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Conto da oltre 100 miliardi: i cittadini europei pagano per l’inquinamento di sole 600 aziende

Sembra impossibile, ma attualmente i tre quarti dei danni sull’ambiente derivanti dall’inquinamento sono causati da poco più di 600 aziende sparse in tutta Europa. Lo rivela l’ultima indagine dell’Agenzia Ue per l’ambiente che ha stimato anche che la cifra a carico di ogni cittadino europeo è di 200-300 euro all’anno. In pratica paghiamo tutti, e molto, l’incuria di pochi. Tra i paesi protagonisti in negativo di questa triste statistica spiccano alcuni stabilimenti di Germania, Regno Unito, Polonia, Francia e Italia per un totale di 622 aziende.

Di queste, 191 producono un danno all’ambiente, e quindi all’uomo, valutabile intorno ai 51 e gli 85 miliardi di euro (su un totale compreso tra i 102 e i 169 miliardi) Cifre da capogiro, dunque, aggravate dal pesantissimo impatto che le sostanze prodotte da queste aziende hanno sull’ecosistema. Si tratta per lo più di industrie elettriche, raffinerie, industrie chimiche che scaricano ogni anno ossidi di azoto, anidridi solforose, metalli pesanti e polveri sottili super inquinanti. Le centrali elettriche che utilizzano fonti fossili sono al primo posto nella lista dei grandi inquinatori e tra i 20 impianti a maggior impatto ambientale figura la centrale elettrica Federico II di Brindisi Sud.

Ma quali sono i danni prodotti dalla condotta irresponsabile di questi stabilimenti? Tra i tanti, l’aumento dell’ozono di bassa quota, l’acidificazione e l’eutrofizzazione degli ambienti, l’aumento degli elementi tossici negli ecosistemi terrestri e acquatici. Per quanto tempo ancora milioni di cittadini europei saranno costretti a sopportare lo scotto economico e ambientale di queste inaccettabili condotte? La riconversione è ancora lontana per i 622 stabilimenti ‘incriminati’? Speriamo che l’Europa – quella politica, quella rimasta sempre incompiuta – riesca a invertire la tendenza. (di Alessia Fistola Tutto Green)


www.ciaccimagazine.org

martedì 20 dicembre 2011


 
News

Raccolta delle olive in Cisgiordania: i coloni bruciano gli ulivi, picchiano la stampa americana, e a portare i ministri israeliani davanti a un giudice è ancora la società civile.
(Di Romano Dellamore / 17 Ottobre 2026) La raccolta delle olive in Cisgiordania è diventata la stagione della caccia. Ogni ottobre le famiglie palestinesi tornano sui propri terreni, e ogni ottobre i coloni le aspettano con pistole, bastoni, fionde e taniche di benzina. Quest’anno lo hanno fatto con una ferocia che supera tutti i numeri degli anni passati, e il 16 ottobre hanno aggiunto un dettaglio che dice molto su quanto si sentano intoccabili: hanno massacrato di calci una fotoreporter del Washington Post. Su Kratologos abbiamo già raccontato con molti articoli cosa succede in Cisgiordania, ne dobbiamo parlare per l’ennesima volta. Questa volta però conviene guardare l’oggetto stesso dell’attacco, l’ulivo, perché è lì che si capisce che cosa sta succedendo. >>



Nuova protesta degli agricoltori a Bruxelles, 250 trattori intorno alle sedi Ue. Roghi davanti all’Eurocamera: polizia usa idranti e lacrimogeni.
Circa 250 trattori hanno bloccano le strade principali del quartiere delle istituzioni Ue a Bruxelles chiamati a manifestare da Fugea, dalla Federazione dei Giovani Agricoltori (FJA), dalla Federazione Vallone dell’Agricoltura ( Fwa), dalla Rete di sostegno all’agricoltura contadina (RéSAP) e dal Coordinamento europeo. >>



Gates e Zuckerberg puntano sull'agricoltura: "Cibo vero solo per ricchi"
Altro che carne sintetica e dieta vegetale. I grandi imprenditori dei Big Data sembrano andare proprio nella direzione opposta. Mentre, infatti, la sostenibilità planetaria spinge le economie a orientarsi verso la produzione di cibo sintetico, loro investono su terreni agricoli e sulla produzione di carne tradizionale di altissima qualità. E naturalmente altissimi costi e ricavi. >>