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Allevatori, occupata l’ Avepa.

Perdere tempo, non significa tempo perso. E di tempo i 18 allevatori di vacche da latte del Cospa che occupano ad oltranza la sede dell’Avepa, in via Tommaseo, ne hanno parecchio. «Abbiamo aspettato per anni, aspetteremo ancora, ma stavolta guardando negli occhi i nostri interlocutori. Siamo stanchi di promesse disattese, di giochetti politici per rabbonirci», è la parola d’ordine. Cospa sta per Comitato spontaneo produttori agricoli di Verona e Vicenza: «Da qui non ci muoviamo, fino a quando non ci riceverà il direttore dell’Agenzia veneta per i pagamenti dell’agricoltura, Fausto Luciani», avverte l’allevatore veronese Tiziano Zuin. «Vogliamo che l’Avepa ci restituisca alla svelta i contributi comunitari irregolarmente trattenuti per multe, fuori dalla grazia di Dio, sulle quote-latte.

Un contenzioso che si trascina fin dal 1996, è una vergogna», insiste Zuin, citando una relazione redatta a metà aprile dal comando dei carabinieri del ministero delle Politiche agricole: «Si dice che le multe vennero calcolate in modo errato, dal momento che il tetto degli sforamenti delle quote-latte assegnate all’Italia non è mai stato superato dal 1995 al 2008». La tensione sale di tono, pur rimanendo nei limiti della legalità. Poliziotti e carabinieri in borghese fanno una vigilanza discreta. Si chiede la restituzione delle somme «indebitamente trattenute». Eugenio Rigodanzo di Lonigo manda al diavolo la diplomazia: «Se credono di comprarmi, come è già accaduto con altri allevatori, si sbagliano di grosso. Non ho né moglie né famiglia, sono agnostico e anarchico, nonché armato di buona volontà. E legato sentimentalmente soltanto alle mie vacche da latte», è il suo proclama di lotta. Poi cita la sentenza del tribunale civile emessa nel 2008 e relativa alla campagna 2006: «Una sentenza a noi favorevole, e non impugnata, con restituzione delle somme alle aziende (una quindicina), più interessi e spese legali. Il concetto di dottrina è questo: non si possono compensare debiti inesigibili coi crediti». Sono 17 mila le cause ancora pendenti al Tar del Lazio. E nei prossimi giorni è attesa la pronuncia della Cassazione su una causa-pilota: «In Veneto vengono distribuiti dall’Avepa, sotto varie voci, pagamenti per circa 1 miliardo di euro l’anno, di cui 446.726.972, eseguiti dal 16 ottobre 2009 al 15 aprile di quest’anno», avverte Rigodanzo. E chiede all’Avepa da che parte sta, essendo un’agenzia che in teoria dovrebbe tutelare l’interesse degli agricoltori. Parla come referente del gruppo Cospa, poi ha un guizzo d’orgoglio: «Non vogliamo seppellire il nostro talento svilendo la qualità produttiva del nostro latte.

Lo Stato italiano non produce nemmeno il 40% del proprio fabbisogno. E l’80% viene trasformato in formaggio dop. La maggior parte del latte arriva dall’estero. L’Olanda, grande all’incirca come la Lombardia, ha una produzione di latte del 250% in più rispetto al proprio fabbisogno; la Germania del 150% in surplus e del 130% la Francia. Intanto a noi, pur in presenza di questa sfrontata disparità, sono state trattenute multe per quote latte pari a 4 miliardi di euro». Adesso in fronte degli interventi s’allarga. La conversazione si fa sempre più battente e condivisa dal gruppo, deciso a piantare le tende nella sede dell’Avepa per far valere le proprie ragioni. Prevale su tutti un concetto teso a focalizzare il vizio di fondo che sta alla base di questo contenzioso lungo 17 anni, con veleni, acrimonie, lotte, girotondi coi trattori e perfino spruzzate di guano alle stesse forze dell’ordine intervenute per evitare eccessi pericolosi. E non sono mancate le condanne in sede penali. Qualcuno dei presenti ha pagato di persona un secondo conto salato, quello con la giustizia. Però per questi allevatori il principio è sacro: «Combattiamo e combatteremo ancora perché siamo nel giusto», commenta Zuin. Rigodanzo va ancora più a fondo, spiegando le ragioni del loro malessere: «C’è qualcuno che continua a fare il furbo, valorizzando le quote di carta da comprare o da affittare. In tal modo si «carica» il latte estero italianizzandolo, così da poter trasformare i prodotti in formaggi nazionali dop. Un imbroglio che rappresenta la nostra rovina.

Negli ultimi 5 anni, in Friuli il 90% della aziende agricole da latte ha dovuto chiudere i battenti. Non possiamo accettare una simile situazione». Che fare? Il gruppo del Cospa ha deciso di commercializzare latte italiano vero, con tanto di marchio certificato e con prodotti «Ogm free», non di origine modificata. Verso le 18,30 il direttore dell’Avepa Luciani riceve la delegazione degli occupanti. E apre ad un possibilismo costruttivo, almeno nelle intenzioni: «Ha spiegato che da lunedì mattina verranno messe in moto le procedure per verificare la possibilità di attuare i primi pagamenti», chiarisce Rigodanzo. Torna la calma. Ma è quiete accesa. (di Enzo Bordin)
Il Mattino di Padova

sabato 8 maggio 2010


 
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