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mozione approvata dal tavolo della sovranità alimentare a padova sabato 24 luglio 2004


Noi diciamo NO!!!!!!! Il "Tavolo della Sovranità Alimentare", che riunisce gli agricoltori, le associazioni ambientaliste, i consumatori e i lavoratori del settore agricolo, è impegnato nel costruire una piattaforma e una proposta per una vera e diversa politica agraria in Italia ed in Europa. In previsione della scadenza del 30 luglio 2004, il Governo italiano è chiamato a decidere le modalità di applicazione degli aiuti comunitari agricoli per il 2005 ( previsti dalla nuova riforma di medio termine della PAC). Contro la proposta del ministero delle politiche agricole è unanime la richiesta del "Tavolo della sovranità alimentare" di una politica agraria "Altra", che a partire dal no agli ogm, valorizzi il ciclo corto e promuova le produzioni tipiche, biologiche, a denominazione di origine controllata e dia un'etica al cibo. Come Tavolo della sovranità alimentare rivendichiamo il ruolo multifunzionale dell'agricoltura, generatrice di vita, lavoro qualificato, e presidio ambientale. In questo contesto la nostra proposta vuole le Regioni impegnate nel tutelare e salvaguardare i prodotti e le filiere agro-alimentari. Gli appuntamenti di oggi e domani, ad Agripolis (Legnaro) (PD) sono un momento fondamentale per la stesura di una piattaforma di mobilitazione che verrà proposta all'approvazione all'assemblea nazionale di sabato mattina. Ogni cittadino europeo paga oltre 1000 euro all'anno di tasse per sostenere un politica agraria nata negli anni 70 con l'obbiettivo di valorizzare la nostra agricoltura, salvaguardare il presidio ambientale del territorio e garantire i cittadini una alimentazione sana a un prezzo equo. Obbiettivo fallito! Centinaia di migliaia delle nostre aziende agricole hanno chiuso, altre lo faranno nell'immediato futuro, strette da una costante caduta dei prezzi e dei redditi agricoli. I cittadini consumatori, invece, sono sottoposti a continui salassi per acquistare prodotti alimentari sempre meno gustosi e sicuri. Gli unici ad averne un gran vantaggio di questo stato di cose sono da un lato le multinazionali che importano i prodotti agricoli dai paesi terzi e le catene distributive che pagano sempre meno i nostri prodotti alla fonte. Poi, grazie ai loro marchi, riescono a realizzare profitti incredibili. Alcuni esempi: il latte alla stalla viene pagato 0,31 euro, rivenduto a 1.20, quattro volte tanto. L'insalata viene pagata ai coltivatori 0,20 e rivenduta nei supermercati "in offerta" a 1.80; "NOVE volte tanto" e ancora, le uova pagate agli allevatori nelle confezioni da 6, 0,30 e rivenduta a 1,20. I polli pagati agli allevatori 1 euro al kg e rivenduti mediamente a 3.50. Basta..... chiediamo tutti insieme, agricoltori, cittadini consumatori, ambientalisti, lavoratori del settore, una vera politica agraria, non fatta di assistenza, di contributi, ma che dia regole certe, che difenda e valorizzi il lavoro di chi produce, che tuteli e salvaguardi chi consuma, che impedisca la diffusione degli OGM , che garantisca quello che mangiamo. Una agricoltura sana, magari biologica , che crei lavoro, che dia certezze alimentari a prezzi equi, che tuteli il paesaggio e l'ambiente. Una agricoltura che non sia fonte di svergognata speculazione e guadagni per le grandi catene dei supermercati di proprietà delle multinazionali. Una politica che ponga fine all'esca avvelenata dei prodotti a marchio dei supermercati(prodotti Coop , Despar Auchan ecc) che tolgono agli agricoltori, alle filiere agricole e alle aziende del settore agroalimentare, la possibilità di competere in qualità, gusto e prezzo: La logica che sottintende i prodotti a marchio delle aziende di distribuzione è finalizzata a canalizzare e schiacciare verso il basso la qualità della nostra agricoltura e i nostri redditi per spianare la strada a produzioni agricole poco sicure che vengono da loro acquistate con grandi profitti nel sud del mondo Brasile e Cina e Thailandia in particolare . Per questo chiediamo la solidarietà dei cittadini e delle forze politiche che hanno a cuore il destino non solo del comparto agricolo, che garantisce il lavoro 450.000 addetti alle filiere e a un milione di agricoltori, ma che presidia in particolare la salute dei consumatori. Noi apriamo con oggi una mobilitazione per rivendicare la "Sovranità Alimentare" cioè il diritto di un popolo di avere voce e capacità decisionale in agricoltura e sul tema alimentare. Questa mobilitazione ci vedrà attivi in autunno per chiedere all'Europa, allo stato italiano, alle regioni, alle province ,ai comuni una vera politica agraria. Tavolo della sovranità alimentare (AIAB ,Legambiente , Cospa Nazionale, AltrAgricoltura, Associazione Consumatori Utenti , Flai Cigl, Verdi, P.r.c., ACLI, Foro Contadino, Ari)


martedì 27 luglio 2004


 
News

L'Onu dichiara l'acqua un diritto umano.
Da molti anni i movimenti internazionali richiedono il riconoscimento del diritto umano all'acqua. All'Assemblea Generale delle Nazioni Unite è stata ufficialmente presentata da parte di almeno 23 co-patricinatori degli Stati membri e dal Governo della Bolivia una risoluzione intitolata "Il Diritto Umano all'Acqua e all'igiene". >>



LA FINE DELL’ERA DEGLI IPERMERCATI E LA GUERRA COOP-ESSELUNGA.
Una delle sensazioni più spiacevoli è quella di vivere, in una provincia come quella italiana, eventi che, al centro del mondo capitalistico, sono già avvenuti 20 anni fa. E’ la famosa “sindrome di Dumas”, vivere “20 anni dopo”. Così ci capita di dover assistere, nell’Italia attraversata dalla guerra tra bande e tra cricche, all’ennesima guerra Esselunga contro Coop. Paginoni di pubblicità pubblicati dai principali quotidiani nazionali che raccontano la solita storia di monopolismo nelle regioni “rosse”. L’esatto simmetrico di quello che succede in quelle “blu?”, “bianche”, “nere.?”, no, nere non è politicamente corretto. >>



Scandaloso:l'Alta Corte del Botswana nega l'acqua ai Boscimani del Kalahari
La sentenza del processo: niente acqua ai Boscimani! Indignazione oggi presso l’aula dell’Alta Corte del Botswana dove ai Boscimani è stato negato il diritto all’acqua. Il giudice ha negato ai Boscimani il diritto di accedere al pozzo esistente nelle loro terre e anche quello di scavarne uno nuovo all’interno della Central Kalahari Game Reserve (CKGR), una delle regioni più aride del mondo. Il caso era stato discusso il 9 giugno alla presenza di molti Boscimani che avevano affrontato un lungo viaggio per raggiungere il tribunale. Poi però il giudice si era riservato di decidere oggi. >>