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Altro che dimezzare affamati e assetati...

Sembra la letterina delle buone intenzioni. Entro il 2015 dobbiamo: dimezzare la quantità di persone colpite da povertà estrema e fame; raggiungere l'istruzione universale per tutti; promuovere l'eguaglianza di genere e l'empowerment delle donne; ridurre la mortalità infantile; migliorare la salute materna; combattere Aids, malaria e malattie «dei poveri»; assicurare la sostenibilità ambientale. Sono i cosiddetti Obiettivi di sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals) fissati dall'Onu nel 2000. Dentro c'è di tutto, anche l'accesso all'acqua potabile e ai servizi igienici (a cui è dedicato il 2008).

Qualche risultato in materia c'è stato, negli anni scorsi. Lo ha evidenziato la due-giorni di bilancio e di identificazione dei problemi organizzata dall'Assemblea Generale dell'Onu; ne dà conto l'agenzia stampa terzomondista Inter Press Service. Moderate buone notizie vengono soprattutto dal campo della salute: tre milioni di bambini in più sopravvivono ai loro primi cinque anni di vita; due milioni di persone in più ricevono un trattamento antiAids; milioni di bambini in più vanno a scuola. Povertà, istruzione e salute sono i tre obiettivi chiave, i più urgenti, che hanno un effetto sugli altri. Ma: mancano miseri sette anni e quei famosi dimezzamenti sono lontanissimi. Perché? Oltre ai soliti ostacoli, nuovi problemi grossi come macigni si mettono di traverso. Fra questi: i costi alle stelle di cibo e petrolio, l'aumento dei costi dei trasporti, una riduzione nelle spese per l'«aiuto» allo sviluppo (ma sarebbe meglio chiamarlo restituzione) e perfino una carenza di lavoratori nel campo della sanità. Così il numero assoluto - va meglio con le percentuali - di poveri nell'Africa Subsahariana continua a crescere: nel 2015 potrebbero essere 360 milioni.

Inoltre 72 milioni di bambini a livello globale non vengono nemmeno iscritti a scuola. Non solo: circa 10 milioni di bambini muoiono prima di raggiungere i cinque anni di età. E poi: 1,7 milioni di africani in più ogni anno diventano sieropositivi. E c'è il dato, denunciato da Amnesty International, del mezzo milione di donne che nel mondo ogni anno muoiono di parto. Quanto al cibo, Josette Sheeran, direttrice esecutiva del World Food Programme (Wfp) avverte che ci sono segnali precisi che «si sta entrando in un nuovo periodo di fame» mentre il numero assoluto di affamati è di 854 milioni. Il Wfp la settimana scorsa ha lanciato un appello: servono almeno 500 milioni di dollari per coprire i programmi di assistenza alimentare per il 2008. Ma un aumento del 20 per cento dei prezzi delle derrate alimentari da gennaio a ora, dal grano al riso, ha provocato già tumulti per il pane in Burkina Faso, Costa d'Avorio, Egitto e Camerun.

La pianificazione familiare è la grande assente nella gran parte delle politiche nazionali. Eppure, secondo calcoli dell'Unfpa (Fondo dell'Onu per la popolazione) realizzati per l'Egitto, ogni dollaro investito in questo settore farebbe risparmiare oltre 30 dollari di spesa per istruzione, salute, cibo, casa e servizi igienici e idrici. Studi condotti in Messico, Vietnam e Thailandia dimostrano l'importanza di questo investimento «preventivo». Anche se poi è allucinante che l'Unfpa - come altri organismi - traduca l'analisi costi-benefici in termini monetari: «L'impatto economico globale delle morti materne e neonatali ammonta a 15 miliardi di dollari all'anno in perdita di produttività»! Comunque una delle ragioni del mancato progresso nella riduzione della mortalità materna sta nella carenza di lavoratori della salute a livello di base, dovuto sia a restrizioni di bilancio che alla scarsa attrattività di molte di queste professioni nel Sud del mondo. In Africa e Asia mancano quattro milioni di addetti, e soprattutto c'è bisogno immediato di oltre 300mila ostetriche nei villaggi. Certo, investendo ogni anno l'equivalente di 12 ore di spese militari, se ne pagherebbero di ostetriche e in generale, secondo l'Onu, si salverebbero mezzo milione di donne e otto milioni di bambini. Ma l'Onu di chi è? (di Marinella Correggia)
Il Manifesto

martedì 8 aprile 2008


 
News

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