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Lo spettro di un'epidemia mondiale di influenza aviaria.

Lo spettro di un'epidemia mondiale di influenza aviaria - ineluttabile secondo l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che evoca centinaia di milioni di morti - ha fatto rinascere, negli Stati uniti, i dibattiti sulla necessità di aggirare i brevetti sulle medicine. Le autorità temono in effetti che la casa farmaceutica svizzera Roche, che ha l'esclusiva mondiale sulla produzione di Tamiflu, si riveli incapace di fornire un approvvigionamento sufficiente di questo anti-virale, di cui del resto nulla permette di stabilire con precisione l'efficacia contro il virus H5N1.

Ma queste epidemie virtuali (ricordiamo che nell'ottobre 2001, dopo il caso di bioterrorismo con le buste contaminate dal bacillo del carbonio, Washington aveva allo stesso modo evocato la sospensione dei brevetti della casa farmaceutica tedesca Bayer sulla ciprofloxacina) tendono a mascherare le vere malattie che, da sole, dimostrano sufficientemente l'iniquità del sistema attuale dei brevetti. Per lottare contro l'aids, la tubercolosi, la malaria e il gran numero di malattie croniche che interessano la sanità mondiale, i paesi del sud subiscono sempre più gli effetti del preciso inquadramento che ha fatto seguito all'accordo sugli Aspetti dei diritti della proprietà intellettuale legati al commercio (Trips). Questo accordo, firmato il 15 aprile 1994, impone una regolamentazione a vocazione universale; entrerà in vigore per tutti i paesi all'inizio del 2005 e proibirà di produrre delle copie generiche di medicinali recenti. A Doha (Qatar), nel 2001, dopo una forte mobilitazione internazionale, era stato raggiunto un compromesso: in caso di emergenza sanitaria, diventa possibile per un paese far fabbricare medicinali generici facendo ricorso a una «licenza obbligatoria» - strumento giuridico che permette di sospendere l'esclusività del brevetto, in contropartita del versamento di una royalty intorno al 5%. Tuttavia, soltanto i paesi che dispongono di una capacità industriale nel settore farmaceutico - Sudafrica, Brasile, India, Kenya, Thailandia - sono interessati a questo compromesso. Per gli altri, un'altra soluzione avrebbe dovuto essere proposta prima della fine del 2002. Le multinazionali farmaceutiche hanno però fatto pressione sul governo statunitense perché facesse marcia indietro sui termini di questa dichiarazione. Il 20 dicembre 2002, Supachai Panitchpakdi, allora direttore generale dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto), ha constatato che «gli stati membri del Wto non sono giunti a un accordo sull'accesso ai medicinali nei paesi poveri che non hanno capacità industriale». Un accordo temporaneo, firmato il 30 agosto 2003 al Wto, aveva però rimosso alcuni ostacoli, almeno sulla carta: in deroga alle regole dell'accordo sui Trips, a un paese non produttore veniva riconosciuto il diritto ad «importazioni parallele» di medicinali generici in provenienza da un paese che li fabbrica. Per questo erano necessarie due licenze obbligatorie: una in ciascuno dei due paesi implicati. Ma ad eccezione del Canada (dove esiste un'importante industria di generici), nessun grande paese esportatore si è impegnato ad intraprendere questa strada. Invece di farlo, gli Stati uniti hanno moltiplicato gli accordi commerciali bilaterali cosiddetti «Trips+», che limitano sistematicamente il ricorso ai generici, e vanno al di là delle clausole del Wto in materia di protezione dei brevetti. L'accordo del 2003, svuotato della sua sostanza, si è rivelato privo di effetti. Per questo motivo il gruppo dei paesi africani della Wto ha chiesto che la conferenza di Hongkong adotti una riforma di questo accordo, che permetta di uscire dal regime delle clausole obbligatorie - la cui inefficacia è ormai dimostrata - e di mettere in opera un sistema di regole stabili per l'import e l'export di medicinali generici. Alla riunione del Consiglio del Trips del 25 ottobre scorso, gli Stati uniti si sono rifiutati di andare al di là di transposizioni tecniche dell'accordo del 2003. Sono stati seguiti da Australia, Giappone, Nuova Zelanda, Svizzera e Unione europea. Invece, gli africani hanno ottenuto l'appoggio di Brasile, Cina, India, Giamaica e Filippine. Numerosi paesi del Sud, al di là di questi aspetti sanitari, considerano gli accordi sulla proprietà intellettuale come strumenti di dominio. In effetti, comportano clausole leonine: obbligo di acquisto presso il detentore del brevetto; determinazione, da parte del detentore, dei modi di produzione; obbligo, per il ricevente, di comunicare al detentore i perfezionamenti realizzati sul procedimento di produzione; limitazione o proibizione delle esportazioni. L'industria farmaceutica si disinteressa dei pazienti non redditizi: solo il 10% della ricerca medica riguarda malattie che colpiscono il 90% della popolazione della terra. Tuttavia, ogni anno, 11 milioni di persone muoiono di malattie infettive, per mancanza di accesso alle medicine essenziali e 2 miliardi non hanno accesso alle cure sanitarie. La conferenza di Hongkong dirà se questi dati sono altrettanto pertinenti di quelli che riguardano gli utili del complesso medico-industriale. note:* Ingegnere civile delle Mines. (di Alain Lecourieux - Traduzione di A.M.M)


Le Monde Diplomatique

martedì 20 dicembre 2005


 
News

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