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EXPO FA MALE! Relazione di AltrAgricoltura Nord Est al convegno su EXPO 2015 organizzato dal CSO Pedro - 27-11-2014

Siamo tutti convinti che Expo 2015 si risolverà in un gigantesco trasferimento di risorse pubbliche verso le casse private (tra costi dell’area, costi per realizzare Expo e costi per le infrastrutture), lasciando macerie sui territori in termini di consumo di suolo e aumento del cemento e debito pubblico che verrà pagato dai cittadini, innanzitutto milanesi e lombardi, ma non solo, in termini di riduzione di servizi e aumento delle tariffe. Una grande operazione economico -immobiliare (l'economista Roberto Perotti parla di 14 miliardi), che avrà una ricaduta economica e occupazionale nel complesso e nel medio lungo periodo insignificante.

Semmai EXPO2015 è diventato un grande laboratorio per la definitiva imposizione della precarietà come regola del lavoro e della vita. Uno spartiacque dove si cerca di imporre un nuovo valore assoluto, quello dell'accesso al mercato del lavoro come fine ultimo, a cui gli individui devono piegare ogni scelta, comportamento, pretesa. Un cambio di paradigma “sovversivo” a suo modo, in cui il lavoro gratuito diventa opportunità. Ma se EXPO 2015 non fosse travolto dalla corruzione, dall'infiltrazione mafiosa, dalle colate di cemento, dalla speculazione immobiliare e dallo sfruttamento del lavoro potrebbe essere un evento “positivo” capace di affrontare i grandi nodi e problemi legati al cibo, all'acqua, all'agricoltura, alla terra? Per chi, come AltrAgricoltura Nord Est, crede e rivendica che il cibo e l'acqua non sono delle merci, che gli assi attorno cui impostare le politiche agroalimentari siano la sovranità alimentare, la compatibilità con le risorse e i cicli naturali e la remunerazione del lavoro, allora la risposta è NO. Dietro ad un tema superficialmente condivisibile “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita” c'è infatti una grande operazione di mistificazione. Nella retorica dei documenti ufficiali vengono continuamente sollevate domande come “E’ possibile garantire cibo e acqua alla popolazione mondiale? Aumentare la sicurezza alimentare? Proporre nuove soluzioni e nuove prospettive in grado di tutelare la biodiversità del Pianeta?” Domande importanti, certo, ma altrettanto retoriche visto che da più di mezzo secolo vengono poste nelle conferenze ufficiali delle organizzazioni internazionali, senza trovare delle risposte concrete. Questioni sollevate in maniera paradossale visto che da un lato si rubano terreni agricoli, aumentando la cementificazione e l'inquinamento, dall'altro si accettano tra i principali partner aziende come la Coca Cola, giusto per fare un esempio, che con il loro potere determinano quelle logiche di impoverimento degli agricoltori e di ipersfruttamento dei braccianti che vediamo anche qui in Italia a Rosarno. Coca cola che tra l'altro saccheggia le risorse naturali, quelle idriche in particolare (ci vogliono 2,7 litri di acqua per produrre un litro di coca cola ), anche in Veneto. Nel veronese la Coca Cola preleva oltre 1,3 miliardi di litri di acqua minerale che paga meno di 14 mila euro all'anno; se una tale quantità di acqua fosse consumata dai cittadini sarebbe pagata 45 volte di più. Ma l''EXPO2015 non dovrebbe porsi la questione dell'accesso e del diritto all'acqua?? In realtà EXPO 2015 si presenta, per quel poco che emerge (informazione scarsa, superficiale e retorica) come il tentativo di raccontare un'agricoltura che non esiste per rilanciare e ripulire un sistema di produzione e distribuzione del cibo che non è sostenibile né dal punto di vista ambientale, né da quello sociale. E' stata creata una “cortina di fumo” fatta di centinaia di iniziative e progetti collaterali che sono già stati realizzati o saranno realizzati con il marchio expo - progetti in gran parte superficiali, propagandistici privi di una qualche ricaduta concreta sugli interessi economici, gli assetti di potere su cui è costruito il sistema agroalimentare – mentre non vi è nei programmi o nei calendari delle iniziative specifici richiami a temi fondamentali: la giustizia e la sovranità alimentare, l'agricoltura rurale e conservativa, il controllo del cibo da parte di poche industrie, l'impoverimento dei contadini e lo sfruttamento dei braccianti, la perdita della biodiversità, lo sfruttamento delle risorse naturali, giusto per fare qualche esempio. La questione è così evidente che anche Vandana Shiva, che inizialmente aveva dato il suo appoggio al progetto di EXPO2015 e deciso di partecipare ad un dei 9 padiglioni tematici (quello sul riso) sta rivedendo la sua posizione e criticando quello che per lei è un tradimento dello spirito di partenza dell'EXPO ha detto “Non intendo in nessun modo sostenere, nemmeno indirettamente, le compagnie biotecnologiche che promuovono tutto ciò che è contrario alla buona nutrizione, non ecologico, insostenibile e che provoca al contempo la distruzione dell’agricoltura familiare.

Il modello EXPO si guarda bene dall'affrontare le questioni cruciali del sistema agroalimentare, questioni attorno al quale si stanno costruendo grandi fortune e controllo sulle vite e i destini delle persone, ma anche forme di resistenza e conflitti aperti. Invece si cerca di rappresentare il sistema agroalimentare come uno spazio pacificato, innovativo, giovane, verde, “neutro” (è il termine che viene utilizzato dalla Società EXPO2015 per descrivere ai potenziali partner, sponsor e fornitori l'ambiente economico dell'EXPO!) democratico, dove c'è spazio per tutte le sensibilità e gli approcci che si sanno strutturare come mercato. Per cui l'agricoltura convenzionale può ben convivere con il biologico e le colture geneticamente modificate. Potremmo dire che il “principio di coesistenza” affermato dalla legislazione europea, quello che vorrebbe ridurre il problema della incompatibilità tra colture OGM e non, a mera norma tecnica, sia il principio cardine attorno al quale costruire questo grande evento. Ecco che quindi tutti possono trovare spazio di visibilità e di più o meno grande sbocco commerciale all'EXPO: i mercati contadini, i custodi delle eccellenze, le associazioni ambientaliste, il mondo della cooperazione e pure I GAS sono bene accetti e hanno già avuto in consegna uno spazio “la cascina Triulza”. Anche se fanno dei discorsi critici verso le tecniche di coltivazione convenzionale, sui metodi e gli ingredienti usati nei prodotti trasformati, se ritengono che la fonte di tutti i mali sia il consumo di carne, o che l'Africa non può essere solo un terreno di rapina della terra e delle risorse. L'importante è che non mettano fino in fondo in discussione le regole e le gerarchie del sistema di produzione e commercializzazione del cibo, che non organizzino movimenti che concretamente si pongano su un terreno conflittuale, sia nella denuncia sia nella costruzione dell'alternativa. Se siamo onesti tra di noi dobbiamo riconoscere che i grossi interessi economici, chi controlla il sistema agroalimentare non è materialmente colpito dalle realtà che ho citato prima. Sono mondi che non intaccano lo status quo in termini di giro d'affari e talvolta diventano pure nicchie di mercato da esplorare (non a caso la Monsanto è entrata anche nel mercato del biologico!). E, cosa non banale, la loro presenza garantisce il pluralismo, salva la parvenza democratica, la falsa idea che tutti abbiamo gli stessi strumenti e potere per concorre alla costruzione del mondo che ci circonda (vedi http://expo2015notizie.it/blog/expo2015-il-progetto/20298/cascina-triulza-expo-2015-programma/), EXPO2015 è quindi per noi un grandissimo spazio in cui gli attori dell'industria del cibo potranno ripulire i loro interessi economici e rafforzare l'attuale sistema agroalimentare. Attraverso il sistema delle “Partnership” e delle sponsorizzazioni EXPO SPA dà alle aziende un “ruolo primario nello sviluppo dei temi e dei contenuti di Expo e nel dibattito” oltreché “una presenza sul sito espositivo durante i sei mesi dell’evento e grande visibilità anche attraverso la commercializzazione di prodotti co-branded con Expo Milano 2015 e l’organizzazione di eventi, forum e altre iniziative”. Sebbene EXPO non sia una fiera, ma un parco tematico (quindi ci sarà poco spazio per la vendita, cosa che sta disincendivando molte aziende e consorzi a comprare gli spazi che sono MOLTO CARI) per alcune aziende, il sito sarà anche uno spazio commerciale per milioni di visitatori. Tra i marchi presenti troviamo: Heineken, Sanpellegrino (per l'acqua), Ferrero, Illy, Nestlè ma molti bandi sono ancora aperti. Anche la Coca cola, come abbiam già detto, è tra i principali partner e fornitori e sarà presente addirittura con un proprio padiglione dove presenterà “un modello di sostenibilità, di promozione di uno stile di vita attivo e di una alimentazione equilibrata, di innovazione del prodotto nel rispetto dell'ambiente”. Nel padiglione Italia troveremo il Riso Gallo, il Salumificio Citterio, la Granarolo... Certo non tutti riusciranno ad accedere a questa VETRINA GLOBALE, visti i costi da sostenere (vedi http://expo2015notizie.it/blog/expo2015-il-progetto/19533/expo-2015-costi-taste-of-italy-reazione-produttori/) EXPO sarà anche la consacrazione di Eataly e del valore costruito sull'immagine e sul brand. Anzi potremmo dire che EXPO sembra strutturarsi sempre più sul modello Farinetti. Quello in cui il cibo, e nel caso specifico il cibo “made in italy”, deve essere “narrato attraverso la distribuzione” e attraverso la costruzione dell'immaginario produce ricchezza per lui e alcune cooperative del sistema Coop (Coop Liguria, Novacoop e Coop Adriatica che possiedono il 40%) - e non i lavoratori precari e malpagati - nei suoi numerosi ristoranti in italia e nel mondo oltreché nei supermercati Coop e Auchan. (vedi http://www.unita.it/economia/eataly-entra-nei-supermercati-coop-e-auchan-1.562749). E che, con l'operazione “FICO- Fabbrica Italiana Contadina”, realizzerà all'interno del mercato ortofruttticolo di Bologna un mega centro “per la celebrazione della bellezza dell’agro-alimentare italiano. 80.000 mq. che hanno l’obiettivo di diventare punto di riferimento museale, gustativo, per la spesa e didattico di un pubblico molto vasto”. L'aderenza dei due progetti è evidente ed esplicita e dovrebbe essere consacrata dall'apertura a ridosso (in teoria il giorno dopo, ma i tempi sembrano essersi allungati) della chiusura di Expo. E' evidente che dentro questa cornice gli elementi strutturali del sistema agroalimentare non solo non saranno messi in discussione ma nemmeno affrontati. Expo parla di un sistema agroalimentare che non esiste! Il sistema agroalimentare reale oggi è invece controllo da parte di poche multinazionali che sui cicli produttivi, soprattutto sulle colture alla base dell'alimentazione; controllo che passa attraverso l'industrializzazione dell'agricoltura ottenuto a partire dalla rivoluzione verde che ha determinato la crescente dipendenza da parte degli agricoltori da input esterni (sementi ibride proprietarie, diserbanti, fertilizzanti, pesticidi, aumento utilizzo energia e acqua) e tecnici (consulenti..), processo di concentrazione della terra (land grabbing, espulsione dal mercato dei piccoli agricoltori, perdita biodiversità e cultura), processo di finanziarizzazione delle commodities agricole. Gli OGM sono solo uno dei terreni di sviluppo e una delle leve per un ulteriore controllo del cibo. Oltre al processo produttivo, il controllo avviene anche attraverso il sistema della distribuzione che è altrettanto concentrato (il 90% dei prodotti alimentari in Italia passa attraverso 5 centrali di acquisto; tra queste la più grande è la COOP che è uno dei principali partner dell'EXPO, il 70% del mercato del cibo fresco e confezionato è coperto dai supermercati) questo incide sulla remunerazione dei produttori e a cascata sui salari dei lavoratori Il cibo, l'agricoltura possono essere un terreno di lotta centrale, ma bisogna essere consapevoli della complessità del sistema, e proprio per questo non possiamo pensare di cavarcela con un intervento estemporaneo o con un uso strumentale di alcuni temi critici, perchè non si porta a casa nulla. O assumiamo fino in fondo la centralità di questo ambito nei processi di riproduzione capitalistica e ci strutturiamo per costruire percorsi di movimento reali, duraturi e in grado di produrre una nuova soggettività di massa “antagonista” oppure è meglio lasciare stare questo terreno e concentrasi ad aggredire Expo da altri punti di vista. La campagna sugli OGM che abbiamo portato avanti in questi mesi con molti dei compagni e delle compagne presenti stasera è un esempio: un intervento strutturato, che ha prodotto diverse e varie iniziative con costanza in un arco di tempo ha prodotto dei risultati locali e nazionali...

Expo2015 può essere quindi un'opportunità da questo punto vista, ma solo dentro una costruzione di un movimento che si dà un piano di lavoro più lungo, che evita la deriva scadenzista (che non significa non costruire scadenze, ma che queste devono essere dettate da una agenda autonoma e con una strategia) e comincia rientrare politicamente nei luoghi dove il cibo si produce e si distribuisce. AltrAgricoltura Nord Est propone alcuni punti di applicazione per attraversare Expo 2015 e andare oltre. Noi non siamo contadini e ahinoi non abbiamo una soggettiva contadina come in altri Stati, e quindi da questo punto di vista il lavoro da fare è più lungo e difficile. Con molto umiltà, se ci crediamo veramente, si può comunque cominciare a fare inchiesta e esplorare la disponibilità degli agricoltori. Quello che possiamo fare fin da subito è invece partire da noi come consumatori e cittadini e attraversare EXPO2015 potenziando dei percorsi di lotta concreti e già avviati ma che devono essere massificati. Delle lotte concrete, con dei punti vertenziali chiari, ma che dal particolare ci permettono di arrivare ai nodi centrali dell'accumulazione e del comando nel sistema agroalimentare e quindi demistificare e attaccare i contenuti e gli attori di EXpo2015 1. OGM – (scadenza moratoria sulla coltivazione a fine anno, campagna Veronesi, TTIP) 2. LOTTA ALLO SFRUTTAMENTO DEI BRACCIANTI (sostegno alle lotte dei braccianti, : il mondo dell'agricoltura è molto più duro, sporco e mal pagato rispetto a quanto viene rappresentato da expo2015. Durante l'expo continuerà lo sfruttamento nelle tante rosarno d'italia, che ci sono anche in Veneto come abbiamo visto anche recentemente) 3. ACQUA come risorsa fondamentale per la vita e diritto è un tema centrale di EXPO. Noi nel 2011 abbiamo vinto un referendum perchè l'acqua fosse un bene comune, ma nel frattempo continuiamo a pagare il profitto nelle bollette, a vedere gli slacci per morosità, e ad assistere alla privatizzazione del sistema idrico integrato (AUTORIDUZIONE DELLE bollette, campagna contro gli slacci). C'è la Coca Cola che spolpa le falde acquifere anche in Veneto ( 4. LOTTE CONTRO LE GRANDI OPERE CHE CONSUMANO TERRENO AGRICIOLO, INQUINANO LE FALDE E L'AMBIENTE 5. Lotte per promuovere e garantire l'accesso alla terra ai nuovi (...e vecchi) contadini, specialmente per i più giovani. (vedi il caso Cosecon/Attiva, società gestore di un impianto di cogenerazione mai entrato in funzione a Bagnoli -PD- oggi fallita e proprietaria di una 40ina di ettari di ottimo terreno agricolo attualmente non utilizzati e amministrati dal curatore fallimentare).
AltrAgricoltura Nord Est

giovedì 27 novembre 2014


 
News

Nuova protesta degli agricoltori a Bruxelles, 250 trattori intorno alle sedi Ue. Roghi davanti all’Eurocamera: polizia usa idranti e lacrimogeni.
Circa 250 trattori hanno bloccano le strade principali del quartiere delle istituzioni Ue a Bruxelles chiamati a manifestare da Fugea, dalla Federazione dei Giovani Agricoltori (FJA), dalla Federazione Vallone dell’Agricoltura ( Fwa), dalla Rete di sostegno all’agricoltura contadina (RéSAP) e dal Coordinamento europeo. >>



Gates e Zuckerberg puntano sull'agricoltura: "Cibo vero solo per ricchi"
Altro che carne sintetica e dieta vegetale. I grandi imprenditori dei Big Data sembrano andare proprio nella direzione opposta. Mentre, infatti, la sostenibilità planetaria spinge le economie a orientarsi verso la produzione di cibo sintetico, loro investono su terreni agricoli e sulla produzione di carne tradizionale di altissima qualità. E naturalmente altissimi costi e ricavi. >>



FPP2 GRATIS, ANNUNCIO DI BIDEN, COSA ASPETTA DRAGHI?
Il presidente USA Biden, raccogliendo la richiesta che da tempo avanza Bernie Sanders, ha annunciato che gli Stati Uniti forniranno mascherine ffp2 gratis ai cittadini. >>