08). Questa volta i reparti interessati sono più d’uno e vanno dal taglio polli, al reparto elaborati, al magazzino imballaggi. Le prime ipotesi imputano le cause al sistema di rendering posto in prossimità della fabbrica e all’impianto di condizionamento dell’aria. Sorgono anche voci contro l’Inail che tra l’altro ultimamente non aveva riconosciuto la validità dei certificati presentati ai fini del rimborso per malattia Viene convocato un tavolo tecnico che chiede di verificare i livelli di ossigeno e anidride carbonica nell’aria dei reparti, e di esaminare le acque di falda utilizzate nei lavaggi. Si inizia a indagare sul rendering e sui prodotti usati per i lavaggi. Il 12 giungo è indetta una grande riunione sindacale, a cui partecipano in massa i lavoratori. In quest’occasione vengono lanciate, dai diretti interessati, pesanti accuse rivolte alla ditta. Non solo per i casi di malori e la gestione di questa nuova emergenza, ma anche per il clima instaurato nell’azienda dal caporalato e per le condizioni di lavoro [Ascolta le testimonianze audio su condizioni di lavoro, malori, mobbing in ditta]. Si denuncia in particolare il tentativo di estromettere dalle lavorazioni i dipendenti che hanno accusato i malori, spesso con la scusa del poco lavoro, salvo scoprire poi che al posto di chi sta a casa vengono chiamati altri dipendenti a coprire i buchi. Le lavoratrici e i lavoratori denunciano che si tratta di una misura repressiva volta a contenere il palesamento dei problemi, a spegnere le proteste e a metterli l’uno contro l’altro a lottare per il posto. La paura più grossa è di essere lasciati a casa e non riuscire a raggiungere le 151 giornate necessarie per ottenere la disoccupazione. Molti di coloro che accusano malori evitano persino di aprire la posizione Inail. Basta pensare che nel 2007 gli operai che hanno aperto la posizione sono stati 163, mentre a luglio 2008 se ne contano una ventina a fronte di oltre quaranta casi di malori. La tensione e lo spavento è palpabile. Nessuno rischia di compromettersi. Anche il portavoce dei lavoratori che stanno male, Silvano Crociani, assume una posizione molto cauta. Si ha paura a cercare lo scontro frontale. Si discute anche di una giornata sciopero, paventata dai sindacati, ma la cosa resta lettera morta. Come fanno notare gli operai: o si organizza un blocco di una settimana o Amadori nemmeno lo sente uno sciopero di una sola giornata. Gli basta usare le scorte o far produrre di più un altro stabilimento, per vanificarne gli effetti. Intanto i sindacati comunicano ai lavoratori quanto concordato in sede istituzionale con amministrazione pubblica e azienda: oltre al monitoraggio di acqua e aria e ai test su detergenti e disinfettanti, si è previsto di chiudere per 2 settimane l’impianto di lavorazione dei sottoprodotti (rendering) al termine di queste indagini, per appurare un suo coinvolgimento nei malori. Viene proposta da Fabbri la creazione di una Commissione Consiliare che si occupi del caso, analizzando gli interventi di monitoraggio ambientale (che i dipendenti in assemblea denunciano come fatti male) e le autorizzazioni concesse dal Comune e dall’Azienda sanitaria al progetto di risanamento e adeguamento delle fognature, oltre alle emissioni del rendering sito nelle immediate adiacenze dello stabilimento. Dopo 2 settimane di quasi calma ecco altri 17 casi nella sola mattinata del 22 giugno, nei reparti taglio polli, taglio tacchini e sottovuoto, con una persona ricorsa alle cure del pronto soccorso. Nella stessa mattinata l’Arpa ritira le centraline che aveva posizionato giorni prima nei reparti, per il controllo dell’aria. Verranno analizzate e i dati saranno rilasciati in una decina di giorni. Con i risultati alla mano si dovrà anche decidere la data di chiusura del rendering, che la ditta non ritiene colpevole ma che molti accusano come probabile causa. Avviene anche una piccola polemica sul fatto che l’anno precedente l’Arpa non fosse stata chiamata a fare i controlli assieme all’istituto Maugeri in modo da corroborare con ulteriori riscontri le prove presentate dall’ente. Nel 2007 in pratica i controlli àapprofonditiß all’interno dell’Amadori sono stati condotti esclusivamente dall’azienda o da enti chiamati dalla medesima. Sul Corriere Romagna, il capocronaca Buratti (27/06/08), dopo aver equamente blandito azienda e sindacati si lascia scappare questa affermazione circa il lavoro di questi ultimi: “I segretari sono consapevoli che spingendo sull’acceleratore, denunciando una sorta di stress produttivo, porterebbero l’azienda a cercare soluzioni alternative creando un problema occupazionale.” Ammette in sostanza come i sindacati ci stiano andando piano con l’azienda, cosa denunciata anche dai lavoratori, che probabilmente ha gia parlato di possibile spostamento della produzione da Cesena a un altro dei suoi stabilimenti. In commissione consiliare del 9 Luglio 2008, il Dottor Salizzato relaziona davanti a una platea che comprende il sindaco, alcuni lavoratori, assessori ed esponenti dei partiti. Dice delle cose piuttosto gravi. Ovvero che il problema non è dato da una precisa sostanza, ma dalla «carenza di cultura d’impresa da parte dei vertici dell’azienda, che sono stati molto attenti alla qualità del prodotto ma meno al fattore umano» . Un giudizio molto chiaro sulla posizione di Amadori rispetto alla salute dei dipendenti e alla sicurezza sul lavoro. «Non possono limitarsi ad aspettare le prescrizioni dell’ente di controllo – ha affermato Salizzato – Devono essere loro ad attivarsi individuando le criticità e capendo che la sicurezza sul lavoro è un aspetto fondamentale, anche in un’ottica di profitto». Gli fa eco Maria Francesca Pandolfini, altra specialista dell’Ausl: «Da Amadori la cultura d’impresa in questo settore non c’era, non c’è e anche ora non ne vediamo neppure i barlumi» (Corriere Romagna 10/07/08). Mancano ancora i dati definitivi, ma dai primi riscontri arrivati non emerge la presenza di alcuna sostanza tossica. Salizzato annuncia anche che l’Ausl ha richiesto l’intervento dell’Ispels (Istituto superiore prevenzione e sicurezza sul lavoro), per una consulenza approfondita. Poi continua puntando il dito sull’impianto di aerazione, di cui sottolinea una non corretta gestione, e i ritmi di lavoro massacranti con concentrazione di troppo personale in ambienti ristretti. Il consigliere Fabbri avanza critiche anche sull’operato dell’Ausl, come l’anno passato. Questa avrebbe infatti concesso a cuor leggero le autorizzazioni per le espansioni, nel corso degli anni, venendo meno alle sue funzioni di controllo. La replica per bocca della Pandolfini cita gli 8 verbali di prescrizione rilasciati all’azienda nel corso del 2007, acquisiti tra l’altro anche dalla procura. Una discolpa che però non chiarisce la posizione dell’azienda sanitaria nel corso degli anni passati rispetto ai permessi per le espansioni realizzate da Avicoop/Amadori. Il sindaco avanza la necessità di una revisione completa degli ambienti di lavoro … e, che strano, è proprio quello che Amadori ha gia in mente da tempo e per cui ha chiesto il permesso di ampliare e rinnovare gli stabilimenti, tra il 2009 e il 2011. Le date sono giudicate troppo lontane, dall’amministrazione comunale, rispetto alla contingenza dei problemi che contribuirebbero a risolvere. Anche l’operato del sindacato è oggetto di critiche per un poco deciso intervento riguardo le problematiche dell’incremento dei ritmi di lavoro e delle condizioni lavorative in genere. Il giorno seguente a queste affermazioni in commissione consiliare la ditta chiude unilateralmente il reparto del taglio polli. I sindacati si allarmano. Temono sia un modo minaccioso di far capire che Amadori è pronto a traslocare, delocalizzando la produzione in altri stabilimenti, se gli piantano troppe grane. Si scagliano anche sulla commissione consiliare, dicendo in sostanza agli amministratori di fare il proprio lavoro lasciando ai sindacati la contrattazione con l’azienda sui ritmi di lavoro. Nonostante sia stato deciso di invitare a breve le confederazioni per una riunione apposita queste si dicono offese del mancato invito alla commissione consiliare, che definiscono piuttosto una “commissione d’inchiesta” (Corriere Romagna 11/07/08), e annunciano che diserteranno la convocazione. Piuttosto che parlare di un mix di concause e chiamare in ballo anche ritmi di lavoro e spazi ristretti, i sindacati sembrano convinti della presenza di qualcosa nell’aria a cui far risalire i malori. Chiedono che venga chiuso il rendering così come s’era concordato a giugno. Rendering che per la cronaca emette sulle 22 mila tonnellate annue di CO2,. in mancanza del quale si riempirebbero dai 10 ai 15 camion giornalieri di intestini, piume e sangue di pollame, secondo uno specialista veterinario dell’Ausl. Da parte della ditta intanto viene messa in programma la chiusura del reparto polli per un paio di giornate nella settimana successiva, senza dare spiegazioni. Forse Amadori vuole forzare un po’ la mano e giocare a fondo sulla paura del trasferimento? Fanno la comparsa davanti ai cancelli di Avicoop/Amadori anche i cobas della Rete nazionale per la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro di Ravenna. Volantinano sottoponendo agli/alle operai/e un questionario con cui indagare sui ritmi di lavoro, le sostanze usate all’interno dello stabilimento, gli incidenti avvenuti e se questi ultimi siano stati denunciati o meno. Insomma un’indagine conoscitiva sullo stato dell’arte all’interno dell’Amadori. Il sindacalista della Uil Scarponi, però, non digerisce la presenza dei Cobas e reagisce in maniera scomposta cercando di allontanarli, giungendo a chiamare i carabinieri. Scarponi si arrabbia perché i Cobas stanno denunciando lo scarso impegno dei sindacati (cosa per altro sottolineata dagli stessi dipendenti in più occasioni), specialmente a fronte della velata minaccia di trasferimento aziendale. Ne nasce una mezza colluttazione con uno scambio incrociato di responsabilità e uno strascico di polemiche. Qui potete leggere la versione di Scarponi (http://emiliaromagna.indymedia.org/sites/emiliaromagna.indymedia.org/files//Lettera%20aperta%20Scarponi.pdf) contenuta in una lettera inviata ai dipendenti dell'azienda iscritti alla CISL. Il documento ci è pervenuto tramite uno di loro. Esso contiene anche un'interessante affermazione circa la classificazione della condizione qualitativa dello stabilimento, che viene catalogato come a "massimo rischio" per la salute degli/delle operai/ie. In una riunione con Fabbri dei Verdi, nasce l’idea di sfruttare lo statuto dei lavoratori, che all’articolo 9 consente la nomina di tecnici di fiducia da parte dei lavoratori, per controllare autonomamente le condizioni ambientali . Viene nominato l’esperto della rete responsabile di Medicina Democratica per l’Emilia Romagna Vito Totire Le critiche dei Cobas alla posizione “debole” dei confederati sembrano avere una conferma da quanto riportato il 17 luglio 2008 sul Corriere Romagna a firma Castagnoli. Nel cappello introduttivo Castagnoli relazione sull’incontro tra l’Azienda e la triplice, il giorno prima, durante il quale i sindacati hanno ottenuto da Amadori l’assicurazione che non avverranno spostamenti produttivi purché ci siano per l’azienda le premesse per sviluppare la propria attività. I sindacati ribadiscono quindi pubblicamente la necessità di non operare forzature e in sostanza che ognuno resti al proprio posto senza fare troppo casino. «L’azienda ha fatto presente la necessità che si verifichino le condizioni generali che possano consentire la prosecuzione dei piani di investimento, che hanno come obiettivo lo sviluppo organico dell’attività e il perseguimento di ottimali standard nelle condizioni di lavoro nel sito di San Vittore». CGIL, CISL e UIL operano dunque una fortissima apertura all’azienda, che un po’ stupisce dal momento che le cause dei malori sono responsabilità di una cattiva gestione della sicurezza sul lavoro e che quindi Amadori sia l’imputato da condannare anziché da difendere. Sembra quasi che la salute dei lavoratori, se non passa in secondo piano, sia messa sullo stesso piatto delle garanzie di permanenza di Amadori sul suolo cesenate. In pratica è un cedere alla minaccia velata, anziché organizzare forme di lotta per rigettare al mittente l’intimidazione. La ventilata “minaccia”, a pensarci bene, sembra solo un bluff. Gli impianti sono abbastanza nuovi, e lo stabilimento è il più importante centro di smistamento del gruppo. E’ davvero plausibile l’ipotesi di una chiusura dopo allargamenti e ristrutturazioni, per spostarsi da un’altra parte e ricostruire ogni cosa da capo? I lavoratori sono i primi ad essere insoddisfatti del ruolo dei sindacati. All’interno della ditta parte un processo per costituire un gruppo di rappresentanza autonomo, svincolato dalla triplice. Parallelamente Amadori sta avendo contatti con il comune a cui illustra il piano di ampliamento, per milioni di euro, che comprende nuovi edifici, interventi sulla viabilità, aree verdi e miglioramento dell’impianto tecnologico. Il sindaco si dice d’accordo (Corriere Romagna 20/07/08). I sindacati anche, sottolineando l’impegno necessario per risolvere nell’immediato i problemi dei malori. Tra le altre affermazioni ve n’è una sui carichi di lavoro, che i sindacati citando anche il parere dell’Ausl (ma guarda) sostengono vadano rivisti. In sostanza, si dice però, si ha l’impressione che i problemi cesseranno del tutto in tutti i campi solo con i nuovi stabilimenti. Quindi i lavoratori devono mettersi il cuore in pace e aspettare un paio d’anni?. La ditta sta intanto cambiando i prodotti detergenti e disinfettanti nella ricerca, per esclusione, della cause. Siamo quasi a settembre. Di qui in avanti il dossier prosegue integrato con articoli gia presenti su indymedia. Prima decade di ottobre. Si decide che la commissione consiliare sulla questione Amadori, con tanto di tecnici e inviti per sindacati e ditta, si terrà in forma secretata per motivi di privacy… Ma privacy di chi? Sembra l’ennesima manovra per tenere all’oscuro la società civile di quanto accade attorno ad Amadori. Resoconto del consiglio comunale secretato! [Articolo originale] La vicenda Amadori è giunta nuovamente all’esame delle istituzioni, in un teatrino triste e un po’ grottesco per la politica locale. Probabilmente molti di noi cittadini avrebbero voluto partecipare, così come i giornalisti della stampa locale, gli operai interessati e tutti coloro che appoggiano la richiesta dei dipendenti di maggiore sicurezza sul posto di lavoro. Non è stato possibile. La giunta, PD, ha imposto la secretazione della commissione consiliare, svolgendola a porte chiuse. Questo è il riassunto del consiglio comunale, desunto dal resoconto del consigliere Fabbri dei Verdi . Una piccola nota: ritengo corretto inserire che grazie all’ attività informativa del Comitato nei confronti dell’amministrazione, sulle reali difficoltà dei lavoratori, il comitato stesso è stato invitato al confronto alla commissione consigliare, legittimando come previsto per legge la propria esistenza di rappresentanza dei lavoratori, tanto da spingere il presidente Fagioli a sottolinearlo, impegnandosi ad invitare il comitato anche in futuro, nel caso ci sia necessità. Il sindaco invece è di avviso diverso. Il Presidente della Quarta Commissione Consiliare Leo Fagioli del P.D. inizia i lavori della Commissione leggendo due lettere arrivate in giornata, il 29 ottobre 2008; la prima è una lettera a firma dei 3 segretari Sindacati confederali CGIL-CISL-UIL, la seconda è una nota della direzione dell’Azienda Amadori (non firmata). Ambedue le lettere motivano la scelta di non partecipare alla commissione secretata; sia i Sindacati che l’Azienda Amadori affermano che hanno deciso di sottrarsi al confronto istituzionale, poiché non si vuole “assecondare un tentativo chiaro di speculazione e strumentalizzazione” (generica, non identificata) politica in atto da diverso tempo. Prende la parola il Sindaco Giordano Conti che rigetta quelli che secondo lui sono attacchi maldestri al suo lavoro politico sulla vicenda Amadori. Secondo il sindaco non esiste violazione alla legalità istituzionale. Continua sostenendo che non voleva la commissione a porte chiuse e che la responsabilità della scelta è della conferenza dei capigruppo. Inizia quindi lo scaricabarile. Ipocrita, direi, poiché il sindaco alla commissione dei capigruppo, il 9 ottobre, chiese la secretazione. Si scaglia poi contro il consigliere Davide Fabbri, contro il MIZ, il Tavolo Cesena e il MeetUP, che sulla stampa più volte hanno chiesto ragione di questa decisione. Arriva a parlare di denunce. Forse inizia a sentire il fiato sul collo e lo sputtanamento mediatico. Forse si sente finalmente con le spalle al muro e non ha di meglio da fare che usare l’arma dei deboli e dei senza argomenti: la minaccia di querele. A Fabbri poi imputa l’aver usato l’inganno per fargli invitare al consiglio comunale il rappresentante del neonato Comitato dei Lavoratori, spacciandolo come sigla sindacale [articolo dalla stampa locale - http://emiliaromagna.indymedia.org/sites/emiliaromagna.indymedia.org/files//Carlino%2010-09-08%20Avicoop.jpg]. Il comitato è un gruppo di lavoratori che effettivamente si sta costituendo come rappresentanza dei lavoratori, perché questi si sentono sempre più traditi dai sindacati confederati sentendoli troppo accondiscendenti con Amadori. La risposta di Fabbri smentisce qualsiasi inganno poiché il Comitato è un organismo rappresentativo delle istanze dei lavoratori, di tutela del diritto alla salute, interessato persino a valutare l’ipotesi di una presentazione di una lista alle elezioni per il rinnovo delle RSU in azienda.Interviene poi il rappresentante del Comitato Lavoratori Amadori, il cui lungo intervento sarà presto oggetto di un post dedicato. Di nuovo la parola a Fabbri che ribadisce lo sbaglio di una seduta a porte chiuse, decisione al limite della legalità. Per legge è infatti consentito, nel regolamento del consiglio comunale, secretare una seduta qualora le questioni trattate siano attinenti alla privacy di persone e/o imprese. Nella vicenda dei malori Amadori non sussistono questi presupposti. E’ facile leggere tra le righe di questa motivazione, la difficoltà della giunta a prendere un impegno preciso davanti agli operai, cittadini, associazioni, giornalisti. Molto grave la scelta dei sindacati di non partecipare. CGIL-CISL-UIL si sottraggono al confronto con lo stesso linguaggio: “non assecondiamo una speculazione politica ed una strumentalizzazione evidente”. Quale speculazione politica? Pochi giorni dopo esce sul Corriere Romagna la polemica su un presunto dossier riservato che Amadori avrebbe fatto avere alla giunta all’inizio dell’estate, contenente il piano di sviluppo aziendale, tra le cui righe è facile leggere la minaccia di spostamento. 50 milioni di euro in investimenti... a condizione che... alcune riflessioni Bene. Alla Amadori hanno la grossa grana dei dipendenti che stanno male. Gli impianti funzionano a ritmi accelerati rispetto a quello che sarebbe normale, e questo è stato dichiarato dagli operai in più occasioni, tra cui l'assemblea sindacale prima dell'estate. Le strutture non sono probabilmente adeguate a sopportare una lavorazione così massiccia. Le fognature sono state rifatte, perchè individuate come una della cause della presenza di sostanze nocive nell'aria (non riuscivano a smaltire adeguatamente i reflui). Non è bastato. I malori non sono cessati. Ma cosa salta fuori adesso? Che Amadori ha in progetto un investimento da 50 milioni di euro per ampliare e rimodernare l'intero stabilimento di Cesena, costruendo un nuovo edificio su 3 piani per gli arrosti (10.569 mq) e un rendering di 6600 mq, in uno stabile apposta (ipertecnologico) dove smaltire i residui della lavorazione e produrre farine animali. Il rendering attuale è uno degli indiziati per quanto riguarda la contaminazione di sostanze nocive nell'aria. Nuova struttura di 13.800 mq per il taglio polli e lavorazione carni (quadruplicando lo spazio di quello attuale), nuovo impianto fognario di smaltimento... insomma un progetto industriale notevolissimo per un incremento della produzione altrettanto massiccio. Al comune Amadori recapita, in estate, un dossier riservato in cui condiziona l'investimento e forse la permanenza della ditta a Cesena, al non avere bastoni tra le ruote. Quindi all'approvazione integrale del piano presentato (ovviamente la frase in oggetto, che trovate qui - http://emiliaromagna.indymedia.org/node/3989#comment-2555-, è meno diretta di come l'ho riportata, ma si presta a questa interpretazione...). Nel prg del 2003 erano gia stati concessi alla ditta, notevoli permessi di costruzione. Nel dossier inoltre palesa fastidio per le esternazioni dell'Ausl sulla mancanza di cultura della ditta nella valutazione dei rischi e nella tutela della salute dei dipendenti. Stesse critiche contro i sindacati che avevano segnalato pubblicamente le mancanze del Gruppo Amadori nella tutela dei lavoratori. A questo punto mi scappa una riflessione... forse anche banale... La ditta ha negato ripetutamente i malori (170 nel 2007), arrivando a dare dei mitomani ai dipendenti. Da un paio d'anni trascina questa faccenda senza risolverla definitivamente: 1) Non starà aspettando di avere l'autorizzazione ad ampliare come vuole lo stabilimento prima di spendere soldi per tutelare la salute dei lavoratori? Se ammodernasse gli impianti attuali, poi dovrebbe spendere nuovamente al momento dell'ampliamento. 2) Non starà "usando" i malori dei dipendenti strumentalmente per fare pressione sul comune? Della serie: finchè non otteniamo quello che vogliamo non si sblocca la situazione. 3) O forse semplicemente il dossier serve a dire: vogliamo la botte piena e la moglie ubriaca. Cioè, poche seccature sulla sicurezza e fateci investire a piacere. 4) O ancora: forse Giordano Conti intende temporeggiare fino alle vicine elezioni comunali per sbolognare la patata bollente al successore, e magari Amadori è seccato per il ritardo? Sono solo congetture. Non ci sono prove documentali per affermare che queste siano le loro intenzioni. Ma allo stato dei fatti, leggendo simili notizie, si può prescindere dal porsi queste domande? Come spiegare altrimenti il prolungarsi di questa situazione, che sembra non avere fine, né sbocchi? Ultima domanda: l'ampliamento e l'incremento produttivo cozzano con l'estrema precarietà dei dipendenti. Come spiega, Amadori, una percentuale di contratti stagionali altissima con più di 1500 dipendenti assunti in questo modo? Il pollo si mangia tutto l'anno. Il mercato evidentemente non va male, se no perché investire, allora perché assumere con contratti stagionali? In fine il 4 dicembre, la vicenda torna in consiglio comunale, con una interpellanza presentata da Fabbri al sindaco, sull’esistenza del dossier segreto. Questa ne è la cronaca Malori all'Amadori di Cesena: affermazioni del sindaco sull'esistenza del dossier segreto. Le affermazioni a cui si riferisce il titolo di questo post sono avvenute oggi in consiglio comunale, a Cesena. Il consigliere Fabbri ha chiesto conferma al sindaco dell'esistenza del dossier segreto, recapitato in estate da Amadori alla giunta, e una spiegazione sul perchè l'amministrazione di Cesena non si sia mai espressa sull'argomento a seguito della pubblicazione di stralci del medesimo su un quotidiano cesenate. La risposta di Conti è stata tanto decisa quanto ambigua. Ha perentoriamente negato l'esistenza di alcun dossier, dicendosene all'oscuro, aggiungendo che l'unica documentazione fornita da Amadori sono i piani di sviluppo industriale. Chi scrive ha in mano il "dossier" in questione, avuto da una "gola profonda". Così come suppongo l'abbia avuto anche il giornalista del Corriere Romagna che ne ha scritto poco tempo fa. Lo pubblico in allegato a questo intervento e vi invito a leggerlo. Sicuramente si tratta della "documentazione sui piani di sviluppo" di Amadori a cui molto furbescamente faceva riferimento il sindaco, per mettere le mani avanti in caso qualcuno avesse pubblicato interamente il documento. Peccato che copia di quel "dossier"-"piano di sviluppo" non si sia mai vista in giro in situazioni ufficiali. Ma posso anche sbagliarmi, per cui invito a smentire questa affermazione. Nel caso sia un documento realmente pubblico, vengano fornite le coordinate per trovarne traccia negli archivi comunali. Giordano Conti continua affermando che la ditta Amadori all'uscita dell'articolo sul Corriere Romagna, a firma Castagnoli, avrebbe commentato smentendo il contenuto del pezzo. Non mi risulta però che sia mai stata chiesta una rettifica al giornale né che abbiano sporto alcuna denuncia per calunnia. E' sicuramente vero che il documento contiene indicazioni sulle intenzioni di Amadori per un investimento di sviluppo industriale dell'azienda (non a caso si intitola: "Breve analisi dello stabilimento di San Vittore di Cesena e delle sue prospettive future"). E' altrettanto vero che tra le righe è facile scorgere l'aut aut all'amministrazione pubblica, come riportato dal Corriere. E' una questione di punti vista? Leggete e giudicate.[Link al presunto "Dossier Riservato" - http://emiliaromagna.indymedia.org/sites/emiliaromagna.indymedia.org/files//DocumentoAmadori.pdf] Siamo dunque a dicembre. Le notizie degl’ultimi giorni che arrivano dagli operai raccontano dei 2 rappresentanti del comitato dei lavoratori a cui è arrivato un provvedimento disciplinare dalla ditta (sospensione di 3 giorni). A Silvano era stato impedito l’accesso ad una assemblea sindacale fuori dal suo orario di lavoro. Alla collega, portatasi fuori dalla sala assieme a Silvano per solidarietà, veniva riferito che non vi erano problemi al suo ingresso in assemblea, salvo poi ricevere anch’essa la comunicazione del provvedimento giorni dopo. In quella stessa assemblea a cui Silvano non ha potuto partecipare perché fuori dal suo turno di lavoro, erano invece presenti e non sono stati allontanati (né hanno ricevuto sospensioni) i delegati dimissionati della CGIL. Anch’essi fuori turno. In merito a questo fatto i 2 interessati possono produrre testimonianze tra i lavoratori/lavoratrici presenti. All’assemblea Silvano avrebbe dovuto avanzare la sua candidatura come RLS (per conto del costituendo Comitato) e relazionare circa la discussione in commissione consiliare del 4 novembre (quella secretata) dove era stato convocato come rappresentante del gruppo di lavoratori che si riconoscono nel Comitato. Alla stessa data non si erano invece presentati né la ditta Amadori né i sindacati confederali, sbrigandosela con una lettera. Egli era perciò l’unico che poteva informare i lavoratori circa la relazione di Salizzato, dell’Arpa, dell’Ispels (che aveva evidenziato alcune criticità per la presenza di una sostanza altamente tossica, il tetracloruro di carbonio) avvenute in quella sede. Oltre al suo diritto è stato leso quello degli stessi lavoratori ad essere informati. Inoltre richiamandolo pretestuosamente, per essere entrato in fabbrica al di fuori del proprio orario di lavoro, la ditta ha compiuto un abuso ai sensi dell’articolo 8 parte c del contratto nazionale e degli articoli 14, 15, 20 dello statuto dei lavoratori. All’indomani della vicenda, Silvano è stato espulso dalla FLAI-CISL, comparto sindacale a cui era iscritto. E’ da sottolineare come i dati interni che servirebbero per avere un chiaro quadro dell’evento non sono mai stati resi disponibili ai lavoratori e nemmeno al comitato: informazioni tecniche sulle macchine che potrebbero essere implicate come generatrici di sostanze concausa dei malori, copia del registro degli infortuni (in forma anonima) degli ultimi 2 anni, dati (anonimi) dei malori segnalati riconosciuti dall’Inail e che hanno ottenuto copertura INPS (anonimi), dati sugli infortuni con necessità di ricorso a cure ospedaliere. Sono informazioni che fino ad ora la ditta e i sindacati non hanno reso pubblici. Tra l’altro il decreto 81 del 9 aprile 2008 del “Testo unico salute e sicurezza sul lavoro”, all’articolo 36 stabilisce il diritto dei lavoratori ad essere direttamente informati dalla ditta sui rischi per la propria salute. Amadori ha quindi per legge l’obbligo di rispondere a richieste in tal senso e in breve tempo dovrebbero risultare disponibili le informazioni in tal senso. Fino alla pubblicazione del decreto citato erano titolati a richiedere questi dati solo gli RLS. Riguardo il comportamento dei sindacati è sicuramente rilevante il fatto che abbiano deciso o accettato di ridurre i delegati per la sicurezza da 23-24 a 10 in una situazione già di per sé pesante. Oggi oltre 2000 dipendenti vengono rappresentati da 10 persone. Esistono turni e reparti senza nessun delegato. Delegati che in ogni caso non possono materialmente seguire e conoscere le diverse situazioni all’ interno dello stabilimento. La sicurezza pare diventare materia di contrattazione sindacale, al pari di assunzioni e rinnovi contrattuali. Il comitato è interessato a candidare propri rappresentanti alla carica di RLS, per superare l’ostruzionismo dei sindacati confederali, ma per presentare liste e candidarsi bisogna purtroppo esporre direttamente i lavoratori, presentando all’azienda le loro firme di interesse nei confronti della formazione autonoma. Va da se che i lavoratori difficilmente possono appoggiare questa iniziativa, temendo eventuali ritorsioni di Amadori. Concludiamo il dossier riportando un’ultima testimonianza che rende bene l’idea di quanto sia ingarbugliata e per niente scontata questa vicenda. Nell’intervista Anna ci racconta che qualche tempo fa, dopo la commissione consiliare secretata, tra le lavoratrici si viene a sapere che in quella sede il dott. Salizzato dell’AUSL aveva anticipato in via ufficiosa i dati dei rilevamenti Arpa (sulle condizioni ambientali del 2008), che al momento erano pronti ma non ancora pubblicati. L’Arpa, dice Salizzato, ha evidenziato una presenza in minima parte di una sostanza molto tossica: tetracloruro di carbonio, noto anche come freon10. I sintomi da avvelenamento di freon 10 nelle forme meno gravi, guarda il caso, sono: nausea, vomito, intenso dolore addominale, irritazione delle mucose, cefalea, confusione ( [1- http://anonymouse.org/cgi-bin/anon-www.cgi/http://www.salus.it/old_veleni/tetracloruro_di_carbonio.htm] - [2- http://anonymouse.org/cgi-bin/anon-www.cgi/http://ok.corriere.it/dizionario/enc7071.shtml]). Ragionando tra loro alcune dipendenti hanno ricordato che in seguito ai primi malori il dottore della Medoc [presidio medico interno privato N.d.A.] aveva fatto uscire le dipendenti dal reparto, dicendo che non era niente e che s’era verificata un’uscita di freon da un frigo. A chi non se l’era sentita di tornare in reparto erano stati dati i giorni. Aggiunge anche che a seguito di quell’informazione rilasciata da Salizzato, le dipendenti s’erano messe a ragionare tra di loro, rammentando che alcune erano state mandate a Ravenna “come prevenzione” a fare della camera iperbarica. Documentandosi scoprono che la camera iperbarica è utilizzata in medicina in caso di intossicazione da Tetracloruro di carbonio (http://www.mondomarino.net/medicina/index.asp?p=20&view=dett). Queste sono solo riflessioni estemporanee, ma sarebbe interessante chiarire con Medoc se l’uscita di Freon sia realmente avvenuta; che tipologia di freon fosse, perché esistono anche varianti non tossiche; se la camera iperbarica fosse una misura preventiva o un’azione contro l’intossicazione da tetracloruro di carbonio. Nota: Durante l’emergenza malori, che continua tutt’ora, nessun dipendente ha accettato di farsi intervistare in video e rilasciare dichiarazioni ufficiali. Tutti temono il licenziamento, che potrebbe sopraggiungere in forma perfettamente legale tramite il non rinnovo dei contratti di lavoro, e forme di mobbing facilmente applicabili come essere lasciati a casa con la scusa del poco lavoro. Ultimamente, parlando con alcuni/e di loro, risulta che spesso non si aprono nemmeno le Inail. Chi sta male cerca di non farsene accorgere per timore di essere lasciato a casa. Questo dossier non è terminato. Attendiamo i dati di Arpa ed Ispels, che sono pronti ma non ancora pubblicamente accessibili, e il conseguimento di una soluzione definitiva ai malori dei lavoratori. Fino ad allora queste pagine saranno aggiornate con i nuovi sviluppi. ****************************************** ****************************************** 6)Documenti [si consiglia il download]: Relazione tecnica: si tratta di una scheda tecnica allegata alla domanda di AIA effettuata da Amadori (http://emiliaromagna.indymedia.org/sites/emiliaromagna.indymedia.org/files//Relazione%20tecnica%202006.pdf). Contiene una cronostoria di tutte le modifiche/ampliamenti avvenuti nello stabilimento dalla sua apertura; descrizione dell'inquadramento urbano del complesso produttivo; le sue dimensioni; le autorizzazioni ambientali conseguite; spiegazione delle lavorazioni e della manodopera impiegata, con annessa descrizione del ciclo produttivo (stordimento, uccisione, macellazione... da brivido, pulizia, confezionamento); trattamento degli scarti di macellazione (penne, sangue, ecc...); consumi di energia; bilancio idrico; emissioni in atmosfera; scarichi idrici; trattamento e smaltimento fanghi; rifiuti speciali; rifiuti di origine animale; dotazione tecnologica. Misteriosi malori marzo 2007: prima interpellanza in consiglio comunale sui malori di marzo 2007 all’Azienda Amadori - Avicoop di San Vittore Misteriosi malori dicembre 2007: questa interpellanza del dicembre 2007 dimostra come i malori all'interno dell'azienda non siano mai del tutto cessati. Valutazione rischi giugno 2008: documento con cui l'AUSL chiede ad Amadori di fornire in brevissimo tempo una scheda di valutazione del rischio per la salute dei dipendenti, misure organizzative strutturali, tecniche e procedurali adottate conseguentemente alla gestione di questa fase critica Relazione sintetica AUSL giugno 2008: relazione sintetica eventi malesseri in prestazione lavorativa impresa AVI COOP 2007/2008. Contiene informazioni sul rifacimento dell'impianto fognario Relazioni Medoc su alcuni malori: relazione della MEdoc (presidio medico privato all'internodi Amadori) sui casi di malori avvenuti nei giorni 5 e 6-7 giugno 2008 IV ComCons Amadori USL (09-07-08)rivelazioni dot Salizzato Testo integrale (sbobinatura) della Quarta Commissione Consiliare, seduta del 9 luglio 2008. Contiene le pesanti affermazioni dei dirigenti dell'AUSL nei confronti di Amadori rispetto a mancanza di cultura della tutela di sicurezza e salute dei lavoratori. Rivelazioni su sostanze legate ai malori. Allevamenti Paderno San Vittore: si tratta di una interpellanza in consiglio comunale avanzata da Davide Fabbri dei Verdi, relativa ad Allevamenti industriali problematici del Gruppo Amadori, privi delle necessarie autorizzazioni – allevamenti sequestrati dalla Procura della Repubblica Documentazione relativa alle condizioni dei lavoratori. Settembre 2008 Interrogazione a risposta scritta in merito all’accesso alla documentazione A.Usl di Cesena – Inail – Comune Cesena – relativa alle condizioni di salute dei lavoratori ditta Avicoop – Gruppo Amadori di San Vittore di Cesena. Di seguito i documenti con le risposte dell'AUSL [1] [2] Autore: Black_Cat
Indymedia Emilia Romagna

mercoledì 31 dicembre 2008


 
News

Nuova protesta degli agricoltori a Bruxelles, 250 trattori intorno alle sedi Ue. Roghi davanti all’Eurocamera: polizia usa idranti e lacrimogeni.
Circa 250 trattori hanno bloccano le strade principali del quartiere delle istituzioni Ue a Bruxelles chiamati a manifestare da Fugea, dalla Federazione dei Giovani Agricoltori (FJA), dalla Federazione Vallone dell’Agricoltura ( Fwa), dalla Rete di sostegno all’agricoltura contadina (RéSAP) e dal Coordinamento europeo. >>



Gates e Zuckerberg puntano sull'agricoltura: "Cibo vero solo per ricchi"
Altro che carne sintetica e dieta vegetale. I grandi imprenditori dei Big Data sembrano andare proprio nella direzione opposta. Mentre, infatti, la sostenibilità planetaria spinge le economie a orientarsi verso la produzione di cibo sintetico, loro investono su terreni agricoli e sulla produzione di carne tradizionale di altissima qualità. E naturalmente altissimi costi e ricavi. >>



FPP2 GRATIS, ANNUNCIO DI BIDEN, COSA ASPETTA DRAGHI?
Il presidente USA Biden, raccogliendo la richiesta che da tempo avanza Bernie Sanders, ha annunciato che gli Stati Uniti forniranno mascherine ffp2 gratis ai cittadini. >>