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LA TRASFORMAZIONE DEGLI ECOSISTEMI E LE MIGRAZIONI CONTINUE STANNO MOLTIPLICANDO QUESTI KILLER, DALL’HIV ALL’H5N1 FINO AL NIPAH E AL LASSA.

CRESCE L’ALLARME: «SONO INTELLIGENTI, SCALTRI, INGEGNOSI E SOVVERSIVI». MA ORA SI STUDIA COME SFRUTTARNE LE QUALITA’ PER LE NUOVE TERAPIE LA TRASFORMAZIONE DEGLI ECOSISTEMI E LE MIGRAZIONI CONTINUE STANNO MOLTIPLICANDO QUESTI KILLER, DALL’HIV ALL’H5N1 FINO AL NIPAH E AL LASSA.

UNA brutta notizia incartata nelle proteine. L'immaginifica definizione dell'immunologo inglese sir Peter B. Medawar, premio Nobel per la Medicina nel 1960, dà molto bene l'idea di che cosa sono i virus, oggi in continuo aumento e in veloce evoluzione: nient'altro che particelle di materiale genetico, circondato da un guscio protettivo proteico, prive di vita propria. Al contrario dei batteri, capaci di riprodursi autonomamente, i virus, per farlo, devono andare incessantemente all'attacco di una cellula vivente da penetrare e controllare, trasformandola in «fabbrica» per la propria duplicazione, a danno dell'ospite. Per questo sfruttano ogni debolezza, aggirando le difese degli organismi. E oggi appaiono sempre più scatenati, all’attacco dell’intero pianeta, dall’HIV all’H5N1. La storia, d’altra parte, è scandita dalla lotta tra uomini e virus, parassiti inesorabili: quello del morbillo uccideva ancora, alla fine del XX secolo, circa un milione di bambini l'anno e il vaiolo fece in un solo secolo, dal XVI al XVII, decine di milioni di morti tra le popolazioni europee, devastando il Nuovo Continente dove era stato introdotto. Non per niente «virus» - in latino - significa veleno. Negli antichi trattati medici lo si ritrova usato per indicare emissioni dannose di corpi infetti: in un virus si ricercava l'origine di oscure pestilenze. Oggi - dopo la comparsa dell'HIV, che ha provocato una delle più gravi e diffuse delle pandemie virali nella storia - è diventato la principale metafora della contaminazione, biologica e culturale della nostra epoca, minacciata, tra l’ altro, anche dai virus informatici. «Intelligenti, scaltri, ingegnosi, sovversivi» - per riprendere i quattro aggettivi usati dalla microbiologa americana Dorothy Crawford nel suo libro «Il nemico invisibile» - i virus si trasformano nel tempo, si adattano all'ambiente, si trasmettono da una specie animale all'altra. E' stato il caso del virus Ebola o, seguendo un diverso processo, quello della BSE, meglio conosciuto come «morbo della mucca pazza», che ha portato alla ribalta un particolare gruppo di «virus lenti», i prioni. Il passaggio degli agenti infettivi dall'animale all'uomo è legato a complessi fattori genetici ed ecologici e alla rapida trasformazione di ecosistemi che avevano raggiunto un delicato equilibrio durato milioni di anni. E anche numerosi fattori sociali favoriscono la diffusione delle infezioni virali: svolgono un ruolo sempre più importante i viaggi e i movimenti di popolazioni (e le migrazioni), lo sviluppo delle megalopoli, le tecniche di produzione di cibo a livello industriale. Certo è che in questi ultimi decenni si è registrata la comparsa di un inquietante numero di nuovi virus, che sono all'origine di molte malattie infettive, spesso ad alta mortalità. A sfogliare un trattato di virologia dei primi Anni ‘60 si ha la conferma chiara di quest'evoluzione: sono assenti l’H5N1 (che provoca l’influenza aviaria), l'HIV, l'Hanta virus, Ebola, il West Nile virus, che dall'Uganda è arrivato, nel 1999, a New York ed ora rappresenta una preoccupazione emergente per le autorità sanitarie locali. Si sta, infatti, diffondendo fuori e dentro il Nord America con migliaia di casi e alcune centinaia di vittime. Né, in quei trattati, c'è traccia del misterioso, letale virus responsabile della febbre emorragica Marburg, parente stretto di Ebola, che ha preso il nome della città tedesca dove la febbre emorragica si manifestò per la prima volta nel 1967, attaccando il personale sanitario di un laboratorio in cui erano pervenuti tessuti infetti di scimmia, importati dall'Africa a scopo di ricerca. Altri virus - alcuni subdoli e aggressivi - sono comparsi qua e là nel mondo: il Nipah virus, trasmesso per contatti con maiali, l'Hantavirus con roditori, il virus Lassa con ratti africani. Sul misterioso mondo dei virus si è cominciato a far luce alla fine del XIX secolo. E' del 1896 la scoperta che un virus ultramicroscopico era in grado di provocare l'afta epizootica contagiosa, mentre, qualche anno più tardi, Frederick Twort e Felix d'Herelle descrivono un elemento filtrabile, «batteriofago», capace di vivere e autoriprodursi all'interno di batteri che è poi in grado di distruggere. Da allora le conoscenze hanno fatto straordinari progressi. Lo studio dei virus negli animali ha raggiunto un punto cruciale già negli Anni ‘50, con lo sviluppo dei metodi di coltivazione in vitro di cellule in cui si replicavano. Sono stati così scoperti molti nuovi ceppi virali e sono state identificate le caratteristiche fisiche e chimiche della maggior parte di questi microrganismi. Nemici implacabili, i virus, tuttavia, potrebbero rivelarsi nel prossimo futuro preziosi alleati: essendo frammenti di materiale genetico di dimensioni minime e relativamente semplici, abilissimi a intrufolarsi all'interno delle cellule, stanno insegnando molto agli scienziati che studiano le terapie geniche, la nuova frontiera terapeutica che consente di sostituire geni difettosi e, perfino, in prospettiva, di curare molte malattie, a cominciare dal cancro. Università di Sassari - Eugenia Tognotti


La Stampa.it

mercoledì 24 maggio 2006


 
News

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