PRODUZIONE RESPONSABILE. L’esperienza di un’azienda familiare di Gottolengo.
Tomasoni, dai Gas l’impulso a una «svolta biologica». Il caseificio della Bassa ha privilegiato i canali di vendita diretti
e adesso i suoi prodotti arrivano anche sul mercato della Germania
Fanno prodotti caseari da due secoli e sono uno dei più piccoli caseifici del Consorzio per la
tutela del grana padano. Il biocaseificio Tomasoni ha sede a Gottolengo ed è a conduzione
familiare: c'è Massimo, 38anni, i due fratelli Alberto e Stefano di 42 e 34 anni, il padre Ottorino
e la mamma Pasqua. Da qualche anno l'azienda è a tutti gli effetti bio e ha uno stretto rapporto con circa 150
gruppi di acquisto solidali: Brescia, Lombardia,Nord Italia e anche qualcuno in Lazio e Toscana.
Il passaggio dal convenzionale al biologico è avvenuto quasi un decennio fa.
«La qualità l'abbiamo sempre avuta, anche quando c'era il convenzionale - spiega Tomasoni -,
ma a un certo punto abbiamo avuto il sentore che il mercato stava cambiando e che un certo tipo
di lavoro artigianale non era più riconosciuto». La scelta del passaggio al biologico è avvenuta nel periodo
di trasformazione del mercato, l'aumento esponenziale della richiesta di grana padano e il conseguente affermarsi
di realtà industriali e la chiusura di numerosi piccoli produttori.
Quelli sono anche gli anni di «muccapazza» e del conseguente boom del biologico, che iniziò a conquistarsi anche
un piccolo spazio nei supermercati. Poi, con il venire meno dell'effetto mucca pazza, dai grandi gruppi di distribuzione
è arrivato l' aut-aut: o si fa convenzionale (a certi prezzi) o non se ne fa nulla. La famiglia Tomasoni ha scelto una
strada diversa, ovvero una svolta bio e la valorizzazione di canali di vendita diretti. «I primi contatti con i Gas, quasi a livello
pionieristico, li abbiamo avuti nel 2002 - ricordaTomasoni -: noi ci siamo presentati, i gruppi ci hanno spiegato la loro
filosofia, ci siamo piaciuti».
ALL'INIZIO i volumi e le consegne erano a livelli «ridicoli». Poi, però, le cose sono cambiate e si sono consolidate.
In questo momento sono oltre 100 le consegne che vengono fatte in un mese ai Gas sparsi in giro per l'Italia.
E se a queste si aggiunge lo spaccio aziendale aperto al pubblico, si arriva a un 55 per cento di fatturato realizzato
solo con il contatto con il consumatore finale. La parte restante va o all'estero (soprattutto in Germania, dove la rete
del biologico è molto ramificata) o in piccoli negozi.
«Il rapporto con i Gas ci ha dato grandi soddisfazioni–affermaTomasoni-: serietà, affidabilità, trasparenza, correttezza.
E, oltre a questo, a distanzadi anni ci sta dando anche lavoro».Già, se i primi anni di passaggio al bio le spese
sono state maggiori dei ricavi, con il 2008si è raggiunto il pareggio di bilancio e con il 2009
la prospettiva è diventata di cominciare ad avere qualche utile, vendendo un prodotto di alta qualità a prezzi concorrenziali.
Nonostante la crisi.
«Credo che chi entra nei gas difficilmente poi torna indietro - rilevaTomasoni -, magari fa delle scelte ancora
più oculate di acquisto, magari decide dove spendere meglio i suoi soldi, ma non credo che faccia un
passo indietro sulla qualità».
Insomma, il salto di tanti passaggi della filiera, il recupero di un rapporto personale tra chi vende e chi compra, una
crescita della consapevolezza del tempo da dedicare a scoprire cosa si mangia sono tutti fattori che magari cozzano
un po' con i tanti avvolti dalla frenesia contemporanea ma che, allo stesso tempo, stanno conquistando sempre più appassionati.
Su questo,e lo dimostrano gli investimenti fatti in questi anni, la famiglia Tomasoni sta scommettendo. Casari da sempre,
perché «chi è bravo a fare il proprio mestiere è meglio che continui a fare quello». Questa di Tomasoni è una rivendicazione
orgogliosa di sapienza ma è anche il mettere in evidenza un problema. «In Lombardia ci sono sempre meno aziende che
producono latte biologico – spiega -. Non ci sono incentivi e ci sono costi troppo alti. A Brescia, poi, dove la
sensibilità a riguardo si avvicina allo zero, di aziende che producono e vendono latte bio non ci sono proprio e siamo costretti
ad andare a Crema o a Lodi». fTH.BE.
In Italia
I GRUPPI DI ACQUISTO SOLIDALE SONO PRESENTI IN
TUTTE LE PROVINCE LOMBARDE, E AGGREGANO LE
FAMIGLIE NEGLI ACQUISTI.
Ad oggi sono oltre 500 i Gruppi di AcquistoSolidale registrati sul sito www.retegas.org; molti
Gas però non si sono registrati, per cui stimiamo che il numero di Gas presenti effettivamente
in Italia sia all'incirca il doppio. Il numero di famiglie che partecipa ad un Gas, a livello nazionale,
può variare molto da gruppo a gruppo, da10ad alcune centinaia per i gruppi più grossi.
Mediamente si stima che ad un GAS partecipino 25 famiglie, corrispondenti a 100 consumatori.
Secondo queste stime, il numero di persone che in Italia utilizzano i prodotti dei GAS Italia
sono circa 100 mila, ovvero 25mila famiglie. La spesa media per famiglia all'interno di un GAS
è stimata intorno ai 2000 euro all’anno. La situazione attuale del numero di GAS registrati e la
loro ripartizione per regioni e provincie è consultabile sul sito www.retegas.org alla voce "gruppi".
Questa esperienza è diffusa maggiormente nelle regioni del Nord Italia.
QUALCHESTORIA. Le galline felici è il Consorzio nato in una zona della Sicilia tra produttori
biologici di agrumi e altro, sulla spinta della crescente richiesta che veniva dai Gas.
Un’esperienza che ha creato nuovi posti di lavoro e sottratto questi produttori alla tagliola
dei grossisti. Info:Roberto Licalzi 3338092387- www.legallinefelici.it
Officina Naturae è lo slogan di alcuni produttori di detersivi bio cresciuti sull’esperienza del
Gas di Rimini. Il rapporto con i Gruppi di Acquisto ha permesso di mettere a punto un sistema
di trasporto e imballaggio dall’impatto ambientale vicino allo zero.
Info:PierlucaUrbinati eSilvia Carlini 0541790715- www.officinanaturae.com
«Mettiamo radici» è l’accordo tra la retina dei Gas dell’area nord ovest milanese e la
comunità montana dellaVal di Lemme per il sostegno alla biodiversità.
Il primo esperimento ha riguardato il recupero di una patata quasi scomparsa -laquarantinadi
collina- su terreni riconvertiti al biologico. Info: Giorgio Castelnovo 3358296737,
Claudio Serafini 3400600386
LA STORIA. Silvia Palladini, una chimica partita da Villanuova sul Clisi
Un lavoro nato dai Gas: Produrre bio-detersivi
Brevetto italiano per prodotti molto biodegradabili
Quando la passione del gas diventa impresa: è la storia di Silvia Palladini, 38anni, una laurea
in chimica ottenuta a Pavia, qualche anno di lavoro in una dittadi smaltimento rifiuti e da poco
più di un anno alla guida della Bensos di Villanuova sul Clisi, azienda che produce detersivi
per uso domestico e professionale. Già, il problema è apparentemente semplice: quando ci si
interroga su cosa si acquista, non si parla solo di carne, formaggi, verdura, olio e altri prodotti alimentari,
biologici o solidali che dir si voglia. No, la riflessione critica riguarda anche, ad esempio, il cosa si usa
per lavare vestiti e piatti. Più facile teorizzarlo, però, che metterlo in pratica ed è da questo
problema che inizia l’impresa di Silvia Palladini. «ERO ENTRATA a far parte di un gas e il mio gruppo mi
aveva chiesto di informarmi di detersivi e cose simili - spiega -. Ho fatto ricerche, ho letto libri ma alla fine
mi sono resa conto che quello che c’era sul mercato non mi soddisfaceva».
E, quindi? Silvia Palladini, da buona chimica, ha provato «a fare qualche pasticcio in laboratorio», grazie anche
all’aiuto di alcuni fornitori di materie prime che hanno voluto darle fiducia. Prova e riprova e alla fine ce l’ha fatta
a ottenere qualcosa di convincente e che rispettasse alcuni dei «paletti » che si era messa in testa: la biodegradabilità
rapida e la bassa tossicità, sia per gli uomini che per gli organismi acquatici.
Morale: oggi i suoi prodotti vengono studiati e sono oggetto di tesi di laurea in università.
«Alla fine ho deciso di faresolo questo - afferma con orgoglio Silvia Palladini -. In questo momento ho due collaboratrici
e trovo tutto molto divertente: non so se questo sarà il lavoro della mia vita, l’azienda non è ancora stabilizzata e bisognerà
vedere». Però ci sta provando. Ha depositato il brevetto italiano, ha fatto richiesta per quello internazionale, sta partecipando
a fiere importanti come la «Biofach» di Norimberga e ha già diversi potenziali clienti sparsi per il mondo. Si vedrà,
quello che al momento è certo è che la maggior parte dei suoi clienti sono proprio i gruppi di acquisto solidale, quelli
sparsi in provincia innanzitutto, ma non solo. E, con pazienza, oltre che ai privati sta costruendo anche una piccola
ma preziosa rete di clienti tra le aziende. «Per il momento non ci campo –afferma SilviaPalladini -, ma sono fiduciosa e
lanciatissima, anche se mi rendo conto che questo non è esattamente il periodo migliore per aprire una ditta».
I Gas sono la sua rete di sostegno e non si sono «tirati indietro». D'altronde è anche questo un po' lo spirito di questo
genere di reti solidali. Non è che semplicemnte si compra bio e si guarda chi fa il prezzo migliore. No, nel ragionare di
filiera e merci, al centro c'è anche il rapporto che si costruisce tra consumatore e impresa, tenendo quindi conto delle
difficoltà eventuali del produttore.
UN'ULTIMANOTA, da non sottovalutare: sui prodotti Bensos si legge comunque la scritta:
«Attenzione: il prodotto può inquinare imari, i laghi e i fiumi. Non eccedere nell'uso».
«La dicitura è obbligatoria per legge - spiega Silvia Palladini -, ma a parte questo è un consiglio che ritengo sensato:
in questo modo il consumatore si rende conto che non bisogna esagerare con l'utilizzo solo perché un prodotto
è dichiarato ecologico». Insomma, un po' come con l'automobile: non è che avere l'Euro 4, il gpl o il metano debba
mettere la coscienza a posto se si usa il mezzo anche per spostamenti che possono essere fatti a piedi o in
bicicletta. fTH.BE.
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160 IL TOTALE DEI GAS PRESENTI IN LOMBARDIA. IGRUPPI DI ACQUISTO SOLIDALE SONO PRESENTI IN TUTTE LE PROVINCE
LOMBARDE, E AGGREGANO LE FAMIGLIE NEGLI ACQUISTI
66 I GRUPPI DI ACQUISTO SOLIDALE PRESENTI NEL CAPOLUOGO
16 GLI ANNI DI VITA DEL GAS ITALIANO PIÙ LONGEVO. È QUELLO DI FIDENZA, A CUI È SEGUITO QUELLO DI REGGIO EMILIA.
ALL’EPOCA VENNE LANCIATO IL PROGETTO «BILANCI DI GIUSTIZIA»
Bresciaoggi
venerdì 1 gennaio 2010
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