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TROPPO INQUINATO PER PRODURRE CIBO: IL TERRENO DELLA CINA E’ INCOLTIVABILE

Circa 3,33 milioni di ettari. È la quantità di terreno agricolo della Cina troppo inquinato per essere coltivato, per via dei metalli pesanti e di altre sostanze chimiche che lo hanno reso inutilizzabile per produrre cibo. Lo ha detto un Funzionario del Governo cinese, Wang Shiyuan, mettendo in evidenza un problema, quello dell'inquinamento della terra, che finora è rimasto oscurato dall'allarme sull'eccessivo smog e sulla contaminazione delle acque.

Ma l'inquinamento terrestre sta diventando sempre più diffuso e sta guadagnando l'attenzione dell'opinione pubblica e dei mass media, anche per via dei recenti scandali alimentari (basti pensare alla scoperta del riso contaminato da alti livelli di cadmio venduto nella metropoli di Guangzhou). L'area interessata da questo problema rappresenta circa il 2 per cento dell'intera superfice coltivabile cinese, ma, secondo alcuni scienziati, le stime governative sono troppo ottimistiche. Sarebbe ben più elevato, infatti, il numero di terre non più coltivabili. Si parla addirittura di un quinto del totale. Come si è arrivati a tanto? Facile capirlo, se si pensa alla crescita esplosiva dell'industria cinese, all'uso eccessivo di prodotti chimici agricoli e alle misure di tutela ambientale praticamente inesistenti.

Tutto questo ha lasciato che le campagne venissero contaminate da piombo, cadmio, pesticidi e altre tossine pericolose per ambiente, animali e uomo. Wang, comunque, rassicura ( anche senza fornire alcun dettaglio specifico): il governo sta lavorando a un piano a lungo termine e prevede di spendere diverse decine di miliardi di yuan per le bonifiche. Un possibile approccio potrebbe essere quello di piantare alberi o altra vegetazione per assorbire i metalli pesanti dal terreno. Se non ci riuscirà, in ogni caso, non solo la catastrofe ambientale peggiorerà, ma la Cina non saprà più garantire abbastanza cibo alla sua popolazione in continua crescita. (da Greenme.it – dicembre 2013)


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venerdì 3 gennaio 2014


 
News

Raccolta delle olive in Cisgiordania: i coloni bruciano gli ulivi, picchiano la stampa americana, e a portare i ministri israeliani davanti a un giudice è ancora la società civile.
(Di Romano Dellamore / 17 Ottobre 2026) La raccolta delle olive in Cisgiordania è diventata la stagione della caccia. Ogni ottobre le famiglie palestinesi tornano sui propri terreni, e ogni ottobre i coloni le aspettano con pistole, bastoni, fionde e taniche di benzina. Quest’anno lo hanno fatto con una ferocia che supera tutti i numeri degli anni passati, e il 16 ottobre hanno aggiunto un dettaglio che dice molto su quanto si sentano intoccabili: hanno massacrato di calci una fotoreporter del Washington Post. Su Kratologos abbiamo già raccontato con molti articoli cosa succede in Cisgiordania, ne dobbiamo parlare per l’ennesima volta. Questa volta però conviene guardare l’oggetto stesso dell’attacco, l’ulivo, perché è lì che si capisce che cosa sta succedendo. >>



Nuova protesta degli agricoltori a Bruxelles, 250 trattori intorno alle sedi Ue. Roghi davanti all’Eurocamera: polizia usa idranti e lacrimogeni.
Circa 250 trattori hanno bloccano le strade principali del quartiere delle istituzioni Ue a Bruxelles chiamati a manifestare da Fugea, dalla Federazione dei Giovani Agricoltori (FJA), dalla Federazione Vallone dell’Agricoltura ( Fwa), dalla Rete di sostegno all’agricoltura contadina (RéSAP) e dal Coordinamento europeo. >>



Gates e Zuckerberg puntano sull'agricoltura: "Cibo vero solo per ricchi"
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