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SPRECHI ALIMENTARI: A NATALE GLI ITALIANI BUTTERANNO VIA 500.000 TONNELLATE DI CIBO.

Il 5% dei cibi che compriamo per i pranzi e le cene delle feste di Natale non verrà consumato e finirà dritto dritto nel cassonetto. In testa alla classifica degli sprechi alimentari, troviamo frutta, verdura, pane, latticini e carne, che risultano tra i generi alimentari più soggetti allo spreco, soprattutto durante il periodo natalizio. A tracciare questo quadro così inquietante è la CIA - Confederazione italiana agricoltori -, che evidenzia lo spreco di risorse alimentari e il relativo danno per l‟ambiente: una tonnellata di rifiuti alimentari produce ben 4,2 tonnellate di C02.

Ma vediamo nel dettaglio le cifre dello spreco, fornite dalla confederazione: secondo i dati della CIA, ogni anno nei nostri cassonetti finiscono ben 25 milioni di tonnellate di alimenti (che potrebbero essere consumati, conservati o riciclati), ovvero la metà delle importazioni alimentari ri totali dell‟Africa. Di questi 25, circa 18 tonnellate provengono da case private, negozi, ristoranti, hotel e aziende, le altre 7 tonnellate vanno perdute e distrutte nel tragitto che percorrono dalle fattorie o dai campi ai negozi. Il tutto per una spesa complessiva di 37 miliardi di euro, che corrisponde al 3% del nostro Pil.

Questi i dati relativi al quotidiano, ma cosa succede durante i picchi di spreco che si verificano a Natale? Durante le Feste, tra la Vigilia, il pranzo di Natale, Capodanno, il primo dell‟anno e l‟Epifania, il totale dei cibi che verranno gettati via ammonta a 500.000 tonnellate! Uno schiaffo a chi soffre la fame, ma anche all‟ambiente e alle tasche delle famiglie italiane, che ogni anno gettano nel cassonetto un valore di 80 euro. E allora perché non cominciamo, nel pieno spirito indicato da Vandana Shiva, a riciclare gli avanzi, inventando nuove ricette con i cibi che non sono stati consumati interamente?


Newsletter El Tamiso

venerdì 24 dicembre 2010


 
News

Raccolta delle olive in Cisgiordania: i coloni bruciano gli ulivi, picchiano la stampa americana, e a portare i ministri israeliani davanti a un giudice è ancora la società civile.
(Di Romano Dellamore / 17 Ottobre 2026) La raccolta delle olive in Cisgiordania è diventata la stagione della caccia. Ogni ottobre le famiglie palestinesi tornano sui propri terreni, e ogni ottobre i coloni le aspettano con pistole, bastoni, fionde e taniche di benzina. Quest’anno lo hanno fatto con una ferocia che supera tutti i numeri degli anni passati, e il 16 ottobre hanno aggiunto un dettaglio che dice molto su quanto si sentano intoccabili: hanno massacrato di calci una fotoreporter del Washington Post. Su Kratologos abbiamo già raccontato con molti articoli cosa succede in Cisgiordania, ne dobbiamo parlare per l’ennesima volta. Questa volta però conviene guardare l’oggetto stesso dell’attacco, l’ulivo, perché è lì che si capisce che cosa sta succedendo. >>



Nuova protesta degli agricoltori a Bruxelles, 250 trattori intorno alle sedi Ue. Roghi davanti all’Eurocamera: polizia usa idranti e lacrimogeni.
Circa 250 trattori hanno bloccano le strade principali del quartiere delle istituzioni Ue a Bruxelles chiamati a manifestare da Fugea, dalla Federazione dei Giovani Agricoltori (FJA), dalla Federazione Vallone dell’Agricoltura ( Fwa), dalla Rete di sostegno all’agricoltura contadina (RéSAP) e dal Coordinamento europeo. >>



Gates e Zuckerberg puntano sull'agricoltura: "Cibo vero solo per ricchi"
Altro che carne sintetica e dieta vegetale. I grandi imprenditori dei Big Data sembrano andare proprio nella direzione opposta. Mentre, infatti, la sostenibilità planetaria spinge le economie a orientarsi verso la produzione di cibo sintetico, loro investono su terreni agricoli e sulla produzione di carne tradizionale di altissima qualità. E naturalmente altissimi costi e ricavi. >>