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Antiliberismo, una campagna virale a colpi di adesivi e manifesti nei campus Usa.

Alcuni studenti di università statunitensi e la rivista Adbusters hanno promosso da diversi mesi una campagna per diffondere poster, manifesti, adesivi nelle facoltà di economia, nelle aule come nelle stanze dei docenti. Creatività, ironia, dati, immagini per provocare ovunque domande, dubbi e dibattiti, per gridare No al capitalismo, per «scuotere le fondamenta della scienza economica neoclassica». E per respingere l’arroganza degli economisti.

Alcuni studenti di università statunitensi e la rivista Adbusters hanno promosso da diversi mesi una campagna per diffondere poster, manifesti, adesivi nelle facoltà di economia, nelle aule come nelle stanze dei docenti. Creatività, ironia, dati, immagini per provocare ovunque domande, dubbi e dibattiti, per gridare No al capitalismo, per «scuotere le fondamenta della scienza economica neoclassica». E per respingere l’arroganza degli economisti.

Insomma, per svuotare di senso dall’interno l’economia, cioè il capitalismo. Un sito, Kickitover.org, raccoglie i materiali della campagna. Qui (http://comune-info.net/2013/07/smettetela-di-disegnare-le-curve-di-offerta-e-domanda/) una lettera pubblicata su Adbusters.org di uno studente dell’Università di Otago, Nuova Zelanda, che ha aderito alla campagna: racconta come la sua professoressa di economia, durante una lezione, improvvisamente è diventata un’obiettrice di economia.

Adbusters nasce in Canada nel 1992 come periodico di critica della pubblicità («rivista per l’ambiente mentale», recita il sottotitolo), per poi diffondersi in molti paesi con il magazine omonimo e ovunque con il sito adbusters.org. Oggi è una rete globale di artisti, scrittori e «dissidenti culturali» che ha saputo mostrare i nessi tra i temi della critica del capitalismo, le pratiche dell’anticonsumismo e la comunicazione sociale. Da Adbusters è partito l’appello con cui è nata la mobilitazione di Occupy Wall Street nel settembre 2011. (Autore: RedAzione)
www.controlacrisi.org

mercoledì 24 luglio 2013


 
News

Raccolta delle olive in Cisgiordania: i coloni bruciano gli ulivi, picchiano la stampa americana, e a portare i ministri israeliani davanti a un giudice è ancora la società civile.
(Di Romano Dellamore / 17 Ottobre 2026) La raccolta delle olive in Cisgiordania è diventata la stagione della caccia. Ogni ottobre le famiglie palestinesi tornano sui propri terreni, e ogni ottobre i coloni le aspettano con pistole, bastoni, fionde e taniche di benzina. Quest’anno lo hanno fatto con una ferocia che supera tutti i numeri degli anni passati, e il 16 ottobre hanno aggiunto un dettaglio che dice molto su quanto si sentano intoccabili: hanno massacrato di calci una fotoreporter del Washington Post. Su Kratologos abbiamo già raccontato con molti articoli cosa succede in Cisgiordania, ne dobbiamo parlare per l’ennesima volta. Questa volta però conviene guardare l’oggetto stesso dell’attacco, l’ulivo, perché è lì che si capisce che cosa sta succedendo. >>



Nuova protesta degli agricoltori a Bruxelles, 250 trattori intorno alle sedi Ue. Roghi davanti all’Eurocamera: polizia usa idranti e lacrimogeni.
Circa 250 trattori hanno bloccano le strade principali del quartiere delle istituzioni Ue a Bruxelles chiamati a manifestare da Fugea, dalla Federazione dei Giovani Agricoltori (FJA), dalla Federazione Vallone dell’Agricoltura ( Fwa), dalla Rete di sostegno all’agricoltura contadina (RéSAP) e dal Coordinamento europeo. >>



Gates e Zuckerberg puntano sull'agricoltura: "Cibo vero solo per ricchi"
Altro che carne sintetica e dieta vegetale. I grandi imprenditori dei Big Data sembrano andare proprio nella direzione opposta. Mentre, infatti, la sostenibilità planetaria spinge le economie a orientarsi verso la produzione di cibo sintetico, loro investono su terreni agricoli e sulla produzione di carne tradizionale di altissima qualità. E naturalmente altissimi costi e ricavi. >>