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Stefano Rodotà: “La politica rispetti il referendum sull’acqua altrimenti i cittadini non si fideranno più”

Il professore e costituzionalista fu tra i promotori della consultazione del 2011: “Dietro al pubblico ci sono i diritti fondamentali delle persone” “Sapevamo che ci sarebbe stata una forte resistenza nel rendere fattuale l’esito del referendum”, spiega Stefano Rodotà, che fu tra gli estensori dei quesiti sull’acqua.

Quindi l’esito di quella consultazione è stato tradito? “È evidente come si sia cercato di sabotare quel voto. Ma quei tentativi sono stati bloccati da sentenze importanti. In più la linea della ripubblicizzazione sta andando avanti anche in città dove non ci sono giunte della sinistra radicale, come a Torino con Fassino. Questo è un buon segnale che mi fa essere positivo”. E sul fronte delle tariffe? “Ci sono 35 ricorsi aperti presentatidai comitati. Si sta cercando di far passare il referendum come un “consiglio”, ma è stato una piena espressione della volontà popolare”.

Prima Berlusconi, poi Monti, hanno provato a depotenziare il voto di due anni fa. Il governo Letta come le sembra? “È presto per dirlo. Sappiamo che le pressioni delle multinazionali sono forti, il Pdl vuole un piano di privatizzazioni e anche le direttive economiche di Ue e Fmi sembrano chiedere la stessa cosa. Eppure l’iniziativa dei cittadini europei per l’acqua come diritto umano in pochi mesi ha superato il milione e mezzo di firme ed è riuscita a fare breccia. Il Commissario al Mercato Interno, Michel Barnier, ha preso atto della grande mobilitazione sul tema dichiarando che il servizio idrico verrà stralciato dalla direttiva concessioni, un provvedimento che rischia di accelerare ulteriormente le privatizzazioni dei servizi pubblici. E su questo aggiungo: non dimentichiamo che dietro al pubblico ci sono i diritti fondamentali delle persone”. La creazione del gruppo interparlamentare sull’acqua sortirà qualche effetto? “Credo sia stata un’ottima cosa. Non sono mai stato per la contrapposizione tra movimenti e istituzioni. Finora il centrosinistra aveva un po’ trascurato i comitati, quando invece l’intelligenza politica avrebbe voluto che si facesse il contrario. Ma meglio tardi che mai”.

In 27 milioni votano per una cosa, poi chi governa prova a farne un’altra. Sembra che recarsi alle urne serva a poco… “È un grande rischio che la politica “ufficiale” si assume. Quando quella che chiamo “altra politica” si manifesta come nel voto referendario e poi non viene ascoltata, ecco che prende piede l’antipolitica di chi dice “non cambia nulla, è tutto inutile”. Per questo mi appello a chi di dovere: il referendum va rispettato nelle forme e nella sostanza”. (di Matteo Pucciarelli-Repubblica)
www.larepubblica.it

sabato 10 agosto 2013


 
News

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