Brasile: il Movimento Sem Terra alza il tiro della protesta per la terra e contro l'inquinamento ecologico.
Nuova ondata di occupazioni in Brasile. L'agguerrito Movimento Sem Terra ha
occupato campi, imprese e centrali idroelettriche in 13 Stati. L'intento:
sfidare Luis Inacio Lula da Silva nell'eterno braccio di ferro sulla cocente
questione terra, dato che la riforma agraria pare lontana anni luce.
Martedì hanno mirato a invadere centrali ed edifici di aziende pubbliche e
private, mentre mercoledì è toccato a due piantagioni di eucalipto. Per
evitare atti vandalici contro la sede dell'azienda Votorantim di san Paolo,
è persino intervenuta la polizia.
Una tattica, quella adottata ultimamente dal più grande movimento contadino
di sinistra dell'America latina che si discosta molto da quanto fatto in
passato. Inizialmente, ad essere occupate erano solamente le terre incolte,
quei terreni che questi coltivatori consideravano il simbolo
dell'ingiustizia per eccellenza: enormi quantità di ettari concentrati nelle
mani di pochi, spesso costretti a lasciarne grandi parti incolte data
l'immane estensione. Col tempo, però, la loro visione si è ampliata e con
essa il raggio della protesta: nel loro mirino sono entrati tutti i soggetti
considerati poco ecologici e causa del cambiamento climatico.
Da qualche tempo, l'Mst ha scelto di non correre più da solo, unendosi ad
altri due grandi movimenti americani: Via Campesina e Asemblea Popular, i
cui militanti sono soliti dunque ormai appoggiare direttamente ogni loro
iniziativa. E così è stato anche in questa occasione.
Questa settimana, il fine è stato “denunciare i problemi causati dalle
grandi imprese operanti in Brasile, specialmente da quelle straniere, che
stanno traendo enormi benefici dalla politica economica neoliberale
perseguita dal governo”.
Dal canto suo, il presidente Lula, che da sempre mantiene una relazione
ambigua con gli amici storici dell'Mst, fra i quali è cresciuto come uomo e
come leader politico per poi agire in maniera discordante una volta salito
al Planalto, si è nuovamente appellato all'applicazione integerrima della
legge contro le azioni di violenza perpetrate dal Movimento Sem Terra.
Ma questo non ha certo spaventato i militanti del MST. In pochi giorni, a
migliaia si sono mobilitati in ben tredici Stati, interrompendo il traffico
ferroviario nel Minas Gerais, paralizzando il trasporto della impresa Vale
do Rio Doce, occupando la sala dei comandi della idroelettrica di San
Francisco, in Sobradinho, Bahia. Contemporaneamente erano nel Pernambuco,
dove nell'Università federale hanno distrutto un laboratorio, e duecento
militanti di Via Campesina hanno invaso la Estacion Experimental di canna da
zucchero di Carpina, distruggendo parte del laboratorio scentifico.
Nel Ceará, sono state interrotte le attività del porto di Pacém, in segno
di protesta contro la costruzione di cinque centrali termoelettriche, di una
raffineria e di un centro siderurgico. Ma non è finita qua. Nel Rio Grande
do Sul, sette manifestanti dell'Mst sono rimasti feriti negli scontri con la
polizia, che ha reagito all'invasione di una industria di alimenti e di due
piantagioni di eucalipto controllate dalla Votorantim, la medesima occupata
a San Paolo, dove sono intervenuti 300 agenti con gas irritanti e proiettili
di gomma per liberarela dai circa cinquecento occupanti.
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lunedì 16 giugno 2008
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