Spagna, la protesta continua: il popolo contro la casta e contro la politica incapace di decidere.
Una marcia di protesta da plaza Neptuno a Puerta del Sol . Anche oggi a Madrid è l’ora della protesta. E’ così da giorni ormai. Soprattutto tra i dipendenti pubblici, che rischiano di rimanere senza stipendio. Sono loro a tenere viva la tensione del movimento che è anche movimento contro la casta. La crisi, infatti, sta portando a galla differenze sociali inedite. E i politici, a tutti i livelli, emergono per i privilegi e le “corsie preferenziali”.Non a caso lo slogan più diffuso in questi giorni è “il prossimo disoccupato sarà un deputato”. Quello che più colpisce è la dimensione oceanica dei cortei, l'alleanza trasversale tra i vari ceti sociali, e la rete di solidarietà che cresce senza sosta. Alla inettitudine della pubblica amministrazione si va via via sostituendo uno "stato nello stato" fatto di relazioni concrete e di condivisione. "Democracia real ya" è lo slogan riportato negli striscioni di quasi tutte le manifestazioni.
La Spagna è di fatto un paese che ha perso qualsiasi sovranità. A causa della crisi e dalla dinamica innescate dalla speculazione immobiliare banche e debito sovrano sono in mano all'Europa. E' di oggi, infatti, la notizia di un prossimo massiccio acquisto di bonos da parte dell'Efsf. Le autonomie, intanto, si vanno sciogliendo.
Angels Chopera, è una catalana di 43 anni, madre di due figli, marito senza lavoro, ogni giorno a mezzogiorno lascia come tanti altri il suo ufficio di segretaria all'Università Autonoma di Madrid, ufficialmente per la pausa caffe' di 20 minuti. Poi, con un'altra ottantina di dipendenti, Angels attraversa la strada e si ferma sulla carreggiata, per l'ormai consueto blocco stradale sulla 'carretera' di Colmenar Viejo, una delle principali tangenziali di accesso a Madrid, sbarrando il passaggio a camionisti e automobilisti imbestialiti. Accanto a lei, una piccola folla agitata di dipendenti pubblici del vicino ospedale di Castroblanco, i camici bianchi dei ricercatori del Centro nazionale di Ricerche, quelli verdi degli infermieri della residenza comunale per anziani. Una unità spontanea che poi confluisce negli immensi raduni serali al centro di Madrid.
Dal 18 luglio, con l'annuncio shock del premier Mariano Rajoy sul taglio delle tredicesime, blocchi, sit-in e azioni di protesta si moltiplicano davanti a ospedali, ministeri e caserme di vigili del fuoco, in decine di città spagnole. Sono piccoli gruppi di manifestanti, ma diffusi in tutto il Paese e per questo ad alto potenziale di disturbo. Alla Moncloa hanno tentato di neutralizzare i manifestanti che, nella pausa pranzo, innalzano i cartelli accompagnandoli con il trillo dei fischietti appena fuori dai cancelli, imponendo la richiesta di autorizzazione per iscritto e con un preavviso di 24 ore. Ma non è servito a nulla. Il popolo dei 3 milioni di statali è inferocito e deciso non fermarsi fino a quando la Casta non verrà mandata a casa. "Siamo coscienti che non c'è alternativa ai tagli. Ma la scure ha ignorato il mezzo milione di politici delle varie amministrazioni pubbliche.
Il taglio del 30% dei consiglieri degli enti locali è stato rinviato al 2014. Per non parlare dei 40.000 consulenti non eletti, con stipendi di 60 mila euro all'anno e le spese pagate.Tatiana Medina, coordinatrice del Sindacato dell' Amministrazione Pubblica (Sap), ricorda che l'80% degli statali è 'mileurista' (come viene chiamato in Spagna chi guadagna solo mille euro), per cui la tredicesima rappresenta "una boccata d'ossigeno per pagare tasse, scadenze e debiti: come faremo?". Sono salvi, invece, i privilegi della casta, anche se non si sa per quanto viste le difficoltà delle Autonomie- (Autore: fabio sebastiani)
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giovedì 26 luglio 2012
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