FAO: 854 MLN PERSONE SOFFRONO LA FAME,NESSUN CALO DAL 199O
DIOUF, TRISTE VERITA'; OBIETTIVO DIMEZZARE NUMERO ENTRO 2015.
(ANSA) - ROMA, 30 ott - Al mondo ci sono 854 milioni di persone che soffrono la fame. E questo numero non e' mai calato dal 1990-1992. E' la Fao a lanciare l'allarme con il Rapporto annuale sullo Stato di Insicurezza Alimentare nel mondo (Sofi), presentato oggi nella sede romana dell'agenzia delle Nazioni Unite. Le ultime rilevazioni della Fao si riferiscono al periodo 2001-2003 e tracciano un quadro a tinte fosche: sono ancora 854 i milioni di persone sottoalimentate nel mondo, di cui 820 milioni vivono nei Paesi in via di sviluppo, 25 milioni nei Paesi in transizione e 9 milioni nei Paesi industrializzati.
Nel 1996, oltre 180 capi di Stato e di Governo avevano firmato
la Dichiarazione di Roma in cui era contenuto l'ambizioso
obiettivo di riuscire a dimezzare il numero degli affamati entro
il 2015 e portarlo a 412 milioni.
''A dieci anni di distanza, ci confrontiamo con una triste
verita', non c'e' nessun progresso verso quell'obiettivo'', ha
ammesso Jaques Diouf, direttore generale della Fao. Il calo
da 823 a 820 milioni di persone localizzati nei Paesi in via di
sviluppo ''e' da attribuire ad un errore statistico'', ha
aggiunto Diouf. Nessun progresso, dunque, anzi, se possibile, un
peggioramento della situazione rispetto a dieci anni fa e le
tendenze piu' recenti non lasciano spazio all'ottimismo,
sottolinea la Fao che ha registrato un aumento di 26 milioni di
persone sottoalimentate nel periodo 1995-1997 e 2001-2003, a
seguito, invece di un netto calo di 80 milioni durante gli anni
'80. Timido ottimismo quello di Diouf, secondo il quale ''il
mondo di oggi e' piu' ricco di quello di 10 anni fa e le risorse
alimentari sono piu' abbondanti - ha detto Diouf - manca la
volonta' politica di mobilitare queste risorse in favore degli
affamati''. A quattordici anni dal fatidico 2015, la Fao
riconsidera le stime sul numero degli affamati, prevedendo che
l'obiettivo del millennio potrebbe essere mancato, perche' per
quella data saranno ancora 582 i milioni di persone
sottoalimentate, contro i 412 previsti.
''Questa pubblicazione - ha sottolineato Diouf - ha
evidenziato la discrepanza fra che cosa potrebbe e dovrebbe
essere fatto e che cosa realmente si sta facendo per milioni di
gente che soffre dalla fame''.
A preoccupare di piu' e' la situazione dell'Africa, ''la
sfida piu' grande da affrontare'', in particolare quella
sub-Sahariana, dove il numero di persone sottoalimentate e'
passato da 169 milioni nel 1990-92 a 206.2 milioni nel 2001-03.
Nell'Africa sub-Sahariana, l'Aids, le guerre e le catastrofi
naturali sono stati ostacoli alla lotta contro il fame, in
particolare nel Burundi, in Eritrea, in Liberia, in Sierra Leone
e nella Repubblica democratica del Congo, Paese per cui si
registrano le maggiori preoccupazioni dell'agenzia poiche'
dall'1998 al 2002 c'e' stata una guerra e il numero di affamati
e' triplicato passando da 12 a 37 milioni di persone, cioe' il
72% della popolazione.
Per cambiare la situazione, la Fao insiste sull'esigenza di
aumentare gli investimenti in agricoltura e nelle zone rurali,
dove la fame si concentra. L'Africa centrale, poi, registra una
punta di 46.8 milioni di persone sottoalimentate nel 2001-03,
cioe' il 56% della popolazione (la percentuale era del 36% nel
1990-92). L'Asia ed il Pacifico, cosi' come l'America latina ed
i Caraibi sono le uniche zone, secondo il rapporto Sofi, che
hanno registrato una riduzione del numero e della percentuale
assoluti di persone sottoalimentate.
Se c'e' una via d'uscita per questa situazione, secondo la
Fao, e' da ricercare nello sviluppo dell'agricoltura delle zone
rurali, ''il settore agricolo e' spesso il motore dello sviluppo
per le economie rurali - si legge nel rapporto - e l'aumento del rendimento agricolo puo' aumentare le derrate alimentari, ridurre il loro prezzo ma anche il mobilitare l'economia locale generando la richiesta di beni e servizi''. Il rapporto, infine, pone l'accento sul ''circolo vizioso della fame e della poverta''', affermando che la fame non e' solo una conseguenza della poverta' ma e' anche una delle cause, perche' ''nuoce gravemente alla salute ed al produttivita' delle persone''.
Ansa
lunedì 30 ottobre 2006
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