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Trent’anni della Via Campesina.

Tre decenni a difendere la vita e il lavoro contadino, la sovranità alimentare e i semi, resistendo alla presunta onnipotenza delle multinazionali dell’agro-business. È nato poco prima della fine del Novecento il più grande movimento della storia del mondo contadino, ma l’importanza de La Via Campesina (LVC) non sta certo solo nelle sue dimensioni, nel fatto che è in lotta in 81 Paesi di diversi continenti: dal Brasile al Kenya passando per la Thailandia e la Palestina. Perché forse quello che più la caratterizza sono il livello e la qualità della partecipazione che le sue 182 organizzazioni hanno costruito in una rete gigantesca passo dopo passo nei decenni. La solidarietà e la lotta per la terra, il pluralismo delle culture e la cura dei territori sono state probabilmente le colonne portanti di questo movimento sin dalla sua nascita. E lo sono, alla luce delle tremende minacce del nostri tempo ma anche di una storia straordinaria, ancora oggi.

Passiamo in rassegna la storia, i soggetti, i concetti chiave e le conquiste fondamentali della più importante organizzazione contadina della storia, che ha appena celebrato ben 30 anni di vita. In questo 2022 in cui non usciamo dagli effetti di una pandemia annunciata e già stiamo entrando in nuove guerre e in un’altra crisi alimentare globale, La Via Campesina celebra “30 anni di lotte collettive, di speranza e di solidarietà“. Con la partecipazione di 182 organizzazioni di 81 paesi in quasi tutti i continenti, La Via Campesina (LVC) è il più grande movimento nella storia del mondo contadino. Non si tratta solo di dimensioni, ma anche del livello di complessità e partecipazione da parte della base in questa rete che le sue organizzazioni hanno costruito passo dopo passo per tre decenni, così come della profondità delle loro riflessioni sugli aspetti vitali dell’esistenza e della sussistenza di tutte le persone. Riflessioni che non rimangono sulla carta, ma sono state e sono il motore di molteplici azioni locali e internazionali. Hanno scelto il 17 aprile, Giornata internazionale delle lotte contadine, per affermare pubblicamente il loro percorso e annunciare quanto seguirà all’inizio della loro quarta decade. Quel giorno ha segnato il 26mo anniversario del massacro di 21 contadini del Movimento dei lavoratori rurali senza terra (MST) a Eldorado dos Carajás, in Brasile, uccisi dalla polizia militare durante una mobilitazione per esigere la terra di cui i proprietari terrieri si erano appropriati. MST e LVC si sono impegnati a non dimenticare mai e a chiedere la fine dell’impunità, che continua a dilagare. “Da La Via Campesina continuiamo ad assistere alla sistematica violazione dei nostri diritti, alla repressione e alla persecuzione di leader, di donne e uomini che difendono terre, territori e ambiente. Questi sono atti violenti che minacciano direttamente le nostre vite, avallati da leggi e politiche nazionali e internazionali che fanno il gioco del libero mercato dell’agrobusiness e dei sistemi alimentari industriali”. Dal Brasile al Kenya, dal Marocco alla Colombia, alla Thailandia, alla Palestina, e in molte altre parti del mondo, la persecuzione, la criminalizzazione e l’omicidio di coloro che lottano per la terra e i territori è una costante. Compagni sopravvissuti al massacro di Eldorado riferiscono che questa non è stata la prima protesta o il primo massacro in quella zona amazzonica. I proprietari terrieri pensavano di poter continuare con i loro crimini e abusi con totale impunità. La differenza in quell’occasione fu che i contadini si erano organizzati e avevano aderito a un movimento nazionale (MST) e con esso a uno internazionale (LVC), che denunciarono il massacro e si unirono per far sì che ovunque si sapesse che la loro lotta e la promessa di giustizia sarebbero restate nella memoria delle lotte contadine. La solidarietà e la lotta per la terra sono le colonne portanti di questo movimento sin dalla sua nascita, come anche l’affermazione della diversità culturale. Sono cresciuti con una rete di idiomi, esperienze, forme di lotta diverse, accenti diversi nelle attività di ogni organizzazione aderente. La maggior parte sono organizzazioni contadine, ma ci sono anche organizzazioni indigene e afro-discendenti. Le identità locali permeano in ogni regione le forme di azione e di organizzazione, che, pur essendo diverse, condividono principi e basi comuni per l’azione regionale e internazionale. LVC è organizzata secondo un criterio di rotazione democratica tra le regioni. Il suo comitato di coordinamento internazionale è eletto nel corso di conferenze globali ogni quattro anni, facendo in modo che tutte le sue regioni siano rappresentate. Così fanno anche i coordinamenti di ciascuna delle sue nove regioni globali, che sono eletti nelle rispettive assemblee. La struttura richiede un alto livello di partecipazione da parte di ogni organizzazione partecipante, di ogni paese e regione. L’applicazione dell’equità tra le regioni nel coordinamento internazionale richiede anche un sistema di traduzioni simultanee, perché questi non sono leader che parlano inglese o un’altra delle lingue più diffuse. Parlano nella propria lingua, e perché possano partecipare agli incontri e alle assemblee del movimento è necessaria una delicata struttura interpretativa, che LVC lavora da anni a costruire, con il contributo creativo e solidale di centinaia di traduttori e interpreti. Ad esempio, alla sua conferenza internazionale del 2017 nei Paesi Baschi, il collettivo Coati in collaborazione con LVC ha organizzato la traduzione simultanea in spagnolo, basco, francese, portoghese, arabo, russo, coreano, cinese, giapponese, bahasa indonesiano, vietnamita, turco, tailandese, tamil, hindi, ecc.

Ciò che riunisce e fa fluire questo movimento diversificato è la decisione di mantenere la vita contadina, la resistenza al capitalismo e alle multinazionali dell’agrobusiness, così come altri principi comuni che sono stati sviluppati e affermati. Come commenta uno dei suoi membri: “Poniamo l’accento sulle cose che ci uniscono, piuttosto che su quelle che ci separano”. Principi che non solo sono stati la piattaforma di LVC, ma hanno anche gettato le basi fondamentali per le lotte di tutte e di tutti. Tra queste, la difesa della sovranità alimentare, un concetto che hanno elaborato e stabilito dal 1996 e che ha segnato le lotte contadine in tutto il mondo, in disputa con aziende, governi e FAO, che parlano invece di sufficienza alimentare (o sicurezza alimentare, ndt) prendendo in considerazione solo i volumi di produzione, senza dare importanza a chi, come e cosa viene prodotto, o a chi arriva il cibo. Insieme a questo principio fondamentale, è germogliata e cresciuta la difesa dei semi, chiave di tutte le reti alimentari, intrecciata con le conoscenze delle comunità contadine e in lotta contro i semi industriali e brevettati. Nel 2003, LVC ha dato vita a un altro concetto che segna le lotte globali: i semi sono patrimonio dei popoli al servizio dell’umanità. Un altro dei loro principi comuni è il femminismo contadino e popolare, la messa in discussione sia del capitalismo che del patriarcato, un’elaborazione che ha richiesto molti anni e diverse assemblee regionali e globali di donne contadine. Fin dall’inizio hanno deciso di adottare la parità di genere nei sistemi di rappresentanza all’interno di LVC; principio che oggi applicano nei loro organismi, comitati, riunioni e attività, e che hanno poi sviluppato in un concetto molto più radicale e profondo. In questo fiume rigoglioso di riflessioni e azioni contadine, è stata costruita anche l’Assemblea giovanile di LVC e ci sono stati il riconoscimento e i raggruppamenti di LGBTI all’interno del movimento, così come la campagna internazionale “stop alla violenza contro le donne contadine”. Un altro dei concetti chiave della lotta di LVC, che si è sviluppato a partire dall’idea iniziale di lotta per la terra, è quello della riforma agraria popolare, che ha integrato la lotta per il territorio oltre che per la terra, e include il riconoscimento dei saperi contadini sulla natura e di modi di produrre che siano sani per le persone e favoriscano la biodiversità e la diversità contadina, in molti casi raccogliendo tutto ciò nella nozione di agroecologia contadina. Questo concetto implica che la lotta non è solo contadina, ma è legata alle lotte di tutti i settori popolari, che tutte e tutti hanno il compito di assumere e sostenere, dando il proprio contributo. Un’altra caratteristica di LVC è che non solo interviene nelle lotte locali e nazionali: in casi di particolare importanza hanno realizzato azioni e campagne regionali e globali, e sono intervenuti a favore dei propri diritti contro i governi nazionali e le istanze multilaterali. È il caso dei forum delle Nazioni Unite, dove vengono discusse questioni che hanno un impatto sui contadini, così come della FAO e dei congressi sul cambiamento climatico e sulla biodiversità. In questi ambiti, sono riusciti in diversi casi a fermare politiche molto dannose, come la tecnologia transgenica Terminator, oltre a influire sulla definizione positiva di altre; hanno ottenuto, ad esempio, che la FAO accettasse la promozione dell’agroecologia. Un altro dei loro recenti successi, dopo anni di lavoro con organizzazioni partner, è stata l’adozione da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei contadini e di altri soggetti che lavorano nelle aree rurali (UNDROP, secondo la sigla inglese). Come tutte le dichiarazioni delle Nazioni Unite, non include tutto ciò che LVC intende come diritti dei contadini, e la sua efficacia dipenderà dalla lotta delle organizzazioni. Ma stabilisce punti importanti; tra gli altri, il diritto alla consultazione e al consenso preventivo, libero e informato delle comunità contadine, una nozione che non era riconosciuta per il mondo contadino, e che insieme all’organizzazione e alla lotta di base delle organizzazioni può essere uno strumento importante per fermare i megaprogetti e altre iniziative nei loro territori.

In questo nuovo decennio, rafforzano anche il team collettivo e internazionale di comunicazione e formazione, che ha reso disponibili diversi documenti su argomenti fondamentali e informazioni dai social network in varie lingue. Partecipano inoltre alla preparazione di un nuovo forum globale sulla sovranità alimentare (Nyeleni, 2023), che sarà un punto di convergenza e rielaborazione di questo concetto fondamentale. Come ogni grande movimento vivente, LVC ha avuto e ha molte sfaccettature, a volte contraddittorie, con momenti a volte brillanti, a volte più riservati. È sempre un movimento imprescindibile, in lotta e in ricerca, che ci ricorda costantemente il fatto fondamentale che sono i piccoli fornitori di cibo che nutrono la maggior parte dell’umanità. Sono le persone, le organizzazioni e le comunità che con le loro lotte e azioni quotidiane offrono una delle più grandi risposte alla crisi climatica, alla crisi alimentare, alla crisi sanitaria e ambientale. (autore: Silvia Ribeiro) (Ndt – Vedi l’opuscolo del Gruppo ETC: “Chi ci nutrirà? La rete alimentare contadina a confronto con la catena alimentare agroindustriale”, disponibile in italiano nel blog di Camminardomandando). Fonte: “Treinta años de La Via Campesina”, in Nodal, Noticias de América Latina y el Caribe. Traduzione a cura di Camminardomandando.
https://comune-info.net

giovedì 5 maggio 2022


 
News

FPP2 GRATIS, ANNUNCIO DI BIDEN, COSA ASPETTA DRAGHI?
Il presidente USA Biden, raccogliendo la richiesta che da tempo avanza Bernie Sanders, ha annunciato che gli Stati Uniti forniranno mascherine ffp2 gratis ai cittadini. >>



Pesticidi in Unione europea.
La European Food Safety Authority (EFSA) ha pubblicato un report sugli ortaggi e frutta più contaminati da pesticidi... studio pubblicato nel mese di febbraio 2021 che discute i dati del 2019. In tutta Europa, nell’anno 2019, sono stati analizzati 96.302 campioni e la frequenza media si attesta su 19 analisi per 100mila abitanti. I paesi più virtuosi sono la Lituania (125 analisi su 100mila abitanti), la Bulgaria (104 analisi) e il Lussemburgo (81 analisi). I meno virtuosi sono la Gran Bretagna (1,5 analisi), la Spagna (5 analisi) e la Polonia (7 analisi). L’Italia e la Francia si attestano sulla media europea di 19 analisi per 100mila abitanti, la Germania appena un po’ in più con 25 analisi. >>



Sesto Rapporto IPCC - Working Group I su nuove conoscenze e cambiamenti climatici.
In occasione della presentazione del rapporto del Working Group I dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) che delinea le nuove conoscenze scientifiche in merito ai cambiamenti climatici, ai loro effetti e agli scenari futuri, di seguito sono proposti i dati del VI rapporto Ipcc riassunti e forniti dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac) di Bologna. Sesto Rapporto IPCC – Working Group I Annalisa Cherchi, Susanna Corti, Sandro Fuzzi Lead Authors IPCC WG I Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima Consiglio Nazionale delle Ricerche Bologna INTRODUZIONE SU IPCC Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), creato dalle Agenzie delle Nazioni Unite UNEP (UN Environmental Program e WMO (World Meteorological Organisation) nel 1988, ha il compito di redigere a scadenza regolare rapporti di valutazione sulle conoscenze scientifiche relative al cambiamento climatico, ai suoi impatti, ai rischi connessi, e alle opzioni per la mitigazione e l’adattamento. È attualmente in corso di finalizzazione il 6° Rapporto IPCC (AR6). Ogni Rapporto IPCC si compone di tre parti, ognuna redatta a cura di un apposito Working Group (WG). Working Group I: valuta le nuove conoscenze scientifiche emerse rispetto al rapporto precedente. Working Group II: valuta gli impatti del cambiamento climatico sull’ambiente e la società e le azioni di adattamento necessarie. Working Group III: valuta le azioni di mitigazione del cambiamento climatico. Ogni WG redige un rapporto mediamente dell’ordine di 2-3000 pagine, accompagnato da un Riassunto tecnico che mette in evidenza i punti salienti del rapporto e un breve Summary for Policy Makers ad uso dei responsabili politici dei paesi associati all’ONU, nei quali sono condensate per punti essenziali tutte le informazioni analizzate nel dettaglio nei singoli rapporti. Ogni WG si compone mediamente di 200-250 scienziati (Lead Authors) scelti su proposta dei singoli governi dal Bureau IPCC. La partecipazione dei singoli scienziati è volontaria e non retribuita. È bene ricordare che i risultati dei Rapporti IPCC sono basati esclusivamente sull’esame critico di diverse migliaia di lavori scientifici pubblicati (14.000 solo per quanto riguarda il WG I). I Rapporti IPCC, la cui stesura impegna gli scienziati per circa tre anni, sono soggetti prima della stesura finale a due fasi di revisione da parte di diverse centinaia di altri scienziati esperti del settore e da parte di esperti dei singoli governi. Il giorno 9 agosto 2021 verrà presentato ufficialmente il Rapporto del Working Group I dedicato allo stato dell’arte delle basi scientifiche del cambiamento climatico e degli avanzamenti rispetto all’ultimo rapporto AR5. Gli altri due Rapporti di cui si compone AR6 sono tuttora in corso di elaborazione e verranno presentati nei primi mesi del 2022. Per quanto riguarda il Working Group I, sui 234 Lead Authors provenienti da 66 Paesi, tre sono gli scienziati appartenenti a un’istituzione di ricerca italiana, tutti ricercatori dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche. >>