FASSINO COME ALEMANNO: AVANTI CON LE PRIVATIZZAZIONI
INTERVISTA AL SINDACO DI TORINO, PIERO FASSINO: «LA CONSULTA HA CASSATO L'OBBLIGO DI SUPERARE LA GESTIONE IN HOUSE MA LE NOSTRE MUNICIPALIZZATE, A DIFFERENZA DELL'AMA ROMANA, NON HANNO QUOTE PRIVATE»
Vendo, per paura del default
Dopo la sentenza della Corte costituzionale, il Pd si scopre schizofrenico: se nel capoluogo piemontese lavora per la privatizzazione dei servizi, a Roma vi si oppone
Pesa oltre 150 milioni di euro il servizio della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti a Torino. Un piatto decisamente ricco, pronto per essere offerto sul mercato dalla giunta guidata da Piero Fassino, che ha messo all'ordine del giorno del prossimo consiglio comunale, previsto per lunedì, la delibera per la cessione della società Amiat. «Rischiamo il commissariamento», era il leit-motiv fino all'altro ieri, richiamando l'articolo 4 della legge 138 del 2011. Quella norma ammazza referendum, cassata in pieno dalla Consulta con la sentenza depositata venerdì scorso, che ha accolto il ricorso di alcune regioni, con in prima fila la Puglia.
La decisione di cedere il 49% delle azioni del gestore dei rifiuti torinese è oggi tutta politica, allineando, di fatto, Piero Fassino a Gianni Alemanno, i due sindaci di grandi città pronti a cedere pezzi importanti dei servizi pubblici locali ai privati. Un asse Roma-Torino che ricorda tanto l'accordo quasi unanime ricevuto in parlamento dal pacchetto liberalizzazioni di Monti, legge che ha rilanciato e rafforzato quell'articolo quattro del governo Berlusconi dichiarato incostituzionale. Piero Fassino a il manifesto conferma l'intenzione di completare la privatizzazione del gestore dei rifiuti. Nonostante una sentenza chiara, con un peso politico che non può essere ignorato.
«Sulle sentenze - dice - non si danno giudizi, se ne prende atto. La corte costituzionale ha cassato l'obbligo di superare l'erogazione dei servizi pubblici in house e oggi la decisione spetta a chi amministra questi servizi, se continuare a gestirli così oppure no. Viene meno l'obbligo, non la facoltà».
Secondo la consulta l'art. 4 non rispettava il referendum. Che ne pensa?
Riferito all'acqua è probabilmente vero.
Ma la corte parla anche degli altri servizi pubblici locali...
Questo è un dibattito interpretativo, il referendum si è fatto sull'acqua. Giustamente la corte cassa l'art. 4 perché è in contraddizione con il referendum, perché i quesiti riguardavano l'acqua, di servizi pubblici locali ce ne sono di tanti tipi. Ma quello che la corte dice è che non è obbligatorio superare la gestione in house. Chi ha la gestione dei servizi in house può continuare ad averla oppure no. Per l'acqua non si può fare in altre forme, questa è la differenza. Per i servizi differenti dall'acqua la corte ha cassato solo l'obbligo di superare la gestione in house, non la possibilità.
Domani in consiglio comunale discuterete sulla privatizzazione di Amiat e degli inceneritori. Rimane la decisione di cedere parte delle quote ai privati?
La nostra è una gara a doppio oggetto, non c'è solo la cessione di parte delle quote ma anche l'affidamento della gestione del servizio. È ovvio che nella motivazione delle delibera bisognerà tenere conto della decisione della Consulta...
E quindi?
Quindi dobbiamo riformulare il testo. La motivazione principale che ci porta a questa cessione non è il vincolo - poi decaduto - della legge Tremonti.
È una scelta politica, a questo punto?
È una scelta dettata dalla situazione finanziaria del comune, che ha un alto indebitamento dovuto agli investimenti fatti nel passato, come il passante ferroviario, la metropolitana, il termovalorizzatore (l'inceneritore che sta per essere ceduto ai privati, ndr), poi ci sono state le Olimpiadi. Questo debito va pagato e quindi riteniamo che cedendo una parte delle nostre quote possiamo realizzare gli introiti per ridurre l'indebitamento.
È la stessa motivazione sostenuta dalla giunta Alemanno per la cessione di Acea, non trova?
C'è una differenza, se permette. Acea ha già una quota privata, le nostre municipalizzate no. Non è la stessa situazione, noi manterremo il 51% di quote per Amiat e per i trasporti.
C'è un accordo sulla privatizzazione all'interno della maggioranza? C'è l'appoggio di Sel, visto che il ricorso alla Consulta è firmato dal governatore della Puglia Nichi Vendola?
Lo vedremo domani. Segnalo che Torino ha la necessità di mettere in campo queste cessioni, se non lo fa non saremo in condizione di ridurre il debito e questo ci metterebbe in difficoltà. Essere consapevoli di questo non è solo una responsabilità del sindaco, ma di tutto il consiglio comunale e della maggioranza.
il manifesto 2012.07.22
.......................
breve amarcord di controlacrisi.org: MA TUTTI STI DEBITI LI HA FATTI PER CASO QUEL CAMPIONE DI CHIAMPARINO?
COME MAI ALLORA I MEDIA PER UN DECENNIO LO HANNO PRESENTATO COME UN CAMPIONE DI SABAUDA EFFICIENZA E DI INNOVAZIONE?
FORSE PERCHE' ERA AMICO DELLA FIAT, DISTRIBUIVA APPALTI AI POTERI FORTI, SOSTENEVA LA TAV, SPINGEVA IL PD VERSO POSIZIONI SEMPRE PIU' LIBERISTE?
E' SULLA BASE DI QUESTI MERITI CHE CHIAMPARINO E' STATO NOMINATO PRESIDENTE DELLA COMPAGNIA DI SAN PAOLO?
(Autore: ANDREA PALLADINO)
Il Manifesto
domenica 22 luglio 2012
|