Consiglio agricoltura Ue: nulla di fatto sulla patata ogm BASF.
Roma, 16 luglio 2007 - Comunicato stampa.
Consiglio agricoltura Ue: nulla di fatto sulla patata ogm BASF. Ora la decisione passa alla Commissione Europea.
Legambiente: “Auspichiamo che la Commissione tenga conto del parere contrario della maggioranza degli Stati. De Castro si attivi sin da ora per un decreto italiano che vieti la coltivazione.
Finché l’Efsa continua a seguire i diktat delle multinazionali del transgenico, sulla sicurezza non è garante”.
“Il mancato raggiungimento di una maggioranza qualificata a impedire l’
autorizzazione della patata ogm non è una buona notizia né per la nostra
agricoltura né per l’Europa che si è dichiarata ogm free. Ora l’ultima
decisione spetta alla Commissione europea che ci auguriamo tenga conto del
parere della maggioranza degli Stati che si sono dimostrati contrari all’
autorizzazione. Un sì alla patata transgenica rappresenterebbe, infatti, una
pericolosa apertura verso gli ogm e in quel caso chiediamo al ministro De
Castro di applicare in maniera restrittiva l’articolo 26/bis della direttiva
2001/18, predisponendo sin da ora un decreto che vieti la coltivazione di
questa patata nel nostro Paese”.
Così Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente, commenta il
nulla di fatto sull’approvazione da parte del Consiglio dei ministri europei
all’agricoltura, alla richiesta BASF di autorizzazione alla coltivazione e
trasformazione in amido per uso industriale di una varietà di patata
geneticamente modificata (EH92-527-1). Una maggioranza semplice e contraria
non è bastata infatti a respingere la richiesta di autorizzazione che,
dunque, tornerà sul tavolo della Commissione europea per la decisione
definitiva.
“Il divieto – prosegue Ferrante - è l’unica misura in grado di prevenire la
contaminazione genetica delle colture biologiche e convenzionali, almeno
sino a quando l’Unione europea non adotti norme rigorose e legalmente
vincolanti in materia di coesistenza”.
Critica la posizione di Legambiente anche verso l’Autorità europea per la
sicurezza alimentare (EFSA) che sostiene l’assoluta sicurezza sui possibili
pericoli per la salute derivanti dalla patata geneticamente modificata,
nonostante l’Autorità europea per i medicinali (EMEA), sulla base di una
relazione pubblicata dall’OMS, abbia evidenziato rischi in merito alla
presenza nella patata transgenica di un gene marcatore (nptII) resistente
agli antibiotici kanamicina e neomicina.
“Non consideriamo autorevole il parere di un organo che da quando è stato
istituito non ha fatto altro che obbedire ai diktat delle multinazionali del
transgenico – aggiunge Ferrante- . Gli effetti sulla salute umana e animale
che potrebbero derivare dalla coltivazione e l’uso di questa patata, non
sono stati valutati a sufficienza. Se l’Italia non interviene
tempestivamente – conclude il direttore generale di Legambiente - rischia
che le sue coltivazioni convenzionali e biologiche possano essere
contaminate, con gravi danni economici per tutti gli agricoltori italiani ed
europei coinvolti”.
L’ufficio stampa Legambiente - (06.86268379-55-99-77).
Legambiente
lunedì 16 luglio 2007
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