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Il giudice e l’algoritmo: in Cina l’intelligenza artificiale arriva nei tribunali.

Cina. La corsa cinese alle nuove tecnologie coinvolge anche la giustizia. Intervista con il professore Renzo Cavalieri della Ca’ Foscari. In Cina l’intelligenza artificiale viene ormai applicata anche nel mondo giudiziario: per raccogliere prove, per uniformare le sentenze. Senza alcun dibattito in merito. La corsa cinese all’intelligenza artificiale si ammanta di progressi reali e di propaganda. Nelle ultime settimane la stampa locale ha sottolineato il peso che i sistemi di Ai avranno all’interno del sistema giudiziario, nel lavoro delle corti, nelle procedure e nella raccolta delle prove. Per andare al di là della propaganda e comprendere davvero l’impatto che l’Ai può avere sul sistema giudiziario e più in generale nell’ambito legislativo cinese abbiamo intervistato Renzo Cavalieri, professore di diritto dell’Asia Orientale presso l’Università di Venezia Ca’ Foscari e avvocato presso lo studio legale Bonelli Erede.

Partiamo dal primo punto: in che modo l’Ai può aiutare la giustizia cinese? Il primo modo è il più semplice ed è quello cui sono destinati tutti i tribunali del mondo, ovvero il progressivo utilizzo di sistemi di Ai per quel lavoro che viene considerato di cancelleria; si tratta di un impiego di tipo pratico, ed è una delle tante dimostrazioni di quanto la Cina corra anche più rapidamente del previsto. In queste mansioni di cancelleria, in un senso più ampio, anche processuale, la Cina sta andando molto veloce e dalle aree sperimentali si diffonderà a tutto il sistema giudiziario cinese. Poi c’è un altro argomento, diverso, ovvero l’uniformazione delle linee giurisprudenziali: in questo caso l’Ai è strumentale a un atteggiamento tipico della Cina, ovvero la centralizzazione dell’interpretazione di norme che prima era invece affidata alla Corte suprema. Oggi in questo modo, come in una due diligence aziendale, ci sono red flags che avvisano circa deviazioni rispetto alla norma. In questo modo si stabilisce una sorta di uniformità del diritto. Questo utilizzo che mira a uniformare tutte le sentenze, può dunque essere letto come una ulteriore forma di accentramento? Stiamo parlando di sistemi basati sull’unità dei poteri dello stato: noi occidentali abbiamo l’idea che tra legislatore, amministratore e giudice ci siano delle dinamiche di un certo tipo, tra poteri indipendenti separati almeno formalmente e a volte in conflitto tra di loro: in questo senso una ingerenza attraverso l’AI sull’indipendenza dell’interpretazione della legge da parte dei giudici, per noi è inconcepibile. Usare l’Ai obbligando i giudici a basare la propria decisione sui database consegnati con i dettagli del caso e segnalando ai superiori quando ci siano degli scostamenti è una forma di violazione dell’indipendenza della magistratura piuttosto palese. Aggiungerei: non tanto della magistratura in sé, quanto della libertà del singolo giudice nell’applicazione della legge.

C’è un ulteriore aspetto che riguarda i processi: come avverrà l’utilizzo dell’Ai in questi casi? È un po’ presto per dirlo: è vero che ci sono questi primi casi – che rientrano anche nell’ambito puramente propagandistico – in cui l’Ai è utilizzata a 360 gradi. Al riguardo – dato che parliamo di prove – emerge immediatamente il tema dell’ammissibilità. Il discorso è sempre lo stesso: in un sistema che non ha una divisione reale dei poteri non ci sono grandi dinamiche conflittuali tra procuratori, giudice e avvocati, ma solo esigenze di efficienza. Quindi l’ammissibilità della prova diventa un problema quando una delle parti obietta. Ma se non obietta nessuno? Non dubito che nei regolamenti della Corte suprema finiranno per essere ammesse nuove forme di prove, elettroniche o virtuali. In Cina al momento c’è molta fiducia nell’Ai, non c’è il minimo spirito critico. L’ultima modifica della costituzione, del resto, con la creazione della commissione nazionale di supervisione ha dimostrato la povertà di dibattito che c’è al momento. Per tutto quanto riguarda il processo penale non c’è alcun tipo di confronto, nessuno osa. In un sistema così poco garantista non c’è ad esempio il tema della compatibilità di questi sistemi con i diritti sanciti dalla costituzione. In Cina – e in Occidente – si discute molto del sistema dei social credit. In che modo però questi eventuali dettami amministrativi saranno o potranno essere recepiti dal legislatore cinese? La commissione di supervisione introdotta a marzo si basa sull’idea di un potere tout court che di fatto risponde al presidente, anche se c’è un richiamo all’Assemblea nazionale. Il sistema dei crediti sociali viene dunque interpretato come una specie di strumento amministrativo. Non è detto che debba essere creata una legge o potrebbero decidere di farla dopo un po’ di anni di sperimentazione come hanno fatto con la pianificazione delle nascite. Al momento è ancora presto per dire se ci sarà una centralizzazione del sistema. Secondo me è uno strumento che viene visto come un apparato sanzionatorio, in cui sono previste sanzioni non equiparabili a tutto quanto regola il penale. Credo che tutto sia gestito come rapporto tra cittadino e amministrazione: va da sé che in un paese come il nostro – ad esempio – tutto questo non sarebbe concepibile.

E per quanto riguarda la privacy dei cittadini? C’è stata di recente una legge a proposito, ma il sistema dei crediti sociali prevede ingerenze per quanto riguarda i dati personali. I cinesi cominciano a considerare con attenzione il tema. Da tutta la riflessione e la necessità di preservare la privacy è completamente esentato il governo: non ci si pone nemmeno il problema che il governo possa raccogliere dati sui cittadini. In Cina c’è ormai una sensibilità orientata al tema del valore economico e in ogni caso quello che vale per le aziende – o per i cittadini – non vale per il potere. Gli strumenti per reagire ad atti illegittimi in teoria ci sono, ma non funzionano, specie se a livello di giudici nessuno rileva contraddizioni.
Il Manifesto

venerdì 8 febbraio 2019


 
News

Rapporto Caritas. In 10 anni poveri quasi triplicati.
Dal 2007 i poveri aumentati del 182%, uno su due è giovane o minorenne. In crescita anche i senza dimora. In Italia c'è un "esercito di poveri" in attesa che "non sembra trovare risposte e le cui storie si connotano per un'allarmante ronicizzazione e multidimensionalità dei bisogni". Lo sottolinea Caritas nel Rapporto 2018 su povertà e politiche di contrasto. Il numero dei poveri assoluti - ricorda l'organizzazione rilanciando i dati Istat - "continua ad aumentare" e supera i 5 milioni. "Dagli anni pre-crisi ad oggi il numero dei poveri è aumentato del 182%, un dato che dà il senso dello stravolgimento" causato dalla crisi. "Esiste uno 'zoccolo durò di disagio che assume connotati molto simili a quelli esistenti prima della crisi economica del 2007-2008 con la sola differenza che oggi il fenomeno è sicuramente esteso a più soggetti". Tra gli individui in povertà assoluta i minorenni sono un milione 208mila (il 12,1% del totale) e i giovani nella fascia 18-34 anni 1 milione 112mila (il 10,4%): "Oggi quasi un povero su due è minore o giovane". >>



I colli del Prosecco si spopolano: “Troppi pesticidi, non si respira e ci si ammala”
Case in svendita tra i vigneti: l’abuso di fitofarmaci influenza il mercato immobiliare coneglianese. CONEGLIANO – Fuggono dai colli e cercano una casa in centro. Perché, lo smog cittadino, è preferibile ai pesticidi che, ogni primavera, rendono l’aria delle colline coneglianesi irrespirabile. L’utilizzo di fitofarmaci sui vigneti del Prosecco sta influenzando il mercato immobiliare. Da una parte si ha un centro città saturo, dove è difficilissimo trovare immobili in affitto, dall’altra un circondario collinare zeppo di abitazioni vuote, in vendita. Anzi: in svendita. >>



Semine di mais OGM Mon810 in Friuli Venezia Giulia: comunicato ufficiale del "Coordinamento Zero OGM"
Il Coordinamento Zero OGM comunica che, a seguito delle semine illegali di mais OGM MON 810, avvenute il 21 aprile 2018 da parte del Signor Giorgio Fidenato nei campi di Colloredo di Monte Albano ( UD ) e in data imprecisata a Vivaro ( PN ), lunedì 09 luglio 2018 gli agenti del Corpo Forestale del Friuli Venezia Giulia hanno provveduto all’estirpazione del mais ed al ripristino della legalità. Nella stessa giornata sono stati abbattuti complessivamente, su disposizione del Ministero delle Politiche Agricole, 6.000 mq. di mais geneticamente modificato, prima nei campi di Colloredo di Monte Albano, poi in quelli di Vivaro. >>