INTERVISTA LUCIANO MIONI, RESPONSABILE DE “IL CICLO CORTO” -
IL CONTESTO -
La sede di AltrAgricoltura Nord Est si trova in corso Australia, vicino al teatro Geox, in una parte di quello che una volta era l’ex macello. Da fuori si presenta come una costruzione fantasma, grigia e poco accogliente. L’unica cosa che denota la presenza dell’associazione è uno striscione che denuncia gli OGM.
Al suo interno l’atmosfera cambia: è un complesso di stanze open space che una volta ospitavano una birreria; le pareti delle stanze sono dipinte, alcune da murales, altre da scritte che appartenevano alla birreria e alcune sono tappezzate di manifesti politici e foto che richiamano il tema dell’agricoltura e dei contadini del mondo. In sottofondo, proveniente dalla cucina, si può sentire della musica jazz.
L’intervista, compresi di momenti formali e non, avviene nell’arco di 4 ore, passando da una tavola sgombra, ad un’altra imbastita di cibo, vino, caffé, ammazzacaffè (il pranzo ci viene gentilmente offerto da Luciano e Rossana, lui co-fondatore del gruppo AltrAgricoltura Nord Est, lei volontaria dell’associazione). ). La durata non prevista dell’intervista e la verve del nostro interlocutore nell’introdurci nel suo mondo ci impediscono di registrarla nella sua interezza, soprattutto nei momenti in cui il dialogo prende la forma di una chiacchierata tra amici e il registratore ha ormai esaurito la sua disponibilità.
L’INTERLOCUTORE -
Luciano è un uomo padovano sulla sessantina. Si lascia andare molto e non aspetta le nostre domande per esprimersi sulla tematica generale della ricerca e sull’attualità. La discussione prende la forma di un flusso di coscienza alla Joyce dove le domande e le nostre “interferenze” sono solo l’incipit o i punti di conclusione delle sue frasi. Il tempo vola e diventa difficile sottrarsi al fascino dei suoi discorsi, basati rigorosamente su solide basi conoscitive e discorsi d’alto livello politico, economico e sociale.
Luciano è uno di quei personaggi che esprime ciò che pensa a parole facendosi però forte di un’importantissima comunicazione non verbale. Di fatto, è possibile capire ciò di cui sta parlando leggendo il movimento delle sue mani e il suo sguardo, ascoltando l’intonazione della voce e le pause strategiche che ti portano a riflettere su ciò che ha appena concluso di dire.
Nel suo parlare si denota una forte emotività che lo spinge spesso ad arricchire i suoi discorsi con forme dialettali o con parolacce che richiamano in modo più diretto al messaggio che vuole trasmettere. Sa coniugare in modo perfetto discorsi da aula universitaria a chiacchiere da bar.
Si denota una vena nostalgica in molti discorsi che porta avanti rispetto alle differenze che intercorrono tra l’epoca della sua giovinezza (anni 70) e l’attualità.
L’INTERVISTA
(il corsivo rappresenta le citazioni testuali dell’intervista)
1) Quando nasce e quali spinte motivazionali
Il G.A.S. “il ciclo corto” nasce nell’ottobre del 2002 su iniziativa dell’associazione senza scopo di lucro “AltraAgricoltura Nord Est”, presente e attiva sul territorio padovano.
Nasce inizialmente come esigenza personale di un gruppo di amici già provenienti da altre esperienze nell’ambito dei movimenti “sessantotteschi” – è composto da 18 persone il primo anno, tra cui i 3 soci fondatori. Li unisce la voglia di lottare contro un fenomeno, quello degli Ogm, che si stava affacciando al mondo e all’Italia in modo preponderante, soprattutto nell’ambito dell’agricoltura e dell’industria dei mangimi per animali da macello.
Si parte quindi, insieme a Legambiente, a promuovere una lotta che autorizzi lo scambio libero delle sementi autoctone tra i contadini e la valorizzazione di tutto ciò che non è Ogm, partendo inizialmente dai mangimi fino ad arrivare ai prodotti ortofrutticoli e al rifiuto del chimico in agricoltura (“siamo riusciti a convincere i 4 più grandi produttori italiani di mangimi al controllo della campagna “free Ogm”).
Partono quindi dal “piccolo” perché “locale se anca globale!”: c’è bisogno di cambiare un sistema che prevede la “finanziarizzazione del settore alimentare e le sue conseguenze, oltre che cambiare le nostre abitudini alimentari in modo più cosciente (“la cultura è vita, e noi riproduciamo la vita tramite le nostre abitudini... siamo credo l’animale più abitudinario del creato, tendiamo a ripetere... e infatti ripetiamo un sacco di cazzate! Quindi riproduciamo anche le cattive abitudini: le cattive abitudini alimentari, le cattive abitudini d’acquisto, la nostra sudditanza, il consumo scriteriato, lo spreco di risorse...”).
“Sentivamo quindi la necessità di promuovere sul territorio il diritto ad un cibo sano, buono, gustoso e soprattutto ad un prezzo accessibile ad un reddito di lavoro dipendente, cioè a chi fa fatica ad arrivare a fine mese”.
“Oggi forse l’esperienza del nostro G.A.S. è anomala perché veniamo da esperienze politiche precedenti che ci permettono di arricchire questo percorso con altri contenuti di autoformazione e informazione”.
2)Da quante persone è formato il gruppo?
Oggi il gruppo è formato da 400/450 iscritti (compratori). Quasi tutti sono nuclei familiari, anche se ormai oggi i numeri dei nuclei familiari sono molto ristretti. Chi ci lavora dentro lo fa sottoforma di volontariato.
3)Quali sono le vostre modalità di finanziamento?
L’autofinanziamento avviene tramite quote di partecipazione annue di 10€ ed eventi organizzati nell’arco dell’anno alla sede quali corsi o cene solidali.
“all’inizio è stato possibile creare un G.A.S. perché eravamo persone libere, che si guadagnavano da vivere con il proprio lavoro nella vita privata. Le risorse di gestione quindi le prendavamo dai nostri rispettivi lavori... ma questo finché non c’erano strutture fisse da mantenere. Ora abbiamo delle spese grosse (affitto, riscaldamento, ecc) che non ripaghiamo con i 10€ di iscrizione... dobbiamo inventarci altro, per esempio le cene sociali...” .
4) Con quali criteri scegliete i vostri produttori e prodotti del paniere?
Il paniere si basa su una media di 450 prodotti stabili, dai beni alimentari a beni di consumo secondari come i detersivi o le scarpe.
I produttori a cui si affidano li conoscono bene, svolgono delle ispezione di controllo qualità, talvolta definite anche insieme a Legambiente.
Si affidano soprattutto a piccoli produttori “per favorire l’equilibro ambientale del territorio (…) i loro prodotti sono il prodotto del sapere contadino”, anche se per alcuni prodotti si affidano a produttori di dimensioni medio-grandi.
I criteri sono quelli del free Ogm, prodotti preferibilmente a Km0 (il loro polo di riferimento è il triangolo Verona-Treviso-Rovigo), il basso impatto ambientale e le buone pratiche (come la lotta integrata). Prediligono il biologico ma per questo non discriminano quei piccoli produttori che, avendo una produzione molto bassa, non possono permettersi il certificato anche se producono de facto in maniera biologica.
Il paniere viene scelto con dei prezzi non troppo elevati poiché dev’essere accessibile e a misura di famiglia media “voglio che anche il precario abbia accesso alla buona alimentazione”.
5) Siete collegati ad una rete più ampia? Ne sentite il bisogno?
“Appartenere e creare reti è necessario per il nostro futuro condiviso, per avere una forza maggiore”.
AltrAgricoltura Nord Est fa parte del Distretto d’Economia Solidale di Padova, che però secondo il nostro interlocutore, non riesce a partire a cause delle eccessive divisioni al suo interno ed un’eccessiva burocratizzazione. Sembra non esserci una vera volontà di cambiare la situazione, di proporsi come alternativa critica al sistema, ma c’è solo quella di affiancarsi al sistema.
“l’unica possibilità è far ripartire processi di aggregazione! Bisogna superare il processo identitario altrimenti non si va da nessuna parte, non si libera l’energia sufficiente per la liberazione. Questa è la situazione di Padova! Siamo rimasti nel nostro dualismo…dei fossili viventi (…) nelle azioni di questi gruppi spesso c’è l’astrazione politica del gesto: ossia, si difende il gesto ma non ciò che il gesto difende. Prevale quindi il gusto dell’estetica e dell’essere autoreferenziali (…); sembra ci sia la necessità di duplicarsi quando invece si potrebbe già sfruttare ciò che è già attivo e produttivo sul territorio. Bisogna mettere insieme le singolarità per poi creare una visione più grande”.
6) Come si sentono rispetto alla società esterna?
“Siamo aperti a tutti” c’è una forte volontà d’inclusione ma spesso si trovano ad essere “abbandonati” da chi entra a far parte del gruppo. C’è mancanza di partecipazione. Cercano di proporre cose che secondo loro sono utili ed interessanti ma la gente risponde quasi solo quando si parla di eventi che richiedono di essere poco responsabilizzati (es. corsi, cene, ma quasi mai assemblee o raccolta fondi per progetti di cooperazione).
7) Come si sentono percepiti dagli attori esterni
“Dalle istituzioni veniamo percepiti come il foruncolo sul culo! Dalla persone invece veniamo sovrastimati. Non si rendono conto di quanta forza ed energia ci vuole per tenere in piedi questo posto qui. Questo baraccone è stato strappato al comune in uno di quei momenti di eclissi solare/lunare, quei momenti in cui il sindaco ha la mente offuscata (tono ironico), e comunque ci costa sui 30.000€ annui…che difficilmente ripaghi con le quote di partecipazione!”
8) Come vedono la realtà dei GAS in Veneto e Italia?
“Non ci hanno ancora fatto guerra, ma questo perché non siamo rilevanti sul territorio. I G.A.S. economicamente ora sono irrilevanti…siamo ancora molto piccoli e divisi e quindi possiamo ancora esistere. Ancora non ci è stato fatto un attacco frontale. Se diventeremo rilevanti, probabilmente ci sarà! Se non riusciamo a diventare rilevanti a livello politico ed economico allora siamo morti!”
9)Consiglierebbe di partecipare ad un GAS?
“Si perché produci qualcosa di vivo, perché vivi felice”.
“dove c’è un pensiero laico e sovversivo, c’è un G.A.S. (…) questa esperienza legata al discorso ambientale, al mutualismo sociale fa i conti con il modificarsi della società…può dare una risposta alle trasformazioni, creare un reddito sociale che permetta a tutti di vivere bene e non a stenti”: Luciano continua nel G.A.S. perché lo fa stare bene e ha dallo stesso una retribuzione in affettività, socialità e cibo.
10) Cosa cambierebbe rispetto alla realtà in cui è inserito? C’è qualcosa da migliorare?
“Ci sono ancora dei limiti.. la gente pensa che comprare ad un G.A.S. sia come comprare ad un supermercato, si muovono sempre nella stessa logica.. si pensa di comprare un servizio, e quindi c’è un deficit di partecipazione (che è fondamentale) per fare un discorso di democrazia partecipativa. Dobbiamo riprenderci la capacità di decidere e di metterci in gioco. (…) Sono da cambiare i rapporti di forza, ma non quelli militari, quelli politici che attraversano la società. Non credo manchi il pensiero per farlo, credo manchi la capacità di generazioni di mettersi in gioco, perché siamo troppo influenzati dai meccanismi di riproduzione sociale. Adesso ci tolgono tutto. Cosa ti manca per decidere di fare qualcosa per te? Quale consapevolezza? Forse c’è una sovrabbondanza di informazioni, si pensa che tutto sia possibile, ma come dice Morandi, ‘uno su mille ce la fa’. (…) la meritocrazia non è uguale per tutti: è solo per chi ha gli strumenti per accedere al sistema, chi è più intelligente o figlio di puttana per adattarsi al sistema e passare sul cadavere degli altri. (…) per creare un’economia solidale che vada oltre il sistema così come è stato pensato bisogna riscoprire e ricollocare nel contesto di oggi il mutualismo e le relazioni sociali. Dai discorsi di decrescita di Latouche, di Pallante, a quelli dei marxismo di Cacciari…bisogna fare un insieme di discorsi per un discorso comune, senza piccole differenziazioni, che ci rompono gli zebedei, che possono essere utili, ma che non ci permettono di andare avanti”.
11) Il GAS in una parola: INTERESSANTE.
(Di Giovanni Pedron e Giulia Ciaghi)
AltrAgricoltura Nord Est
martedì 5 giugno 2012
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