Sementi: patrimonio dell’umanità.
Prodotto da Via Campesina e Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra (MST).
Presentazione: Da quando l’umanità inventò l’agricoltura, i contadini e le contadine, proteggono e preservano la diversità genetica selezionando le varietà più produttive.
Adesso, ci troviamo di fronte ad una situazione assurda: le sementi che furono protette dai contadini e dalle contadine per più di 10.000 anni e che appartengono a tutta l’umanità possono diventare esclusiva proprietà di pochissime imprese. Stiamo pagando per sementi originarie delle nostre che vengono modificate all’estero.
L’appropriazione delle Sementi fa parte di un progetto che vuole imporre ai contadini l’acquisto di pesticidi che vengono prodotti dalle stesse imprese che vogliono dominare le sementi e gli alimenti.
E’ a rischio la libertà dei contadini, ma anche la biodiversità – la flora e la fauna , il suolo, l’acqua e gli ecosistemi, la cultura ed i sistemi produttivi dei popoli – e la Sovranità Alimentare, il diritto di ogni popolo di difendere e preservare la propria politica agricola ed alimentare.
Per questo lottiamo. Perché vogliamo produrre alimenti sani, di buona qualità, sulla base di un’agricoltura a conduzione famigliare, che garantisca l’autonomia e l’indipendenza alimentare dei popoli.
In questa lotta ci scontriamo con gli interessi di grandi e poderose imprese che vogliono dominare le sementi e gli alimenti. E perciò dobbiamo essere ben organizzati e preparati. Questo documento vuole contribuire a chiarire quello che è in gioco, quali siano i pericoli che corrono i contadini e le vere intenzioni di queste imprese. Dobbiamo discuterle con i vicini ed i compagni, diffonderle nelle comunità, dobbiamo estendere questo dibattito a tutti i contadini perché le sementi continuino ad appartenere a tutta l’umanità e non diventino mai proprietà di poche imprese.
Buona lettura e Buona lotta
SEMENTI : PATRIMONIO DELL’UMANITA’
Al principio, l’essere umano viveva di piante silvestri, di caccia e di pesca. Poco a poco, le persone, cominciarono a studiare le piante che erano di loro interesse, selezionando e utilizzando quelle che davano maggior rendimento. Così, le piante che producevano frutti ed i semi commestibili furono le prime che vennero utilizzate per l’alimentazione.
L’agricoltura ebbe origine nelle regioni montuose dei paesi dal clima caldo e temperato. Le piante coltivate si propagarono in tutto il mondo soprattutto attraverso le migrazioni umane.
Dalla preistoria ai tempi attuali, a piedi, con l’aiuto degli animali, per mare e per aria… Per questa via, ad esempio, il grano, la patata ed il pomodoro uscirono dall’America e giunsero in Europa. Il riso uscì dall’Asia e giunse in America. Con il passare del tempo queste piante si adattarono all’ambiente di ogni regione dove venivano coltivate e selezionate attraverso i semplici e naturali metodi dei contadini. E così si generarono le sementi rustiche, molto ben adattate e perfettamente conosciute da tutti gli agricoltori.
A partire dall’inizio del XX secolo le varietà genetiche vegetali, un’eredità comune di tutta l’umanità vecchia di più di 10.000 anni, cominciò a divenire, gradualmente e sempre più, proprietà di uno sparuto gruppo di imprese nordamericane ed europee.
SOVRANI, SCHIAVI E TIRANNI
L’agricoltore e soprattutto l’agricoltrice (?) furono i primi scienziati empirici dell’umanità. Fin dai tempi più remoti, gli agricoltori, hanno conservato, selezionato e migliorato le loro sementi da semina, anche attraverso lo scambio con altri gruppi contadini, in un processo di condivisione, che gli hanno permesso di aumentare le varietà genetiche a loro disposizione. Questa pratica millenaria portò ad un impressionante diversità di colture e varietà utilizzate nella produzione agricola.
Da molto tempo si sa che esistono regioni in cui questa diversità di specie è maggiore. Questi luoghi si chiamano Centri di Diversità: regioni intorno al mondo che fanno da riserva di materiale genetico che possa essere trasferito alle piantagioni attraverso tradizionali tecniche di miglioramento genetico.
Ed è proprio nei paesi più poveri, nei ù del terzo mondo, che s’incontra la maggior varietà di specie. Per avere un’idea del problema, nel decennio degli anni ’70, delle 200 specie vegetali coltivate in California, Stati Uniti, nessuna era originaria di quel paese.
Da ciò si può capire l’importanza delle sementi per quella che chiamiamo Sovranità Alimentare, il diritto di ogni popolo di definire la propria produzione, distribuzione e consumo di alimenti. Un popolo che non produca il proprio cibo è un popolo schiavo, dipendente da altri popoli per alimentarsi. Nessuna Nazione sarà Sovrana se non potrà dominare la produzione delle proprie sementi.
Oggi stiamo perdendo gran parte di questa diversità. Molte di queste varietà stanno scomparendo ed estinguendosi. Con il modello capitalista di modernizzazione dell’agricoltura la diversità si è drasticamente ridotta ed l’agricoltore diventa ogni volta più dipendente dalle colture imposte dai pacchetti tecnologici.
Prima le sementi appartenevano ai popoli contadini ed agli indigeni. Appartenevano a tutta la comunità, erano un bene comune. Un simbolo di vita, tanto che in molte culture le sementi erano viste come qualcosa di sacro.
Oggi le sementi sono diventate merce. Rappresentano solo affari, fonti di lucro, sfruttamento e dominio dei produttori agricoli di tutto il mondo per le grandi imprese multinazionali.
Non è a caso che le grandi multinazionali dei veleni si siano impossessate dei brevetti sulla produzione di sementi. L’affare è estremamente redditizio anche perché insieme alle sementi vengono venduti anche gli antiparassitari e gli altri prodotti chimici necessari alla coltivazione che esse stesse producono. La realtà è che le sementi prodotte per questo monopolio sono viziate, drogate e danno produzione solo utilizzando questi pacchetti agronomici completi.
Questa appropriazione privata della produzione, della riproduzione e della distribuzione di nuove varietà di sementi, da parte delle imprese multinazionali, così come il controllo della domanda e dell’offerta e quindi dei prezzi, sta sottomettendo tutti i popoli del mondo ad una nuova forma di tirannia.
Da un lato, questa tirannia fa sì che gli agricoltori possano produrre solo sotto la direzione della maggior parte delle politiche pubbliche in agricoltura e sotto il dominio del mercato delle sementi; dall’altro attraverso la manipolazione dell’opinione pubblica, attraverso i mezzi di comunicazione di massa e attraverso il condizionamento dell’offerta dei beni alimentari, impone ciò che la popolazione deve consumare.
RIVOLUZIONE VERDE E SUOI LIMITI
Tutta questa tecnologia fu introdotta con il pomposo nome di “Rivoluzione Verde”. Ma invece di aumentare lo sviluppo dei popoli ha fatto sì che quest’ultimi diventassero ogni volta più dipendenti dall’industria agrochimica. Con il monopolio della produzione delle sementi e la scomparsa della biodiversità il futuro dell’umanità è a rischio.
Adesso, la seconda fase di questa Rivoluzione è al suo culmine con l’espansione di queste multinazionali nel controllo della produzione e del commercio delle sementi e chi ha il controllo delle sementi controlla tutto il sistema agroalimentare.
Il meccanismo è semplice e facile da capire: le multinazionali controlla la produzione ed il commercio delle sementi cosiddette “migliorate” eliminando la capacità naturale di resistenza delle piante ed aumentando la vulnerabilità delle coltivazioni. Si crea così la dipendenza dagli antiparassitari e dai pesticidi. Le multinazionali che producono antiparassitari sono le stesse che controllano il “miglioramento”, la produzione e la commercializzazione delle sementi. L’uniformità genetica comporta la perdita di varietà e aumenta la vulnerabilità delle piante a malattie e parassiti.
Si chiude il cerchio della dipendenza e le piante transgeniche coronano il progetto. Ecco perché le multinazionali ci tengono tanto a brevettare le varietà ed i sistemi di coltivazione delle piante. E’ la protezione ufficiale della loro pirateria e della loro delinquenza.
I popoli preistorici si alimentavano con più di 1.500 specie di piante ed almeno 500 di queste sono state coltivate a lungo nella storia. Oggi la nostra alimentazione di base comprende appena 30 varietà di colture e di queste il grano, il riso, il mais e la soja coprono più dell’80 % del consumo di granaglie.
L’agricoltura di sussistenza (cioè necessaria alla sopravvivenza delle famiglie contadine) coltiva le principali piante alimentari da più di 10.000 anni. Privarla della scelta è perlomeno una perversità anche perché l’agricoltore è un miglioratore nato in quanto, da sempre, da millenni, preserva per la stagione successiva le sementi delle piante che hanno dato maggiori frutti. D’altro canto la sicurezza dell’ autosufficienza la base per un ampio miglioramento delle specie coltivate è strettamente legata alla permanenza degli agricoltori nelle campagne. Queste famiglie proteggeranno, come hanno fatto per millenni, i miglioramenti genetici vegetali meglio di qualsiasi banca dei geni.
Le sementi sono l’eredità comune di tutti i popoli e non possono essere espropriate da nessuna impresa privata. L’accesso al patrimonio genetico è un diritto naturale dell’Umanità. Non ha padroni!!!
SECONDA FASE: BIOTECNOLOGIA E TRANSGENICO
Dobbiamo lottare per non essere più SCHIAVI, sottomessi agli ordini ed ai comandi della TIRANNIA delle grandi imprese che ci dicano cosa piantare e cosa mangiare. Ma anche per le gravi conseguenze che questo sistema provoca nella natura: con la diminuzione delle varietà genetiche e la scomparsa di intere specie vegetali. Il 10 % delle specie di piante nel mondo sono considerate oggi “in pericolo”, “minacciate di estinzione”. La scomparsa di una sola pianta implica la scomparsa di un numero compreso tra 10 e 30 di animali o insetti da questa dipendenti direttamente o indirettamente.
Sono tre le cause principali della tirannia economica, sociale e politica determinata dal monopolio mondiale delle sementi:
- la prima causa è il crescente sviluppo dei metodi e delle tecniche di miglioramento delle piante da parte delle imprese private. Questi metodi produrranno un grande numero di sementi ibride e sintetiche e, contemporaneamente, di organismi geneticamente modificati (OGM), meglio conosciuti come transgenici. Perché solo queste poche imprese potessero beneficiare dei risultati di queste tecnologie e garantirsi grandi utili, i governi di vari paesi in tutto il mondo sono stati spinti ad emettere leggi che garantissero i diritti ai miglioratori e la brevettazione dei loro prodotti. Sono chiamate “leggi sui brevetti”. Approfittando di queste leggi, le grandi imprese saccheggiano e rapinano le nostre università, registrano a loro nome piante che da sempre i nostri antenati hanno usato e al tempo stesso proibiscono ad altre imprese o persone di approfittare dei miglioramenti genetici.
- una seconda causa è il ritiro degli investimenti dei governi per le aree di ricerca in agricoltura, sia da parte delle imprese pubbliche di assistenza tecnica e da parte delle università. Così, questa generazione di scoperta e studio potrà favorire solo l’accumulazione capitalista delle corporazioni private. Per questo, i governi presero varie decisioni per favorire la tirannia delle multinazionali come ad esempio:
- la riduzione delle pubbliche sovvenzioni alla ricerca in agricoltura;
- la chiusura dei centri di ricerca o la drastica riduzione del loro personale;
- la realizzazione di accordi e convegni tra istituzioni di governo e imprese private per realizzare ricerche con il solo scopo di approfittare dei finanziamenti messi a disposizione;
- il continuo e ampio processo di formazione di personale al di fuori delle università attraverso lo sfruttamento di finanziamenti di imprese private che, ovviamente, vincolano l’erogazione di detti finanziamenti allo scopo di aumentare la produzione di profitti;
- il coinvolgimento dei ricercatori da parte delle fondazioni e imprese private attraverso master, crediti per la ricerca, viaggi all’estero per partecipare a simposi, congressi ed incontri e attraverso la partecipazione commerciale ai guadagni derivanti dalla vendita dei prodotti generati;
- le pressioni economiche, politiche ed ideologiche, attraverso la creazioni di lobbies, sui parlamentari ed i dirigenti del potere esecutivo, per l’approvazione di leggi favorevoli agli interessi della privatizzazione della ricerca in agricoltura e la riduzione dei finanziamenti per la ricerca e la formazione avanzata nelle strutture pubbliche;
- l’assurda politicizzazione di gran parte dei ricercatori in agricoltura che, in nome della scienza, accettano l’egemonia degli interessi privati nella cultura e nella trasformazione del sapere in capitale.
I governi Brasiliani, a partire dalla dittatura militare (1964-1984), hanno sempre appoggiato esplicitamente queste iniziative, sia attraverso la politica dei sussidi all’agricoltura che hanno favorito l’introduzione di specie ibride generate dalle imprese private e dipendenti dai fertilizzanti o dagli erbicidi chimici, sia attraverso la creazione dell’EMBRAPA (Impresa Brasiliana di Ricerca Agrozootecnica) e dell’EMBRATER (Impresa Brasiliana di Assistenza Tecnica e Sviluppo Rurale), istituzioni queste che hanno reso organica e consolidato queste modifiche tecnologiche introdotte dal capitale multinazionale. Anche se EMBRAPA ed EMBRATER hanno sviluppato e diffuso sporadicamente tecnologie compatibili con gli interessi economici e sociali dell’agricoltura famigliare, questi sforzi sono stati insignificanti rispetto ai loro compromessi per l’impianto della “rivoluzione verde” e agli interessi dei gruppi economici che rappresentano il settore agroindustriale del paese.
La terza causa è diretta conseguenza delle prime due: la perdita continuata di capacità da parte dei contadini di produrre le proprie sementi.
Come le politiche pubbliche incentivano l’uso di sementi migliorate come gli ibridi ed in alcuni paesi quelle transgeniche, i cui brevetti sono privati, le sementi dei contadini hanno finito per smettere di essere un’alternativa colturale e vanno via via scomparendo dal mercato. L’evidente intenzione delle grandi imprese private è diminuire ogni volta di più la varietà di sementi.
In questo modo le sementi originarie vengono perdute di proposito in quanto manifestano una grande variabilità. La tendenza è verso una limitata base genetica. Con l’eliminazione delle ormai poche sementi originarie l’agricoltore ha perduto la variabilità genetica, ma anche l’autostima e la sua capacità di migliorare geneticamente le sementi. Ha perduto la sua identità e la sua esperienza.
Il meccanismo è questo: con l’estinzione delle varietà tradizionali di sementi le comunità perdono anche la loro storia e la loro cultura. Le specie vegetali perdono una parte della loro diversità genetica. Le generazioni future perdono alcune opzioni e quelle attuali perdono fiducia in se stesse. Il tipo di semente utilizzata dall’agricoltore condiziona in gran parte la sua necessità di utilizzare prodotti chimici come fertilizzanti e pesticidi. Poi determina quali tipi di macchinari dovranno essere utilizzati e in fluisce sul mercato dei prodotti dei raccolti… Le comunità che perdono le varietà tradizionali a cui per secoli hanno si sono adattate perdono la capacità di controllo e diventano per sempre dipendenti di fonti esterne per le sementi e per tutti i relativi prodotti chimici necessari a coltivarle e a proteggerle.
Quando le grandi imprese riescono a determinare ciò che gli agricoltori devono piantare stanno anche determinando ciò che noi dobbiamo mangiare. Con poche alternative nella varietà dei cibi e sotto il bombardamento della propaganda dei mezzi di comunicazione il consumatore diventa complice di questo progetto.
Una delle forme più usate da parte delle multinazionali per dominare il mercato delle sementi e convincere i Governi a sottomettersi ai loro piani è dire che le sementi Ibride o quelle Transgeniche combattono la FAME. A partire dal 1950, proprio all’inizio della Rivoluzione Verde, si affermava che era necessario aumentare le produzione agricole per combattere la fame nel mondo. L’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) delle Nazioni Unite è stata una delle istituzioni multilaterali che hanno stimolato l’introduzione delle sementi ibride nel mondo con questa finalità.
Le grandi imprese diventeranno ogni volta più grandi. Compre-ranno altre imprese, domineranno il mercato, controlleranno gli agricoltori. E la Fame continua. Oggi, in tutto il mondo, 800 milioni di persone soffrono la fame e 2,4 miliardi sono malnutrite. E’ chiaro che non manca il cibo. Con l’attuale produzione di alimenti ogni persona nel mondo potrebbe mangiare tutti i giorni: 1,7 kg di cereali, fagioli e noci; 200 g di carne, latte e uova; e 0,5 kg di frutta e verdure.
La reale causa della fame si trova nel latifondo e nella mancanza di appoggio all’agricoltura famigliare che emarginano 1,35 miliardi di agricoltori con le loro famiglie.
E oggi, ancora una volta, le grandi imprese ripetono la storiella truccata che con le sementi transgeniche si possa far cessare la fame questa volta appoggiate da uno stuolo di poderose organizzazioni come l’OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio), l’FMI (Fondo Monetario Internazionale), la Banca Mondiale ed i mezzi di comunicazione di massa.
Gli OGM non hanno come scopo la fine della fame del mondo, ma l’aumento dei megafatturati di alcune multinazionali. Per avere un’idea delle dimensioni di questo mercato basti pensare che se il Brasile ammettesse la soja transgenica della Monsanto quest’impresa potrebbe impadronirsi di un mercato di sementi ed erbicidi tra i 2 ed i 3 miliardi di dollari all’anno.
Se la Monsanto riuscirà ad imporre le sue leggi in Brasile l’80% delle sementi “industriali” di mais diventeranno transgeniche e tutti i campi di mais ne sarebbero contaminati. Il 25% del mais negli USA è transgenico ma il 75 % di tutto quello coltivato è contaminato. Le imprese transnazionali stanno volontariamente contaminando tutti i campi nel mondo imponendo strategicamente i loro interessi.
Dal lato opposto è già dimostrato che è possibile aumentare la produttività e proprio attraverso l’agroecologia. L’aumento di produttività può raggiungere in maniera sostenibile il 500%. Nel caso del riso, in Madagascar, la produttività è aumentata dalle 2 tonnellate per ettaro fino alle 5 in media toccando le 15 nei casi migliori senza utilizzare prodotti chimici. A Cuba la produzione intensiva di ortaggi è aumentata dagli 1,6 kg/mq fino ai 19,6 kg/mq.
SOLUZIONI: RESISTENZA, ASSOCIAZIONE E COOPERAZIONE.
Cinque punti possono essere considerati come fondamentali per la lotta contro la tirannia del dominio delle sementi:
- Ci opporremo alla proprietà intellettuale di qualsiasi forma di vita;
- Considereremo i codici genetici come patrimonio dell’umanità;
- Lotteremo perché i governi decretino una moratoria alle biotecnologie (sfruttamento, codifica e classificazione, trasferimento e modificazione genetica) finché non esistano meccanismi di protezione dei diritti delle nostre comunità contadine ed indigene per prevenire e controllare la biopirateria;
- Considereremo la biodiversità come base per garantire la sovranità alimentare come diritto di base dei popoli, posizioni queste che non sono negoziabili;
- Rivendicheremo, ognuno secondo le sue possibilità, e metteremo in pratica l’impianto e la disponibilità di sementi “originarie” di ed in tutto il mondo come forma di resistenza popolare e di superamento del modello agricolo dominante.
COSA FARE ?
Per poter raggiungere questi obiettivi dovremo fare:
- Un grande sforzo di informazione, motivazione e mobilitazione dell’opinione pubblica perché tutti sappiano del rischio di perdita della libertà di scelta su cosa produrre e cosa consumare;
- Massive azioni del Movimento Popolare per denunciare a tutta la popolazione la tirannia che sta essendo esercitata per il controllo privato delle sementi;
- Azioni di stimolo e pressioni ai governi per realizzare investimenti massicci diretti nelle loro istituzioni di ricerca e di assistenza tecnica e/o attraverso organizzazioni popolari di produttori rurali per rivendicare la generazione e la riproduzione massiva di varietà di sementi di dominio pubblico.
Se non lotteremo, se non resisteremo metteremo la vita umana e la natura nelle mani delle multinazionali. La qualità degli alimenti, la nostra salute, le nostre sementi saranno sottomesse al profitto ed alla speculazione. Non potremo scegliere cosa piantare e mangeremo ciò che ci verrà imposto.
Nel caso in cui i movimenti di massa non riusciranno a fermare quest’offensiva da parte delle imprese oligopoliste delle sementi ci addentreremo in poco tempo in una nuova tirannia: la determinazione centralizzata del sentire e del provare il piacere di mangiare ( e di bere ).
Prodotto da Via Campesina e Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra (MST) in collaborazione con L’aiuto delle Chiese della Noroega (AIN).
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Movimento Sem Terra
venerdì 25 febbraio 2005
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