Josè Bové: “La Pac è diventata folle. Distribuire la produzione equamente tra paesi, regioni e contadini”.
“La PAC è diventata folle. E per questo, che bisogna sbarazzarsi dell’unica vera politica europea?” Questa è la premessa con cui José Bovè, da anni alla guida di dure battaglie con il movimento contadino europeo, e oggi deputato europeo per Europa Ecologia, svolge un'analisi della situazione in un articolo di Le Monde, riguardo i cambiamenti nella Politica Agricola Comune, previsti per il 2013. Secondo Bovè: “la Commissione europea ha trasformato l’agricoltura in moneta di scambio per l’industria europea, ma soprattutto per i servizi quali le banche, i trasporti, le telecomunicazioni, le assicurazioni, la distribuzione o il turismo di massa.
Questa decisione a generato la perdita di migliaia di impieghi agricoli e a provocato un susseguirsi di crisi sociali gravi verso la fine del 2009”. Per l'eurodeputato, d’altra parte, quella decisione non è servito a niente poiché, dal 2001, la macchina dell’Organizzazione mondiale del commercio è malata. “La crisi globale – continua Bovè - nata nella sfera finanziaria alla fine del 2008, si estende ormai all'insieme dei settori dell’economia. L’agricoltura non scappa a questa bufera. Il crollo del prezzo del latte sul mercato europeo a generato migliaia di fallimenti dei contadini”. Più che mai, - sostiene l'europarlamentare - l'Europa deve conservare e rinforzare questa volontà di costruire un futuro agricola comune a tutti i suoi Stati membri e a tutte le regioni. L’obiettivo centrale di questa riforma deve essere di nutrire i nostri concittadini con prodotti di qualità. “I fondi strutturali, i sostegni diretti convenientemente orientati e lo sviluppo rurale devono venire mobilizzati in modo da consolidare gli impieghi agricoli e ad appoggiare gli agricoltori verso tecniche alternative moderne che rispettino i suoli, la biodiversità, le conoscenze e che partecipino attivamente alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra”.
Per Bové, è necessaria una vera rottura con la logica produttivista dei fondatori della PAC del 1962. “Se l’obiettivo centrale è lo stesso – nutrire e garantire l’accesso all’alimentazione degli europei – i mezzi utilizzati, criticabili ma comprensibili nel contesto dell’epoca, come l’allevamento fuori dal suolo, la chimica, la reificazione degli animali e delle piante, provocano ormai più danni di quelli che sopprimono. Si deve voltare la pagina del produttivismo. Entro il 2013 ci dovremo convincere che la PAC deve costruirsi intorno alla sovranità alimentare. L'Europa deve vegliare su un equilibrio interno dell’offerta e della demanda. Sono necessarie nuove organizzazioni comuni di mercato per rinforzare quelle che esistono attualmente”. Esse dovrebbero garantire un prezzo minimo che copra i costi di produzione offrendo una remunerazione adeguata ai produttori. Alcune region i dovranno quindi diminuire le loro produzioni dopate artificialmente fuori dal suolo. L’urgenza climatica riguarda anche fortemente l’agricoltura, responsabile del 20 % delle emissioni di gas a effetto serra. L’agricoltura è diventata altamente dipendente delle energie fossili nella sua forma industriale. “Per rimettere in piedi l’insieme delle sfide e ridisegnare una PAC coerente, – sostiene Josè Bové - dobbiamo coinvolgere alla riflessione l’insieme di cittadini e non soltanto gli attori economici. E necessario e urgente organizzare un incontro europeo di tipo “agora” sul futuro della PAC e dell’alimentazione per poter superare le visioni che sono troppo settoriali.” (Le Monde/Ban)
Bioagricoltura Notizie
venerdì 12 febbraio 2010
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