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Ex Macello: chi decide il destino degli spazi pubblici a Padova?

(di Oussama El hammaz, Simone Predelli) Tra il 9 e il 12 maggio 2026 l’Ex Macello di via Cornaro a Padova è tornato a vivere. Per quattro giorni lo spazio è stato attraversato da musica, cucina sociale, dibattiti, assemblee, arte e momenti di confronto aperti alla cittadinanza. A promuovere il presidio sono state realtà informali e collettive che gravitano attorno a Cucina Brigante, Food Not Bombs, insieme ad artisti, musicisti, laboratori culturali e persone che da anni frequentano o attraversano l’area dell’Ex Macello.

Non si è trattato soltanto di una protesta, ma di una riappropriazione temporanea dello spazio: un tentativo concreto di restituire all’Ex Macello la sua funzione storica di piazza pubblica, luogo di incontro e produzione culturale accessibile. Durante le giornate del presidio si sono intrecciate esperienze diverse e generazioni differenti, in un dialogo continuo con la storia della CLAC — Comunità per le Libere Attività Culturali — che per decenni ha abitato, curato e reso vivo questo luogo. Il presidio nasce come risposta alla delibera approvata dalla giunta comunale il 20 gennaio 2026, che segna un ulteriore passaggio nel processo di ridefinizione dell’area e nella concessione di spazi e funzioni a soggetti terzi. Una scelta che, per molte delle persone che hanno partecipato alle giornate di maggio, rappresenta un modello di gestione distante dall’idea di uso civico e collettivo che ha caratterizzato l’Ex Macello per oltre cinquant’anni. La storia dell’Ex Macello, infatti, non è quella di un semplice edificio pubblico inutilizzato. Fin dagli anni Settanta, attraverso il lavoro della CLAC e di numerose associazioni, collettivi e gruppi informali, lo spazio è diventato un laboratorio sociale e culturale unico nel suo genere a Padova (con riconoscimento nel 1984 dalla regione e nel 1994 dal comune). Qui hanno trovato posto attività di educazione ambientale, iniziative artistiche, percorsi di recupero e manutenzione dell’area, archivi, mostre, laboratori e momenti di socialità aperti alla città. Le diverse soggettività hanno anche dato vita a percorsi di progettazione partecipata per la riqualificazione dell’Ex Macello e del suo parco e zona boschiva.

Molto prima che il Comune di Padova introducesse nel proprio regolamento il concetto di “bene comune”, all’Ex Macello esisteva già una pratica concreta di uso civico e collettivo. Una comunità ampia e trasversale ha infatti gestito e valorizzato questo spazio producendo cultura, relazioni sociali e accesso condiviso ai saperi senza finalità speculative. Le attività portate avanti negli anni hanno visto la realizzazione di un parco didattico, la creazione di una biblioteca, la creazione del patrimonio informatico oggi rivendicato dalla delibera stessa come patrimonio da proteggere, l’inserimento all’interno della Lista tesori Unesco e l’apposizione del vincolo paesaggistico. Lo stesso Regolamento Comunale sui Beni Comuni definisce tali spazi come beni funzionali al benessere della comunità e dei suoi membri, all’esercizio dei diritti fondamentali della persona e all’interesse delle generazioni future. Per molti cittadini e cittadine l’Ex Macello risponde pienamente a questa definizione. Il 15 gennaio 2020 però, il percorso intrapreso dalla CLAC è stato bruscamente interrotto con lo sgombero della palazzina che costituiva il principale hub delle attività. L’assemblea di riferimento per l’ex macello ha prontamente risposto denunciando la pretestuosità delle motivazioni relative allo sgombero e il rischio di “privatizzazione” insito in tutte le dichiarazioni dell’assessore Colasio che rivendicava la gestione dell’area. Il sito della Rete Beni Comuni di Padova documenta i tempi e la mancanza di risposte da parte del Comune anche rispetto alla Dichiarazione d’Uso Civico e Collettivo presentata dall’Assemblea a dicembre del 2021 a norma del regolamento Beni comuni del Comune di Padova che identifica gli spazi di valore comunitario su cui garantire una progettualità condivisa. Si potrebbe pensare che l’Ex Macello proprio per la sua storia avrebbe dovuto essere il primo bene comune della lista (anche in luce del progetto presentato dalla CLAC al comune nel 2019). Invece la risposta non è mai arrivata; il Comune si è limitato ad un’interlocuzione per un eventuale Patto di collaborazione riguardo l’Edificio “L” (non ancora finalizzata) e la concessione per 25 anni dell’intera area (escluso l’edificio ad L) a partire dalla manifestazione di interesse presentata dalla cooperativa gruppo Pleiadi il 15 gennaio del 2026, che prevede la possibilità di subappalto a terzi e l’impegno a salvaguardare, mettere in sicurezza e valorizzare la biblioteca e il patrimonio informatico. Beni che fanno parte del patrimonio culturale costituiti grazie al lavoro della CLAC e per cui, per quanto riguarda il patrimonio informatico già esiste un’associazione che da anni lavora (mostre comprese) al suo inventario, cura e valorizzazione; e per quanto riguarda il patrimonio librario l’assemblea di riferimento dell’Ex Macello è anni che si rende disponibile ad affiancare chicchessia per il suo recupero.

Le contraddizioni emerse negli ultimi anni interrogano profondamente il modo in cui vengono gestiti gli spazi pubblici in città. Da una parte si valorizza simbolicamente il patrimonio culturale e sociale prodotto nel tempo all’Ex Macello; dall’altra, le comunità che quel patrimonio hanno contribuito a costruire sembrano progressivamente escluse dai processi decisionali sul futuro dell’area. La questione riguarda anche il modello di città che si sta costruendo. In un contesto urbano sempre più segnato dalla difficoltà di accedere a spazi liberi, accessibili e non orientati al consumo, l’Ex Macello rappresenta per molte persone un luogo ancora capace di generare socialità, sperimentazione culturale e partecipazione diretta. Per questo il presidio di maggio non ha guardato soltanto al passato. Nei giorni di via Cornaro si è vista una nuova generazione di persone che cerca luoghi da abitare collettivamente: musicisti indipendenti, sound system, laboratori teatrali, cucine sociali, artisti, studenti e pratiche mutualistiche che faticano sempre più a trovare spazio dentro una città attraversata da processi di regolazione, valorizzazione economica e progressiva chiusura degli spazi informali. Queste stesse pratiche mutualistiche vengo richiamate all’ interno della delibera per il progetto presentato dalla cooperativa gruppo pleiadi, che sposa invece una dinamica squisitamente mercificante. Per quattro giorni l’Ex Macello è tornato a essere ciò che per molti anni è stato: una piazza aperta, attraversabile, condivisa. Ed è forse proprio questo il nodo politico centrale che oggi attraversa via Cornaro: chi decide quali forme di vita, cultura e comunità possano ancora trovare spazio nella città? (di Oussama El hammaz, Simone Predelli - fonte: LIES - https://www.laboratorioinchiesta.it -13/05/2026)
https://www.laboratorioinchiesta.it

giovedì 14 maggio 2026


 
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