Le api non vogliono smettere di volare.
Le api sono un elemento fondamentale di salvaguardia dell’equilibrio del nostro ecosistema. Dall’impollinazione che esse effettuano dipende un terzo dei raccolti agricoli mondiali. Negli ultimi anni però la loro vita è sempre più a rischio, a causa dell’utilizzo di pesticidi in agricoltura e dei cambiamenti climatici: una controprova del famoso “effetto farfalla”, di come cioè anche piccole variazioni nelle condizioni iniziali producano grandi variazioni nel comportamento a lungo termine di un sistema.
La chiamano SSA, Sindrome dello spopolamento degli alveari. Il fenomeno di riduzione delle api è iniziato a partire dalla metà degli anni ’70, ma è nel 2006 che ha assunto caratteristiche allarmanti. Quell’anno in Nord America è morto più del 30% delle colonie di api domestiche, nello stesso periodo fenomeni analoghi si sono verificati anche in molti paesi europei. Sebbene non esistano solidi programmi regionali di monitoraggio dello spopolamento delle api, quel che è certo è che il problema è più grave lì dove viene maggiormente praticata l’agricoltura industriale. Il fenomeno non ha solo ripercussioni sull’economia che gira intorno ai prodotti delle api (miele, pappareale, propoli, cera, etc…) ma ha effetti ben più grandi. Le api sono tra i maggiori impollinatori del nostro pianeta e da loro dipende la vita di quasi il 90% delle coltivazioni e delle piante selvatiche del nostro pianeta.
Nel rapporto di Greenpeace “Api in declino” sono state identificate sette sostanze che dovrebbero essere eliminate in ambiente, tre di queste fanno parte della famiglia dei neonicotinoidi, pesticidi che generalmente vengono utilizzati per la concia delle sementi. L’ Italia è stata la prima a sospendere l’utilizzo di questi tre prodotti per il trattamento dei semi, un provvedimento preso nel 2008, l’ anno in cui si è verificata la più grave moria della api italiana, ma i pesticidi continuano a essere diffusi in ambiente anche nel nostro Paese sotto forma granulare per la disinfestazione dei suoli e come spray per i trattamenti fogliari. Proprio il 30 aprile la maggioranza dei Paesi UE ha votato a favore della proposta della Commissione Europea per il bando temporaneo di tre pesticidi riconosciuti a livello scientifico come altamente nocivi per la salute delle api. Con questa decisione ‘Unione Europea di fatto però non ha vietato i neonicotinoidi, ma si è limitata a restringere il loro impiego per due anni, per poi forse tornare a riesaminare la questione.
Per ripristinare un ecosistema in equilibrio, perciò anche sano per gli impollinatori, è necessario riformare le pratiche agricole, ripristinare metodi di produzione naturali senza uso di sostanze chimiche, rivedere il nostro modo di mangiare, consumare e abitare il pianeta. Oggi sono molti i tentativi di riacquistare uno stile di vita compatibile con la natura. Una via di riforma a una vita sostenibile la offre la permacultura. Ideata dallo scienziato australiano Bill Mollison, la permacultura è un approccio cosciente al mondo della complessità, fornendo consigli per facilitare l’accesso alla terra e la creazione di strutture economiche e di autofinanziamento locale. Una filosofia di vita che prende in considerazione il ruolo produttivo di piante e animali nel loro complesso, evitando di trattarli come sistemi capaci di generare un unico tipo di prodotto.
(di Marzia Coronati)
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mercoledì 15 maggio 2013
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