LA SFIDA DEGLI OGM.
Inizia l'attacco frontale alla moratoria europea contro gli OGM, gli Stati
Uniti ed i loro alleati rompono gli indugi e si appellano al WTO per
introdurre gli OGM nei nostri piatti.
a cura di AltrAgricoltura
Interrogativi che coinvolgono contadini, multinazionali e consumatori
Alimenti transgenici: risorsa o minaccia?
Scade la moratoria europea sui cibi biotech Riparte la querelle Usa-Ue In
gioco gli interessi delle rispettive agricolture. E i destini del Sud del
mondo
Di Maurizio Blondet
La moratoria europea all'autorizzazione dei cibi transgenici, in vigore da
cinque anni, sta per scadere. Le lobbies contrapposte affilano le armi, e
anche il vertice dei G8 in corso a Evian ripropone la divaricazione
euro-americana. Da tempo, premuto dagli agricoltori del Midwest, suoi
elettori, George Bush ha aperto la campagna con due mosse. Ha accusato
l'Europa di "affamare il Terzo Mondo" con la sua ostinazione al “no” sui
transgenici, e ha fatto appello legale all'Organizzazione Mondiale del
Commercio (WTO) accusando la UE di violare le regole della concorrenza.
“L'Europa ha creato una barriera al commercio pretestuosa”, ha dichiarato
Robert Zoellick, l'Us Trade Representative (il ministro americano
competente): “Gli stessi studi scientifici europei ci danno ragione”. Vero.
La Royal Society, l'accademia delle scienze britannica, ha dichiarato ai
primi di maggio che nessuna differenza di rischio è stata notata tra
nutrirsi di cibi Ogm e di cibi "naturali". Ma due settimane dopo, la stessa
Royal Society ha avvertito il suo governo che i seminati Ogm, "se saranno
introdotti nel Regno Unito, richiederanno anni di monitoraggio per vederne
gli effetti sull'ambiente a lungo termine".
Difficile capire, per il pubblico. “I rischi esistono e sono segnalati nelle
riviste scientifiche,”, dice Enzo Caprioli, medico e biologo, autore di
articoli contro gli Ogm: “per esempio nell'89 in Usa ci sono stati 37
decessi per un integratore alimentare, il triptofano, prodotto da batteri
geneticamente modificati. Si formava un metabolita secondario tossico, del
tutto imprevisto. E abbiamo già visto danni "imprevisti", addirittura
estinzioni di specie, per pratiche più innocue, come l'ibridazione o
l'immissione di specie esotiche”.
Ma forse anche questo è allarmismo. L'avvertimento della Royal Society non
mette l'accento sui rischi, ma sulla mancanza di regole. “Avevamo avvisato
il governo cinque anni fa di mettere a punto un metodo di controllo”, dice
Patrick Bateson, della Soci ety: “Non ha fatto nulla”.
E' qui il punto, spiega Dario Frisio, docente di economia agraria
all'università Statale di Milano. “L'Europa avrebbe potuto e dovuto varare,
in questi cinque anni, regolamentazioni anche restrittive sugli Ogm, sulla
loro "rintracciabilità"; sull' etichettatura. Non ha fatto niente. La stessa
moratoria non è stata un atto normativo, ma la decisione di non procedere ad
atti normativi”.
Perciò Pascal Lamy, commissario europeo al commercio ma soprattutto
francese, nega perfino che una moratoria esista. Difatti, non ha nemmeno una
scadenza precisa.
Ma questo rende debole la posizione europea in una causa davanti al Wto.
Tony van der Haegen, l'eurocrate competente, conferma: “La nostra posizione
è insostenibile. In una causa, perderemo”.
Ricordiamolo: nel 2001 le coltivazioni geneticamente modificate nel mondo
erano 53 milioni di ettari, quattro volte la superficie agricola italiana.
Il 66% di questa superficie è in Usa, il 25% nel Terzo Mondo. Metà della
soia prodotta sul pianeta è transgenica.
Il bando agli Ogm dell'Europa, massimo importatore di cibo del globo, fa
perdere ai coltivatori americani 300 milioni di dollari l'anno.
"La moratoria è illegale", ha concluso Margot Wallstrom, la commissaria
europea all'Ambiente. Che vuole autorizzare gli Ogm senza aspettare che la
direttiva di regolamentazione sia approvata dagli stati membri. Cedimento
alle lobbies? Tuttavia, la Competitive Enterprise Institute (l'organo di
coordinamento delle lobbies agricole in Usa) non è ottimista. "La moratoria
cadrà il prossimo autunno o al peggio nel 2005", si legge nel suo
bollettino, "ma resta l'ostilità dei consumatori europei. Sì che gli stati
membri possono ignorare le regolamentazioni a nostro favore varate dalla
UE".
Avvenire
martedì 3 giugno 2003
|