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Avepa, è ancora trincea.

Gli allevatori del Cospa di Verona e di Vicenza ieri sono tornati ad occupare la sede Avepa di via Tommaseo. Ma questa volta, sordi a qualunque promessa d’impegno verbale, hanno piantato le tende per la notte. Subito attimi di paura: Giovanni Castagna, uno degli allevatori più determinati, lo stesso che la prima volta era salito sul tetto, ha sollevato un estintore contro la porta d’ingresso degli uffici dell’agenzia per lo sviluppo agricolo. E’ stato fermato appena in tempo dagli uomini della Digos. «Da qui non ci muoviamo - ha scandito Eugenio Rigodanzo, portavoce del gruppo - fino a quando non avremo risposte chiare in tempi certi, ovvero quando ci daranno i nostri soldi: i contributi comunitari irregolarmente trattenuti per multe.

In media alle 400 aziende venete spettano 40 mila euro a testa». Un contenzioso che si trascina fin dal 1996, come sostiene una relazione redatta a metà aprile dal comando dei carabinieri del ministero delle Politiche Agricole. Lo stesso assessore alle politiche agricole regionali, Franco Manzato, precipitatosi all’Avepa riferisce di una lettera inviata la settimana scorsa al neo-ministro Gianfranco Galan affinché «il report dei carabinieri riceva chiarimenti ministeriali» conferma l’assessore. «Questi allevatori - aggiunge - si sentono nel giusto. Li ho visti molto determinati e penso abbiamo diritto ad una decisione in tempi brevi».

I numeri sono vertiginosi: ci sono 17 mila cause pendenti al Tar del Lazio. Queste aziende aspettano che il ministro districhi un ginepraio lungo 17 anni. «C’è qualcuno che continua a fare il furbo, valorizzando le quote di carta da comprare o da affittare - attacca Rigodanzo - In tal modo si carica il latte estero italianizzandolo. Un imbroglio che rappresenta la rovina per chi, come noi, ha deciso di commercializzare latte italiano vero, con tanto di marchio certificato».

Appena venerdì scorso il direttore dell’Avepa Luciani aveva aperto un fronte possibilista sui pagamenti. La calma degli allevatori è durata tre lunghi giorni. Poi sono tornati alla carica, più agguerriti che mai. Adesso minacciano di non abbandonare la sede dell’Avepa, utilizzando il pianerottolo d’ingresso come camera da letto. - (Elvira Scigliano)
Il Mattino di Padova

venerdì 12 febbraio 2010


 
News

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